Javier Cercas è un autore che leggo sempre con piacere e rimanendo nel genere che mi è caro, la trilogia formata da Terra Alta, Indipendenza, Il castello di Barbablù, con protagonista Melchor Marín mi è piaciuta moltissimo.
“Il folle di Dio alla fine del mondo” è uscito il 1° di aprile, poco prima della morte di Papa Francesco. È un libro che mi aveva ispirato fin dal titolo e la copertina mi aveva magicamente attirata. Come sempre, il momento giusto per leggerlo doveva arrivare. Avevo letto in un’intervista di come fosse stato realizzato. Cercas, era stato contattato dal Vaticano per accompagnare il Papa nel suo viaggio in Mongolia per realizzarne un libro. Essendo noto il suo anticlericalismo è la sua forte laicità lui stesso all’inizio stentò a credere alla proposta. L’occasione però era troppo ghiotta per farsela sfuggire e quindi alla fine accettò.
Il libro è un diario degli avvenimenti, scritto in prima persona, ma per la profondità degli argomenti trattati è anche un saggio e per certi versi anche una cronaca. Nella preparazione del viaggio Cercas ha incontrato diverse personalità vaticane con le quali ha avuto dialoghi interessanti. Uno dei desideri espressi prima dell’inizio del viaggio era quello di poter parlare direttamente con Francesco. Javier Cercas voleva porre a papa Francesco una precisa domanda e cioè se dopo la morte ci fosse la vita eterna. La domanda partiva dalla certezza della madre di Cercas, convinta cattolica, che alla sua morte avrebbe rivisto il tanto amato marito (padre di Javier).
“Sono ateo. Sono anticlericale. Sono un laicista militante, un razionalista ostinato, un empio rigoroso. Però eccomi qua, in volo verso la Mongolia con l’anziano vicario di Cristo sulla terra, pronto a interrogarlo sulla resurrezione della carne e la vita eterna. Perciò mi sono imbarcato su questo aereo: per chiedere a papa Francesco se mia madre vedrà mio padre al di là della morte, e per portare a mia madre la sua risposta. Ecco un folle senza Dio che insegue il folle di Dio fino alla fine del mondo.“
Per mantenere vivo l’interesse di chi legge, la risposta a questa domanda verrà svelata alla fine, quando a viaggio concluso, Cercas tornato in Spagna andrà dalla madre per raccontarle del viaggio e della risposta del Papa.
Il libro mi è piaciuto molto, ho trovato interessante sia la descrizione della preparazione del viaggio, sia i dialoghi avuti in Vaticano. Ho apprezzato moltissimo la parte relativa ai missionari incontrati in Mongolia, fatta di scambi intensi e affascinanti. Gli argomenti trattati a volte necessitano di molta attenzione, soprattutto per chi è poco addentro la materia, i concetti espressi sono ricchi di significato e di spunti di riflessione, ma non ho mai avuto la sensazione di pesantezza nella lettura. Anzi, proprio per gli argomenti trattati, l’ho trovata estremamente interessante anche per i non credenti.
Lettura consigliata dedicandole il tempo necessario.

