IL BACIO DEL CALABRONE
Non tutto è luce, nel luminoso mondo del lusso. È la prima cosa di cui si rende conto Manrico Spinori quando viene chiamato a indagare sull’improvviso decesso di Tito Cannelli – titolare di una prestigiosa maison – avvenuto in una cornice quanto mai suggestiva: il laboratorio dei costumi del Teatro Costanzi di Roma. Per puro caso Manrico, noto melomane, ha assistito al fatto. Nemmeno a lui è chiaro fin dall’inizio se si sia trattato di un incidente, di una fatale disgrazia o di un ingegnoso omicidio affidato a un «killer» esotico. In compenso è subito evidente che, dietro l’apparenza scintillante delle sfilate, delle creazioni esclusive, dei costosissimi pezzi unici, si agita un microcosmo complesso dove non mancano sfruttamento, avidità, corruzione. Guidato per mano da una seducente esperta del settore, e spalleggiato dalla sua impareggiabile squadra – con a capo una sempre più determinata e determinante ispettora Deborah Cianchetti – il magistrato scoprirà infine la verità, smascherando il lato ambiguo e crudele della bellezza.
Sì, era proprio tornato, sua eccellenza er sor magistrato.

Serata iniziata male per Manrico Spinori, il contino, che su invito del Sovrintendente all’Opera si è fatto convincere ad assistere alla prima di una nuova edizione de “La Traviata”, che non incontra il suo gusto. Prova a filarsela, ma complice anche la sua squisita educazione, non riesce a rifiutare l’invito alla cena che segue la rappresentazione. Alla cena conosce Vera Grant, una donna che non lo lascia indifferente e con la quale ha una conversazione interessante. Quando finalmente riesce ad andarsene, notando una certa agitazione, rientra nel palazzo e diventa protagonista di una caccia all’insetto che gli procura una certa visibilità sui social. Purtroppo il proprietario di una casa di moda, Tito Canelli, sponsor della rappresentazione, muore per uno shock anafilattico e il procuratore capo, affida a Spinori, che accetta controvoglia, un’indagine dovuta più alla fama del morto che per il convincimento di un fatto criminoso. Nonostante le premesse, Spinori fa partire le indagini con la solita serietà, suddividendo fra le sue collaboratrici i compiti, anche se tutto sembra confermare la casualità, la tragica fatalità nella morte di Canelli. Lo scoop di un sito di pettegolezzi, che pubblicando un video, mostra che Canelli aveva dei nemici, farà sì che Spinori, anche sfruttando la sua conoscenza e frequentazione con Vera Grant, indaghi su uno stilista che era stato licenziato dalla casa di moda, lo faccia prima incarcerare e poi lo liberi. Vera però non perdonerà a Manrico il suo comportamento decidendo di non vederlo più e questo farà si che il contino sprofondi in una crisi che allarmerà le sue collaboratrici.

In questo libro la contessa madre e il fido maggiordomo Camillo, sono meno presenti, la trama è incentrata su Manrico, sui suoi pensieri, sulle sue vicende personali, sui suoi sentimenti, sulla sua incapacità di avere una storia seria con una donna. Il personaggio dell’ispettora Cianchetti invece si delinea sempre più e guadagna spazio nel racconto. Come altre volte, Lediosca, che gestisce il “Pride” un locale punto di riferimento per la movida capitolina, sarà determinante nell’indirizzare le indagini.

Il finale, per me parzialmente inaspettato, ci consegnerà uno spaccato del mondo della moda, che non è solo lustrini e eccentricità.

Consigliato a chi ama le serie, la bella scrittura e l’opera lirica.

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