La canzone di Achille
Dimenticate Troia, gli scenari di guerra, i duelli, il sangue, la morte. Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l’orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, prima amici, poi amanti e infine anche compagni d’armi – due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna. Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille e Achille non vuole più vivere senza Patroclo. Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l’ormai usurata vicenda di Elena e Paride.
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Traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini

La rivisitazione lirica di Madeline Miller, o meglio la reinterpretazione dell’Iliade di Omero, concentrata sulla storia di Achille, una delle figure più conosciute della mitologia greca, interagisce con il mito offrendo ai lettori un rapporto più personale con i personaggi rispetto alla fonte originale, trasformando un’epopea di guerra in una storia intima di devozione, sacrificio e quel tipo di amore che riecheggia nel tempo. Reimmagina la relazione intima e tragica di Achille e Patroclo attingendo a fonti antiche, come Platone ed Eschilo, che interpretarono il loro legame come sentimentale, fornendo una solida base letteraria per il suo approccio e ne mostra la profondità mentre affrontano gli orrori della guerra e le pressioni del destino. Gli dei, la guerra, la profezia sono tutti qui, ma al centro di tutto c’è questo legame tenero e fatale che rimodella l’epopea.

Ciò che rende la rappresentazione del loro amore così potente e importante è il modo in cui normalizza il loro rapporto nel contesto della storia. La loro relazione non viene trattata come un’anomalia, ma come un aspetto fondamentale, un’estensione delle loro identità e delle loro vite. Offre un contrappunto molto apprezzato al focus spesso eteronormativo delle trame storiche a cui siamo abituati. È una storia d’amore che trascende il tempo illustrando tenerezza e autenticità che risuonano profondamente nella lettura rompendo vecchi stereotipi.

Attraverso la narrazione fatta da Patroclo in prima persona, Miller riesce a creare un legame intimo con il lettore. Questo approccio permette una comprensione più profonda delle emozioni e delle motivazioni di Patroclo, rendendo le sue esperienze ancora più toccanti e sottolineando l’aspetto umano con cui la storia originale faticava a confrontarsi a causa della narrazione distaccata in terza persona. Miller apporta deliberatamente alcune modifiche all’opera originale per illustrare i valori che desidera esprimere e cioè il rapporto tra gloria e compassione.

La prosa di Miller è lirica ed evocativa, ma accessibile. Il suo linguaggio descrittivo dipinge immagini vivide e accentua il peso emotivo del romanzo.

La prosa si evolve nel corso della narrazione iniziando con un linguaggio semplice che diventa sempre più complesso e lirico man mano i suoi personaggi maturano. Questo sottile cambiamento rispecchia il percorso da ragazzi innocenti a uomini temprati dalla battaglia.

Il ritmo è un altro punto forte del libro. Il canto d’Achille è una storia epica che si estende per anni, e Miller si prende il suo tempo per costruire il rapporto tra Achille e Patroclo, rendendolo organico e profondo. Eppure, non è mai lento.

Infine, Miller gioca abilmente con la prospettiva e il tempo verbale, partendo dalla prima persona del passato e poi passando al presente in un punto chiave verso la fine del romanzo. Il risultato complessivo è un romanzo che costruisce la tensione meglio della maggior parte dei thriller. Una tensione che cambia man mano il romanzo procede. All’inizio è tutta romantica. Osserviamo Patroclo da ragazzo come incontra e infine diventa amico di Achille. Queste sezioni iniziali sono piene di scene leggere e sensuali in cui i due si innamorano lentamente.

Con la fine dell’adolescenza, Patroclo e Achille si ritrovano coinvolti nella guerra di Troia e la tensione si sposta verso la lotta e la morte. Achille, il miglior combattente della sua generazione, decide di affrontare il suo destino, e Patroclo non può tollerare di essere lasciato indietro. Poi osserva con crescente sgomento come il suo amante diventi uno strumento di guerra inimitabile. Il concetto di eroismo nella mitologia greca viene decostruito, rivelando Achille come un personaggio profondamente imperfetto piuttosto che un’icona inespugnabile. Miller illustra abilmente come il destino influenzi le scelte e ne fa uno dei temi centrali della narrazione.

Il libro propone con Achille uno dei cambiamenti più complessi rispetto al suo omologo omerico. Miller lo rappresenta non solo come un semidio con abilità leggendarie, ma come un personaggio profondamente umano e tridimensionale con il peso del destino sulle spalle, e ci invita a vederlo da una prospettiva diversa, quella di Patroclo, il suo compagno più stretto e suo amante. Questo cambiamento aggiunge intimità e vulnerabilità al personaggio, rendendo la sua vita leggendaria e il tragico finale ancora più straziante. Achille è tutto ciò che un eroe greco dovrebbe essere: straordinariamente bello, incredibilmente abile in battaglia, benedetto dagli dei, con una radiosità quasi ultraterrena. Tuttavia, dietro la lucentezza divina, Achille è tanto profondamente imperfetto quanto coinvolgente. Brama la gloria – dopotutto è la profezia che incornicia la sua esistenza – ma desidera anche una relazione umana. Nonostante l’intensità del suo amore per Patroclo, è carente delle virtù più gentili perché non riesce a connettersi con nessuno se non con Patroclo stesso e alla fine si trasforma nel personaggio che era nell’Iliade. che non tiene a nulla se non alla propria gloria, rendendo la sua discesa nell’arroganza ancora più tragica. La gravità del dolore di Achille quando Patroclo muore nasce da questo fallimento. Non può esserci nulla né nessuno a sostituire il buco lasciato da questa perdita.

Patroclo funge da nucleo emotivo del romanzo, offrendo una prospettiva unica sugli eventi della storia. Il suo arco narrativo riflette crescita, amore e tragedia, facendo risuonare profondamente le sue esperienze. La sua lealtà incrollabile, vulnerabilità e profondità sentimentale lo rendono un narratore profondamente empatico, e il suo amore per Achille è rappresentato con tale tenerezza e sincerità da diventare il cuore del romanzo.

Esiliato dalla sua terra natale dopo un omicidio accidentale, inizia la storia come un ragazzo tranquillo e incerto che spesso si sente fuori posto, cresce gradualmente diventando un giovane gentile ed empatico man mano che la trama procede.

Nell’Iliade Patroclo è considerato un combattente competente e coraggioso, amato da Achille per la sua “virilità” e per le “dure campagne che avevano combattuto insieme”; con la Miller Patroclo è un eroe che preferisce nascondersi nel campo greco a curare i feriti, mantenendo la loro gloria, piuttosto che cercare di ottenere gloria per sé stesso. L’unica volta in cui Patroclo combatte è quando sente di dover salvare l’esercito greco dalla totale rovina sostituendo Achille e respinge i troiani solo per essere inevitabilmente ucciso da Ettore. Patroclo valorizza la compassione per gli altri e il loro onore, più dell’acquisizione della gloria personale, mentre Achille dà più importanza alla propria gloria. Miller in questo modo sovverte l’idea moderna e antica di eroe. Achille rappresenta l’eroe archetipico, che usa un pugno d’acciaio per servire la giustizia guadagnando gloria lungo il cammino, mentre Patroclo, che è descritto come il “migliore dei Mirmidoni” sia dalla Miller, sia da Omero, valorizza ciò che Miller ritiene essere la caratteristica principale di un eroe: la compassione per gli altri.

Un altro personaggio che Miller cambia dall’Iliade è la schiava troiana, catturata dagli Achei, Briseide, che entra nella storia come premio di guerra. È intelligente, intraprendente e coraggiosa, senza mai lasciare che la crudeltà delle circostanze la definisca. Miller la usa come contraltare per far emergere l’amore e la compassione di Patroclo. Per costruire un rapporto tra Patroclo e Briseide, Miller attinge alle poche battute che Briseide ha nell’Iliade quando piange la morte di Patroclo; “Patroclo – la gioia più cara del mio cuore, il mio cuore afflitto e spezzato”, e “Così ora piango la tua morte… sei sempre stato gentile”. Così alla prima vista di Briseide, Patroclo sa che deve proteggerla dalla crudeltà degli Achei, facendola reclamare da Achille come suo premio affinché possa prendersi cura di lei, insegnandole il greco e assicurandosi che non venga violentata dagli altri. Briseide offre alcuni dei pochi momenti di tregua durante le parti più oscure e brutali della storia e instaura un forte legame con Patroclo e, sebbene il loro rapporto sia platonico e si basi su rispetto e comprensione reciproci, si innamora di Patroclo e alla fine gli chiede di avere i suoi figli. Anche se lui rifiuta questa offerta, lei è una delle poche persone che tenta di esaudire i suoi desideri dopo la sua morte.

Poiché Patroclo muore prima che l‘Iliade finisca, Miller è costretta a raccontare la storia dal punto di vista di un Patroclo spettrale. E se nel corso del romanzo, Patroclo rappresenta metaforicamente la compassione e l’amore, mentre Achille rappresenta la gloria e la guerra, nonostante queste differenze, alla fine del romanzo i due amanti si riuniscono nella morte, lasciando un messaggio potente al lettore.

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