Il tempo dell’orologiaio
Carlo Malavasi, nome di battaglia “Sergio”, è stato per oltre quarant’anni una primula rossa della lotta armata: latitante imprendibile, custode di segreti che nessuno dovrebbe conoscere. Mago degli esplosivi, signore dei congegni, ha costruito meccanismi perfetti, capaci di fermare il tempo nel punto esatto in cui la vita si spezza. A strapparlo alla copertura anonima dietro cui si è nascosto a Brest, in Francia, sono Andrea Malchiodi e Vera Coen. Andrea è un professore universitario, ordinario, metodico, cresciuto con una madre che gli ha raccontato per tutta la vita di un padre lontano, morto in mare. Fino al giorno in cui Andrea scopre che quel padre non solo è vivo, ma è un assassino. Vera, invece, è una giornalista ossessionata dalla morte del padre che non ha mai conosciuto, ucciso nel 1984 in un attentato. Vuole la verità, Vera. La vuole da sempre. Ma proprio quando sembra sul punto di afferrarla, la donna scompare nel nulla. E allora il tempo accelera. E deraglia. Carlo e Andrea iniziano la caccia. Con loro c’è Martina, figlia di Andrea e nipote di Carlo: carattere ruvido, troppo simile a quello del nonno. Un trio improbabile, costretto a muoversi in un’indagine senza tracce, e con poche certezze. L’unico appiglio è una pista polverosa che affonda nel passato. Per trovare Vera, Carlo dovrà cercare i compagni di un tempo, e scovare chi lo ha venduto – quarant’anni prima – a un oscuro centro di potere che proietta la sua ombra ovunque. Dovrà scivolare nelle pieghe di quel decennio che non passa, misurando quanto possano essere profonde le disillusioni, ostinata la fedeltà a un’idea ormai sconfitta, irrimediabile il tradimento e indelebile il dolore. Perché non si esce vivi dagli anni ottanta. Il tempo dell’orologiaio è il C’eravamo tanto amati dell’ultimo assalto al cielo, ed è Il grande freddo della lotta armata, popolato da fantasmi che nessuna riconciliazione può esorcizzare. Maurizio de Giovanni dà compimento all’universo narrativo nato con L’orologiaio di Brest, portando alla luce verità indicibili e segreti inconfessabili, in una lotta travolgente con un tempo che non assolve e che presto o tardi presenta il conto. 
Il tempo dell’orologiaio è un orologio fermo

Questa frase l’ho sottolineata e ancora adesso, a lettura finita, la sento dentro. Perché il tempo, in questo romanzo, è il vero protagonista. Corre, rallenta, si ferma, torna indietro. Ci prende e non ci molla più fino all’ultima pagina.

Il tempo dell’orologiaio è il seguito de L’orologiaio di Brest, uscito poco mesi fa. Il finale sospeso del primo libro mi aveva un po’ innervosita, pensavo di dover aspettare chissà quanto tempo per saperne di più. Invece de Giovanni ha accorciato l’attesa. E meno male.

Troviamo, in questo secondo libro Carlo e Andrea in fuga, Vera sparita.

Carlo Malavasi, è stato per quarant’anni un latitante, era un mago degli esplosivi. È lui che costruisce la bomba a causa della quale muoiono il padre di Vera Coen (un poliziotto) e il magistrato al quale faceva da scorta e autista. Carlo è anche un marito, un padre, un nonno che ama. È capace di un grandissimo sacrificio: sparire, per far vivere bene la sua famiglia. Non si pente. Era convinto di quello che faceva. Lo faceva, senza tentennamenti. Mostruoso e umano allo stesso tempo. È questa ambiguità che rende il personaggio così vero.

Accanto a lui ci sono Andrea, il figlio che non ha mai conosciuto, professore universitario, uomo metodico che sta vivendo una fase della sua vita molto complessa, e Martina, figlia di Andrea e nipote di Carlo. Nel primo libro Martina mi sembrava la classica ragazza un po’ superficiale, poco incline a concedere una possibilità al padre. Invece, attraverso il suo rapporto con il nonno, che non sapeva di avere, scopriamo che è diversa. Partecipa ad azioni di un gruppo ecologista. Non è affatto una che se ne frega. È intelligente, e sono le sue conoscenze del web a permettere al nonno di ritrovare i vecchi compagni della cellula terroristica.

De Giovanni, come sempre, non si accontenta di scrivere. Infila nella storia la sconfitta, la colpa, l’amore, la fede, gli ideali, i legami. E lo fa con tante belle sfumature. C’è anche l'”Entità”, il servizio segreto della Santa Sede, che aggiunge mistero.

Una cosa che mi piace molto di de Giovanni è che non dà giudizi morali. Lui racconta storie. E io gliene sono grata. Perché oggi tutti vogliono avere un’opinione su tutto, mentre lui ha il coraggio di mostrare le contraddizioni, le debolezze, le illusioni. Non ci dice chi ha ragione. Ci mette davanti ai personaggi e siamo noi a decidere.

Il tempo dell’orologiaio non cerca facili consolazioni. Ci regala una storia vera. E nell’Italia di oggi, che ha ancora gli anni Ottanta conficcati nella carne, una storia così è più necessaria che mai.

Consiglio questo libro per il ritmo, perché de Giovanni è un maestro nel raccontare storie. E perché, anche se è romanzato, è uno spaccato del nostro passato. Il terrorismo è stato un periodo dirompente e forse non lo abbiamo ancora capito fino in fondo. Leggerne una versione così intima, così umana, aiuta a guardarlo senza ipocrisie.

Libro letto grazie alla cortesia della casa editrice Feltrinelli

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