Il mestiere di una madre
A Vittoria, in Sicilia, Lucetta c’è nata per malasorte, e finora la sua vita è stata funestata da una fila di uomini deludenti: un padre stralunato morto in battaglia, un patrigno violento, un marito ignorante. Così, quando la macchina di Gregorio Palermo si ferma davanti a casa, le viene naturale pensare che sia venuto il tempo di fare i bagagli. Bisogna fabbricarla da sé, la fortuna, e Gregorio può portarla a Roma, una città enorme e libera. Lascia tutto alle spalle, quindi, e parte senza un soldo. Flaminia non sa cosa sia l’amore. Non c’è spazio per un sentimento simile all’istituto di suore. Certo, una volta al mese sua madre, Lucetta, fa capolino. È indipendente, bellissima, e la porta a mangiare la migliore carbonara di Trastevere. Poi l’abbandona di nuovo all’istituto, rincorsa da un uomo sempre diverso. Le suore bisbigliano cattiverie, dicono che quella donna vende il suo corpo, che andrà all’inferno. Flaminia non sa nemmeno cosa sia l’odio, perché tutto sommato è sempre stata una ragazza mite, pensierosa, e non ha mai capito quali sentimenti dedicare a una madre intermittente, splendida e terribile. Una madre e una figlia. Una storia di donne, di emancipazione e lotta contro le ingiustizie del mondo. Un’avventura che si apre nella Sicilia rurale e arriva nel cuore della città aperta, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Costanza Ghezzi trascina per mano il lettore strattonandolo, costringendolo a tenere il ritmo delle corse di Lucetta e Flaminia, due protagoniste che brillano di una luce che abbaglia.
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felix77
Penna Leggendaria
Dario Brunetti
Vivo a Palese frazione di Bari e lavoro in un’importante società di assicurazioni, occupandomi del ramo sinistri Collaboro da più di quattro anni per tre blog letterari Giallo e cucina, Un libro di emozioni e la gilda dei lettori, scrivendo recensioni e intervistando autori. Da agosto del 2021 ho condiviso un progetto letterario con undici autrici italiane che si sono contraddistinte nel corso degli anni nel panorama letterario Si tratta di un’antologia di racconti dal titolo Noir in abito da sera uscito per la Damster edizioni di Bologna. Da curatore dell’antologia ho dato ampio spazio alle autrici di decidere quali vesti far ricoprire la figura della donna cercando di darle maggiore risalto nel bene o nel male: da commissario di polizia o investigatrice, vittima o carnefice. Con la Damster edizioni nelle persone di Katia Brentani e Massimo Casarini abbiamo deciso di devolvere parte del ricavato alla Sos Violenza contro le donne di Bologna. L’antologia è stata presentata nel suo giorno di uscita nel Maggio 2022 nell’evento Giallo Festival, dove hanno partecipato con me quattro autrici dell’antologia e ha presenziato la presidente dell’associazione violenza contro le donne di Bologna nella persona di Francesca Chiaravallotti che insieme a Valentina Ferri ne ha curato la prefazione. L’altra prefazione è stata curata da me con l’introduzione dell’antologia. Nel settembre del 2023 è uscita sempre per la Damster è la mia seconda antologia di racconti condivisa con diciotto autori/trici emiliani dal titolo Sound Crime della quale sono curatore; ho scritto una delle due prefazioni, la seconda è a cura del bassista Massimo Ghiacci dei Modena City Ramblers.

Recensione a cura di Dario Brunetti

Il mestiere di mia madre è il romanzo d’esordio di Costanza Ghezzi uscito per Piemme edizioni.

Narra la storia di Lucetta, nata l’8 agosto del 1941 a Vittoria, un piccolo paese della Sicilia.

La ragazza non conoscerà mai suo padre, morto in guerra, e crescerà sotto la rigida educazione di sua madre Rosaria che le imporrà un sistema autoritario basato sull’obbedienza.

Nonostante la vita in campagna dove si respira aria salubre, Lucetta si sentirà paradossalmente soffocata da una società patriarcale e avvertirà un senso di oppressione che farà nascere in lei una sana voglia di evadere.

Il destino di Lucetta sarà deciso da Gregorio Palermo, un uomo che prometterà alla ragazza speranze, sogni e soprattutto una vita migliore.

Lucetta abbandonerà la vita contadina e sua madre Rosaria per seguire Gregorio a bordo della sua automobile e arrivare a Roma.

Il sogno della ragazza si avvererà? L’uomo delle stelle manterrà le sue promesse?

Lucetta rimarrà intrappolata in una rete che non darà via di scampo, Gregorio la costringerà a diventare una prostituta e dal loro legame la donna resterà incinta di una bimba di nome Flaminia. Per proteggere la piccola, la madre sarà costretta ad affidarla a un istituto di suore e Flaminia crescerà lontana dal suo amore e ne soffrirà l’assenza.

Per sopperire a questa mancanza, Lucetta penserà di coprire la bimba di regali costosi o portandola a mangiare in ristoranti lussuosi, ma non saranno i beni materiali a dare a Flaminia l’amore di cui una figlia ha bisogno. Un sentimento mai nutrito fino in fondo porterà Flaminia a crescere nella solitudine e senza punti di riferimento.

Flaminia sarà alla costante ricerca della sua identità che la proietterà in un viaggio interiore lontano dal calore familiare e dagli affetti più cari. Crescerà nel gelo dei sentimenti che nessuno sarà in grado di offrirle rimanendo ancorata nella routine quotidiana dell’istituto e nella rigida educazione imposta dalle suore.

Gli incontri con sua madre saranno occasionali e non serviranno a coprire il vuoto emotivo di Flaminia che sarà sempre più ossessionata dal desiderio di voler trovare una figura paterna. Lo stile di vita di Lucetta così libero, indipendente e sregolato la porterà a rimanere incinta di altri bambini, nascondendo alla figlia questo segreto.

Flaminia andrà sempre più incontro a una totale mancanza di affetti che la renderà arida e incapace di vivere le proprie emozioni a tal punto da cercare un’unica via d’uscita, l’indipendenza.

Questi aspetti rappresenteranno una specie di scudo, un vero strumento di autodifesa contro la sofferenza nell’accettare il rifiuto e l’abbandono.

La totale assenza di una figura paterna e una madre che cerca di colmare un vuoto emotivo avranno un peso notevole sul percorso della ragazza, la quale sceglie tuttavia di non arrendersi alle avversità del destino e di trovare la sua libertà attraverso il riscatto.

Il mestiere di mia madre è un romanzo che risplende nella sua bellezza stilistica, narrando una storia di profondo dolore emotivo che si trasforma in un inno alla rinascita. L’autrice si muove con agilità mantenendo uno stile equilibrato nel tratteggiare alla perfezione il lato psicologico dei personaggi senza doverli giudicare.

Seppur gli eventi narrati siano di forte impatto, l’autrice mantiene la sua prosa letteraria elegante e le va riconosciuto il pregio della cura maniacale di ogni minimo dettaglio, aspetti essenziali per dare spessore narrativo a una storia che riuscirà a catturare il lettore.

Rompere le catene legate a traumi familiari diventa un atto d’amore verso sé stessi: un modo per trovare la propria autenticità, ricostruire la propria vita e soprattutto, nutrire quei sentimenti mai vissuti. Si tratta di un viaggio interiore in cui l’anima avrà bisogno di recuperare la giusta forma e consistenza per tornare a donare amore.

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