Il folle di Dio alla fine del mondo
«Ecco un folle senza Dio che insegue il folle di Dio fino alla fine del mondo.» Da questo attacco folgorante prende avvio un libro unico, che nessuno finora aveva avuto l’opportunità di scrivere. Il «folle senza Dio» è uno scrittore ateo e anticlericale, che si definisce laicista militante, mosso dal desiderio di parlare a tu per tu con papa Francesco, il «folle di Dio», come amava definirsi anche il santo di cui ha scelto il nome. Ma oltre che unico, perché mai il Vaticano aveva aperto le sue porte a uno scrittore con tanta generosità, questo è un libro di notevole profondità, il racconto magistrale e personale che scaturisce dalla penna di un grande autore: quasi un thriller su quello che è il più antico mistero della storia dell’umanità. È vero che esiste la vita dopo la morte? Nella forma narrativa che lo ha reso celebre, quella del «romanzo senza finzione», Javier Cercas cerca una risposta alla domanda che nessuno può fare a meno di porsi, fondendo in queste pagine le sue più intime ossessioni con una delle preoccupazioni fondamentali della società contemporanea: il ruolo della spiritualità e della trascendenza nella vita umana, che inevitabilmente si confronta con la religione e con il desiderio di immortalità.
Ecco un folle senza Dio che insegue il folle di Dio fino alla fine del mondo
mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

Javier Cercas è un autore che leggo sempre con piacere e rimanendo nel genere che mi è caro, la trilogia formata da Terra Alta, Indipendenza, Il castello di Barbablù, con protagonista Melchor Marín mi è piaciuta moltissimo.

Il folle di Dio alla fine del mondo” è uscito il 1° di aprile, poco prima della morte di Papa Francesco. È un libro che mi aveva ispirato fin dal titolo e la copertina mi aveva magicamente attirata. Come sempre, il momento giusto per leggerlo doveva arrivare. Avevo letto in un’intervista di come fosse stato realizzato. Cercas, era stato contattato dal Vaticano per accompagnare il Papa nel suo viaggio in Mongolia per realizzarne un libro. Essendo noto il suo anticlericalismo è la sua forte laicità lui stesso all’inizio stentò a credere alla proposta. L’occasione però era troppo ghiotta per farsela sfuggire e quindi alla fine accettò.

Il libro è un diario degli avvenimenti, scritto in prima persona, ma per la profondità degli argomenti trattati è anche un saggio e per certi versi anche una cronaca. Nella preparazione del viaggio Cercas ha incontrato diverse personalità vaticane con le quali ha avuto dialoghi interessanti. Uno dei desideri espressi prima dell’inizio del viaggio era quello di poter parlare direttamente con Francesco. Javier Cercas voleva porre a papa Francesco una precisa domanda e cioè se dopo la morte ci fosse la vita eterna. La domanda partiva dalla certezza della madre di Cercas, convinta cattolica, che alla sua morte avrebbe rivisto il tanto amato marito (padre di Javier).

Sono ateo. Sono anticlericale. Sono un laicista militante, un razionalista ostinato, un empio rigoroso. Però eccomi qua, in volo verso la Mongolia con l’anziano vicario di Cristo sulla terra, pronto a interrogarlo sulla resurrezione della carne e la vita eterna. Perciò mi sono imbarcato su questo aereo: per chiedere a papa Francesco se mia madre vedrà mio padre al di là della morte, e per portare a mia madre la sua risposta. Ecco un folle senza Dio che insegue il folle di Dio fino alla fine del mondo.

Per mantenere vivo l’interesse di chi legge, la risposta a questa domanda verrà svelata alla fine, quando a viaggio concluso, Cercas tornato in Spagna andrà dalla madre per raccontarle del viaggio e della risposta del Papa.

Il libro mi è piaciuto molto, ho trovato interessante sia la descrizione della preparazione del viaggio, sia i dialoghi avuti in Vaticano. Ho apprezzato moltissimo la parte relativa ai missionari incontrati in Mongolia, fatta di scambi intensi e affascinanti. Gli argomenti trattati a volte necessitano di molta attenzione, soprattutto per chi è poco addentro la materia, i concetti espressi sono ricchi di significato e di spunti di riflessione, ma non ho mai avuto la sensazione di pesantezza nella lettura. Anzi, proprio per gli argomenti trattati, l’ho trovata estremamente interessante anche per i non credenti.

Lettura consigliata dedicandole il tempo necessario.

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