A sessant’anni Adele Casagrande decide di fare qualcosa che, almeno a prima vista, potrebbe sembrare una follia: lasciare Milano, il lavoro che ha svolto per trent’anni e una vita costruita con pazienza, responsabilità e senso del dovere per trasferirsi in Provenza e diventare la governante di una famiglia francese.
Non è una fuga, o almeno non vuole esserlo. Adele non parte per cercare avventure, non è alla ricerca di una nuova giovinezza e nemmeno vuole dimostrare qualcosa a qualcuno. Parte perché sente che è arrivato il momento di cambiare. E lo fa scegliendo un lavoro che molti considererebbero umile, ma che per lei rappresenta invece una nuova forma di libertà.
È proprio questo uno degli aspetti che ho trovato più interessanti del romanzo di Csaba dalla Zorza: la riflessione sul lavoro, sull’indipendenza economica e sul modo in cui siamo abituati a stabilire quali attività abbiano più valore di altre. Adele non rinnega gli anni trascorsi lavorando, anzi. Sa bene quanto sia importante per una donna essere economicamente indipendente. Ma a un certo punto della vita comprende che non tutto ciò che ci rende indipendenti è necessariamente ciò che ci rende felici.
Nella casa dei Colbert, affacciata sul Rodano, Adele trova qualcosa che le mancava da tempo: la possibilità di arrivare alla sera stanca nel corpo ma con la mente finalmente libera. Preparare una cena, apparecchiare una tavola, sistemare una stanza, occuparsi dei dettagli di una casa diventano gesti semplici, concreti, che hanno un inizio e una fine. Non ci sono scadenze che la inseguono durante la notte, né responsabilità che continuano a girarle nella testa.
E qui torna uno dei temi che attraversano tutta la sua storia: le regole.
Da bambina Adele si era aggrappata alle regole perché rappresentavano una certezza in un mondo che improvvisamente aveva smesso di esserlo. Se una tavola veniva apparecchiata nel modo giusto, se le posate erano al posto giusto, se lei faceva tutto ciò che ci si aspettava da una bambina diligente, non c’era spazio per l’errore. Crescendo, quella stessa esigenza di ordine si era trasferita nello studio, nel lavoro, nella casa, nella vita familiare.
Adele è una donna che per molto tempo ha trovato sicurezza nel fare. Fare bene, fare tutto, fare sempre di più. Una donna abituata a essere affidabile, a occuparsi degli altri, a non lasciare nulla in sospeso. E forse proprio per questo la sua scelta di ricominciare a sessant’anni acquista un significato ancora più profondo: per la prima volta sembra voler fare qualcosa semplicemente perché fa bene a lei.
La storia di Adele, infatti, è anche quella di una bambina che cresce troppo in fretta, di una ragazza costretta a mettere da parte alcuni sogni, di una donna che costruisce una famiglia, lavora, cresce due figli e attraversa le difficoltà di un matrimonio che nel tempo si trasforma. Ma è soprattutto la storia di una persona che, guardando indietro, comincia a chiedersi quante delle scelte fatte siano state davvero sue.
La narrazione alterna il presente in Provenza e il passato di Adele, permettendoci di conoscere poco alla volta la donna che si nasconde dietro quella governante elegante, precisa e apparentemente imperturbabile. E proprio questa doppia dimensione rende il personaggio curioso: la Adele che oggi si muove con naturalezza nella casa dei Colbert porta con sé una vita molto più complessa di quanto si potrebbe immaginare.
La famiglia presso cui lavora diventa a sua volta parte del percorso. Una famiglia che vive sotto lo stesso tetto ma che sembra aver dimenticato il valore dello stare insieme. Adele entra in punta di piedi nelle loro vite e, quasi senza accorgersene, diventa una presenza capace di riportare attenzione, dialogo e calore dove ormai sembravano essersi persi.
E naturalmente c’è la casa. Tavole apparecchiate con cura, piatti, fiori, candele, profumi, cucina e piccoli gesti quotidiani sono una parte importante del romanzo. Non sono soltanto dettagli decorativi: rappresentano il mondo attraverso il quale Adele esprime se stessa. Per lei la cura della casa non è una rinuncia, ma un modo di creare bellezza e ordine intorno a sé.
E forse è proprio questo il messaggio che rimane alla fine della lettura: non esiste un’età nella quale sia troppo tardi per cambiare direzione. Non è necessario aspettare che sia la vita a costringerci a farlo. A volte possiamo semplicemente decidere che ciò che abbiamo costruito fino a quel momento non ci basta più e concederci il diritto di cercare qualcosa di diverso.
Adele non cerca una vita perfetta. Cerca una vita che le assomigli.
E nella Provenza che la accoglie, tra il lavoro quotidiano, una famiglia non sua e un passato che torna a bussare alla porta, sembra finalmente trovare quello che per tanto tempo aveva cercato senza saperlo: la possibilità di vivere seguendo le proprie regole.


