Il pozzo delle anime
Anno Domini 1626. Uno spirito malvagio si aggira per l’ex capitale estense. Molti lo credono il malach ah-mavet, l’angelo della morte. Di sicuro è un assassino spietato, che profana i corpi delle vittime per compiere un rituale arcano. L’incarico di fermarlo è affidato all’inquisitore Girolamo Svampa, che il Sant’Uffizio, stanco della sua condotta ribelle, vuole allontanare da Roma. Giunto in città, il frate domenicano dovrà far luce su un mistero reso ancora piú oscuro dagli apparenti legami con la qabbalah. Intanto, l’autore dei delitti continua a nascondersi nelle vie anguste del ghetto, autentico «serraglio» in cui è stata rinchiusa una comunità di millecinquecento persone tra sefarditi, aschenaziti e italkim. Ma non saranno solo gli omicidi a tenere occupato lo Svampa. Perché nella vicenda si inserirà anche Margherita Basile, ammaliante donna d’intrigo della corte papalina, e il suo intervento risulterà quanto mai decisivo.
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mdifelice
Blocco dello Scrittore
Marianna Di Felice
Salve a tutti mi chiamo Marianna Di Felice ed ho una passione per la lettura da sempre! Ho dovuto accantonare un po’ la lettura durante gli anni universitari, ma dopo la laurea in Scienze Politiche ho ripreso a pieno ritmo, recensendo e scrivendo articoli su argomenti letterari. Oltre alla lettura sono appassionata di fotografia, montagna, arte e handmade. Ho ereditato la passione per la lettura e anche per la scrittura da mio nonno materno che adorava leggere e scrivere testi dialettali. Grazie a lui ho iniziato a leggere testi dello scrittore Niccolò Machiavelli e del poeta Giacomo Leopardi che ad oggi sono i miei autori classici, italiani, preferiti. Ho intrapreso la via del giallo grazie ai libri della bravissima Agatha Christie. I miei generi preferiti sono il giallo, il thriller, il romanzo storico e il fantasy (genere decisamente sottovalutato rispetto agli altri, ma che vanta autori molto bravi e romanzi interessanti e non sto parlando di Harry Potter). A parer mio un libro per essere interessante non deve avere un finale scontato, anche se il lettore spera sempre che il suo personaggio preferito non faccia una brutta fine; deve avere una scrittura travolgente e non per forza piena di vocaboli altisonanti; deve avere delle descrizioni precise tanto da creare un film nella testa del lettore e non deve essere il solito trito che rimescola libri precedenti o prende fin troppi spunti da altri libri e che non genera forme nella mente, perché un vero lettore potrebbe perdere l’interesse. In un mondo editoriale poco attento spero sempre di trovare altri autori validi oltre quelli già acclarati, per questo motivo spero sempre di leggere tanti libri che possano attirare la mia attenzione e anche quella di altri lettori attraverso le recensioni!

La nuova avventura di Simoni si concentra su degli enigmi che l’inquisitore Svampa dovrà risolvere in una nuova missione nella Ferrara del 1626. Siamo nell’epoca barocca, l’epoca dell’opulenza e dell’esagerazione che fornisce una maschera al secolo definito di ferro per le continue lotte, guerre, carestie e pestilenze. E nella città di Ferrara del 1600 lo Svampa dovrà interrogare o disquisire con dei rabbini ebrei, perché nella città era presente un ghetto, un luogo di confinamento che racchiudeva delle famiglie ebree più o meno agiate le quali erano anche in contrasto tra di loro distinguendosi in sefarditi e aschenaziti i quali non avevano le stesse tradizioni. I primi esplulsi dalla Spagna trovarono posto presso i possedimenti degli Estensi, i secondi avevano cultura yiddish e rappresentavano la maggioranza rispetto ai primi tra la società ebraica. Entrambi ospitati dalla famiglia Este per ragioni finanziarie ed economiche perché portavano i loro averi e le loro famiglie, lasciandoli anche sviluppare l’attività di usura. Ma l’Inquisizione e il clero erano in agguato e imposero agli ebrei un segno di riconoscimento, bloccarono molte attività e li confinarono nel progetto del ghetto. Proprio in questo ghetto l’inquisitore Girolamo Svampa dovrà trovare la risposta alle sue domande su uno strano e macabro ritrovamento di un cadavere. Sguardi furtivi, parole non dette, paura, mistero, ipocrisia, menzogne, furbizia, opportunismo questo troverà lo Svampa sulla sua strada che dividerà con Capiferro. L’intelletto di quest’ultimo funziona come una biblioteca mentale ricchissima che in qualsiasi momento può far luce su lati oscuri. In questa avventura lo Svampa troverà la possibilità di arrivare a colui che fece accusare suo padre, ci riuscirà? Prima di allora dovrà districarsi tra enigmi, parole impronunciabili, superstizioni ben radicate tra gli abitanti del ghetto, silenzi che celavano possibili soluzioni che lo Svampa doveva trovare per pareggiare, almeno, l’anticipo dell’inquisitore generale di Ferrara. Tra i due non correva buon sangue, diciamo anche che lo Svampa non agiva come molti altri inquisitori. Però voleva arrivare alla verità che vedeva passare davanti e scappare di nuovo. Non era semplice agire in un ambiente ostile, gli ebrei non svelavano i loro comportamenti per non aggravare ulteriormente la loro posizione col Sant’Uffizio, ma lo Svampa doveva far luce sulle morti che nel frattempo si susseguivano. Un rituale antico era in atto! Un rituale da brividi, che solo alcuni riuscivano a fare. Dottrine mistiche e esoteriche per avere un contatto diretto col divino, ma a quale prezzo? Il segugio del Sant’Uffizio segue fedelmente le piste cercando di non farsi distrarre da quelle false, cercando anche di non farsi distrarre da dei capelli rosso fuoco che rischiano di velare ciò che lo Svampa sta portando in superficie fornendo distrazione ai suoi occhi. Il cantastorie Simoni porta il lettore di piazza in piazza, di via in via, al cospetto di alchimisti, rabbini e cabalisti, di personaggi interessanti, relegati in un ghetto e divisi da diversi usi e costumi, dei quali si deve leggere ogni parola attentamente se si vuole svelare l’enigma che porterà il lettore alla fine dell’indagine all’interno della Ferrara del ‘600.

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