Recensione a cura di Claudia Proietti
Il romanzo “Il diavolo di Highgate. Un libro misterioso per Rosie Watson” di Chiara Cassanelli, edito da Edizioni Other Souls, è un’opera di recente pubblicazione, uscito a settembre 2025. Questo volume si configura come il sequel di “Un pezzo alla volta. Con amore, per Rosie Watson”, pubblicato dalla stessa casa editrice a luglio del 2024. Come nel caso del suo predecessore, questa storia non si limita a rispettare i canoni del giallo classico e dell’indagine procedurale, ma si addentra nei meandri perturbanti e affascinanti del thriller sovrannaturale con marcate tinte horror, pur mantenendo salda la sua radice investigativa e, soprattutto, deduttiva.
La cornice narrativa è la Londra moderna, ma la storia ruota attorno alle vicende di Rosamund Watson, per tutti Rosie, la cui eredità è profondamente legata alla tradizione sherlockiana. Figlia biologica di John Watson e sua moglie Mary Morstan, è stata cresciuta dal mitico duo Holmes e Watson, dai quali ha appreso sia il talento deduttivo e la spiccata intelligenza, sia il lato umano ed empatico. La figura di Rosie non è stereotipata: la “bionda detective” è forte, determinata e dotata di un fascino moderno. Il paradosso temporale presente nella storia, con la protagonista immersa in un contesto contemporaneo pur avendo un retaggio ottocentesco, è una peculiarità voluta dall’autrice per attualizzare i fatti narrati, allineandoli ai moderni mezzi investigativi, e per facilitare la caratterizzazione di Rosie: una ragazza decisamente figlia dei suoi tempi in quanto a modernità e a libertà di identità ed espressione – è neurodivergente e bisessuale – e dotata di grande talento, ma anche di una forte insicurezza. È rabbiosa e difficile caratterialmente, sebbene al tempo stesso geniale e affettuosa verso la sua grande famiglia formata da personaggi appartenenti alla cultura punk, un elemento molto presente nel libro che aggiunge colore e contrasto alla narrazione.
Il cuore della trama è un caso che coinvolge sinistri ritrovamenti di cadaveri deturpati e dilaniati da morsi e profondi squarci. L’aspetto cruciale, che innesca l’ipotesi di un culto o di un’aberrazione, è che i corpi sono privi di un organo interno. Questo dettaglio introduce potentemente il tema dei riti sacrificali e della devianza nel plot. Le vittime vengono trovate nel cimitero monumentale di Highgate e sono tutte appartenenti alla categoria sociale più invisibile e meno tutelata. La loro posizione di vulnerabilità indirizza l’attenzione sulla concezione della società nei loro riguardi, evidenziando un disagio che tende a inghiottire gli “ultimi” senza particolari problemi.
A condurre le indagini, accanto a Rosie, interviene Teddy Lestrade, anch’egli un “figlio d’arte” e parte della tradizione sherlockiana, in quanto erede del celebre ispettore di Scotland Yard. Rosie è anche fedelmente affiancata dal suo partner Billy, capo degli Irregolari di Baker Street e si trova a fronteggiare non solo la realtà criminale, ma anche una leggenda urbana macabra alimentata dal folklore dei patti demoniaci, accordi con il Diavolo il cui pegno è l’anima, reclamata violentemente dai cosiddetti mastini infernali. La mente lucida e realista della ragazza si scontra con la leggenda, trovandosi, per la seconda volta, a indagare su casi fuori dal comune che la espongono, assieme alle persone che ama, a gravissimi rischi.
Il ritmo narrativo è serrato e incalzante, proiettando il lettore verso un’altissima tensione che ben si distacca dalla tranquillità apparente delle prime scene della storia, traghettando l’attenzione verso l’orrore più crudo. Anche i colori sgargianti delle persone che circondano Rosie si trasformano in toni scuri man mano che si discende negli abissi di una Londra gotica, storica e crudelmente nera, che diventa anch’essa protagonista della storia, marcandone i tratti bui e orrorifici.
Il fulcro del mistero è rappresentato da un enigmatico e misterioso “libro maledetto” la cui esistenza non è affatto certa. Questo volume, associato a un altrettanto misterioso collettivo di scrittori, rappresenta un funzionale espediente narrativo che introduce l’elemento della metanarrazione, oltre a fungere da ponte tra la superstizione folcloristica e l’indomabile follia umana.
Grazie alla narrazione di Chiara Cassanelli, il lettore è chiamato a interrogarsi costantemente sulla vera natura del male chiedendosi se il vero antagonista sia l’assassino seriale, il culto esoterico, l’oscuro rituale o l’elemento demoniaco. Questa ambiguità abilmente raccontata porta, come accade nelle storie dell’autrice, a dubitare di tutto e tutti, tranne della giovane Rosie che, nella sua natura spigolosa e ruvida, continua a immolarsi per la verità.
Tra le particolarità del romanzo spicca anche l’utilizzo del linguaggio esplicito adottato dalla protagonista, che non mira a impressionare, ma contribuisce a conferire realismo e complessità al personaggio di Rosie. Ciò trasla nel tempo quella conformazione pungente dell’animo di Sherlock Holmes che, pur incarnando la aplomb adeguata all’epoca vittoriana, nutriva una forte natura spigolosa e poco incline all’empatia e alle formalità. Rosie, grazie alla forte umanità ereditata dal Dottor Watson, arriva a essere ancora più complicata del celeberrimo detective di Baker Street, risultando fragile nonostante la sua forte personalità.
La tensione psicologica, dovuta alla natura cruenta dell’indagine e al mix di generi, è esaltata dallo scontro tra la suggestione del mito e l’orrore della realtà. Questo mix di fattori rende “Il diavolo di Highgate” un’opera molto particolare, che non si lascia incasellare in un genere specifico, ma che diventa un forte stimolo intellettuale sia per chi ama i gialli e il noir sociale, sia soprattutto per chi non teme di addentrarsi nelle manifestazioni più estreme e cupe dell’orrore.
Nell’attesa di scoprire contro quale nuovo mostro si scontrerà l’affascinante detective di Baker Street, si consiglia vivamente la lettura di questo romanzo audace e coraggioso, includendo anche il suo prequel.


