IL ROGO DELL’ANGELO di Salvo Toscano
Una nuova indagine dei fratelli Corsaro Un rogo, una sparizione, troppi silenzi: i fratelli Corsaro inseguono una verità che brucia sotto la cenere. «Tensione analitica e sensibilità psicologica, humour e macabro manovrati con maestria.» La Lettura «Pagina dopo pagina, Salvo Toscano tiene sotto scacco il lettore con timbri e registri diversi. Vertigini che in un giallo sono tutto.» Il Giornale di Sicilia Un’immigrata rumena muore carbonizzata nel terribile rogo che devasta la baracca in cui viveva, tra le serre di una zona agricola della Sicilia in cui lavorano migliaia di stranieri. Della bellissima   figlia della vittima si sono perse le tracce da giorni. E così anche di un giovane africano che aveva intrecciato una relazione con lei. Il giornalista Fabrizio Corsaro si reca nei luoghi della tragedia alla scoperta di uno spaccato di abusi e miseria, che cela inconfessabili segreti. Presto anche suo fratello Roberto, avvocato penalista di successo, si interesserà al caso. Unendo le forze, i fratelli Corsaro faranno luce su una sanguinosa catena di delitti, affrontando un avversario temibile e spietato e anche un pezzo sconosciuto del loro passato.
Sotto il sole di Sicilia, Salvo Toscano appicca il fuoco della verità. Un’indagine spietata nei segreti della provincia che sa tutto ma non parla.
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Penna Leggendaria
Claudia Proietti
Claudia Proietti nasce a Roma nel 1985. Appassionata lettrice di gialli, noir e thriller, è laureata in Lingue Straniere. Pubblica molto giovane L’Alba della notte, un dark romance dalle tinte gotiche. Per anni accantona la scrittura creativa, ma collabora con diverse riviste online. Nel 2021 pubblica Imprese (im)Possibili di Animali Straordinari, raccolta di fiabe illustrate, nel 2022 il romanzo fantasy 2042 (PAV Edizioni) e il romance Parlami di me (Kdp). Nel 2023 esordisce nel noir con La coscienza del male che ottiene la menzione della giuria al Premio Nabokov 2024 sezione crime, il secondo posto al Garfagnana in Giallo 2024 (sezione “giallo classico”) e la menzione speciale al Festival Giallo Garda 2024. Molti suoi racconti sono presenti in antologie. Tra i riconoscimenti più importanti ci sono il premio al miglior racconto inedito al Garfagnana in Giallo 2023, la menzione giuria al Premio Moby Dick 2023 e il terzo posto al Mystfest Gran Giallo di Cattolica 2024. Cura la collana GiallOscuro (giallo e noir) di PAV Edizioni. Ha co-condotto la rubrica L’altro occhio nel programma Tra il dire e il male (CusanoTV). A novembre 2024 uscirà il suo secondo noir. È sposata e ha due bambine. Si occupa di ragazzi con DSA e ADHD. Ama il disegno, la pittura e la psicologia criminale.

Recensione a cura di Claudia Proietti

Dopo tanti anni di romanzi – uno più riuscito dell’altro – sappiamo bene che la Sicilia di Salvo Toscano non è quella delle cartoline. È piuttosto una realtà ambigua, che pulsa di una bellezza dolente e feroce, fatta di terra arsa, serre illuminate a giorno e silenzi che pesano come macigni. Si tratta di scoprire una geografia dell’anima prima ancora che dei luoghi quando si sceglie di farsi catturare dalle sue storie. A tracciare questa mappa fatta di chiaroscuri morali, di silenzi densi e di ferite mai del tutto rimarginate ci sono i beneamati fratelli Corsaro, che, libro dopo libro, raccontano le loro vicende e, insieme, l’evoluzione delle loro vite personali.

Al centro di questa nuova prova narrativa si compone un mosaico complesso e doloroso, sullo sfondo di un Sud Italia rurale e opaco, sospeso tra le maglie strette di un’economia fondata sullo sfruttamento e le zone d’ombra di una provincia in cui – come da tristemente nota tradizione – tutti sanno ma nessuno parla.

Gli ingranaggi della trama cominciano a girare a partire da una scomparsa e da un delitto che squarciano la quiete apparente di una comunità sonnolenta, dando vita a un intreccio a matrioska in cui ogni rivelazione apre la pista a un nuovo, spiazzante interrogativo. Nello specifico, l’inchiesta si dipana attorno alla sorte drammatica di Lamin Mendy, bracciante straniero svanito nel nulla, e di Elena Rusu, la cui vita spezzata svela un sottobosco di abusi e ricatti intollerabili legati al mondo delle serre e del lavoro brutale.

Il cuore pulsante del libro si conferma la dinamica relazionale tra i due protagonisti, Roberto e Fabrizio Corsaro, puntualmente mossi da motivazioni viscerali e costantemente in rotta di collisione l’uno con l’altro. I due fratelli incarnano due modi opposti di stare al mondo e di intendere la giustizia e la verità: da un lato la precisione metodica, il rigore intellettuale e la ricerca costante di un ordine morale; dall’altro un approccio più istintivo e tagliente, intriso di ironia dissacrante e di un’insofferenza profonda verso le ipocrisie del potere. Nel corso dell’indagine, questa polarità diventa il motore narrativo che scardina i depistaggi istituzionali e le versioni di comodo.

Accanto ai due protagonisti, ciò che radica profondamente il testo nella sua unicità è un’intera galleria di personaggi che reggono l’architettura dei capitoli, a cominciare dalla figura dolente e centrale di Alina, il cui percorso umano e psicologico rappresenta una delle chiavi di volta emotive più forti dell’intera inchiesta, specchio di un’umanità calpestata che cerca disperatamente riscatto. A muoversi nell’ombra è invece l’inquietante e spietata figura del “Giudice”, un antagonista freddo e calcolatore che tira le fila da una posizione di invisibilità, costringendo i Corsaro a un braccio di ferro logorante prima di arrivare alla drammatica resa dei conti. Attorno a loro si muove il fitto sottobosco dei comprimari della provincia bene e dei testimoni reticenti, descritti da Toscano senza sconti moralistici ma con la sua solita lucidità affilata che ben mostra come il marcio prosperi dietro le porte socchiuse della rispettabilità borghese.

Se la storia di per sé si mostra da subito avvincente, a confermarne l’alto valore è la cifra stilistica dell’autore. Leggere Toscano significa immergersi in una prosa energica e verace e al tempo stesso incredibilmente controllata ed elegante, che rifugge da qualsiasi tipo di narcisismo e compiacimento letterario. La vicenda è distribuita in parti che hanno i nomi degli elementi (fuoco, terra, aria e acqua); ogni capitolo è straordinariamente calibrato: i dialoghi sono serrati e realistici, le descrizioni degli ambienti agiscono come estensioni psicologiche dei personaggi e il ritmo possiede quella inconfondibile qualità magnetica che costringe a divorare le pagine e di cui Toscano è innegabilmente maestro.

L’autore sa dosare la tensione con la perizia del grande narratore di razza, evitando che la suspense nasca da artifici a effetto. La scrittura si fa specchio di una realtà complessa, stratificata, dove il marcio non si nasconde nei bassifondi esotici, ma abita la porta accanto, mimetizzato tra le pieghe quieto vivere.

Senza mai scadere nella retorica dell’impegno di facciata, Salvo Toscano affonda la lama – anzi la penna – nei nervi scoperti della contemporaneità, trasformando la cronaca e le sue piaghe aspre in materia romanzesca di prim’ordine. È un libro che si legge trattenendo il respiro e che, una volta chiusa l’ultima pagina, lascia addosso quella materia di ragionamento e quel brivido sottile che solo i romanzi di grande spessore sanno regalare.

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