Questa frase l’ho sottolineata e ancora adesso, a lettura finita, la sento dentro. Perché il tempo, in questo romanzo, è il vero protagonista. Corre, rallenta, si ferma, torna indietro. Ci prende e non ci molla più fino all’ultima pagina.
Il tempo dell’orologiaio è il seguito de L’orologiaio di Brest, uscito poco mesi fa. Il finale sospeso del primo libro mi aveva un po’ innervosita, pensavo di dover aspettare chissà quanto tempo per saperne di più. Invece de Giovanni ha accorciato l’attesa. E meno male.
Troviamo, in questo secondo libro Carlo e Andrea in fuga, Vera sparita.
Carlo Malavasi, è stato per quarant’anni un latitante, era un mago degli esplosivi. È lui che costruisce la bomba a causa della quale muoiono il padre di Vera Coen (un poliziotto) e il magistrato al quale faceva da scorta e autista. Carlo è anche un marito, un padre, un nonno che ama. È capace di un grandissimo sacrificio: sparire, per far vivere bene la sua famiglia. Non si pente. Era convinto di quello che faceva. Lo faceva, senza tentennamenti. Mostruoso e umano allo stesso tempo. È questa ambiguità che rende il personaggio così vero.
Accanto a lui ci sono Andrea, il figlio che non ha mai conosciuto, professore universitario, uomo metodico che sta vivendo una fase della sua vita molto complessa, e Martina, figlia di Andrea e nipote di Carlo. Nel primo libro Martina mi sembrava la classica ragazza un po’ superficiale, poco incline a concedere una possibilità al padre. Invece, attraverso il suo rapporto con il nonno, che non sapeva di avere, scopriamo che è diversa. Partecipa ad azioni di un gruppo ecologista. Non è affatto una che se ne frega. È intelligente, e sono le sue conoscenze del web a permettere al nonno di ritrovare i vecchi compagni della cellula terroristica.
De Giovanni, come sempre, non si accontenta di scrivere. Infila nella storia la sconfitta, la colpa, l’amore, la fede, gli ideali, i legami. E lo fa con tante belle sfumature. C’è anche l'”Entità”, il servizio segreto della Santa Sede, che aggiunge mistero.
Una cosa che mi piace molto di de Giovanni è che non dà giudizi morali. Lui racconta storie. E io gliene sono grata. Perché oggi tutti vogliono avere un’opinione su tutto, mentre lui ha il coraggio di mostrare le contraddizioni, le debolezze, le illusioni. Non ci dice chi ha ragione. Ci mette davanti ai personaggi e siamo noi a decidere.
Il tempo dell’orologiaio non cerca facili consolazioni. Ci regala una storia vera. E nell’Italia di oggi, che ha ancora gli anni Ottanta conficcati nella carne, una storia così è più necessaria che mai.
Consiglio questo libro per il ritmo, perché de Giovanni è un maestro nel raccontare storie. E perché, anche se è romanzato, è uno spaccato del nostro passato. Il terrorismo è stato un periodo dirompente e forse non lo abbiamo ancora capito fino in fondo. Leggerne una versione così intima, così umana, aiuta a guardarlo senza ipocrisie.
Libro letto grazie alla cortesia della casa editrice Feltrinelli

