“I delitti della porta accanto: Storie di vicini che ammazzano”, edito da Mursia Editore, è l’ultima fatica letteraria della criminologa e sociologa Cristina Brondoni. Questo saggio si configura fin dalle prime pagine come un’opera di grande impatto, affrontando uno dei temi forse più discussi e inquietanti che affliggono ogni forma di società fin dall’alba dei tempi: lo sviluppo e l’evoluzione dei contrasti e della violenza nella quotidianità domestica e condominiale.
L’autrice eviscera e analizza le casistiche collegate al fenomeno con rigore scientifico, ben lontana dall’intento di soddisfare una curiosità effimera verso la cronaca, spesso spettacolarizzata. Infatti, il testo disseziona il disagio descritto attraverso l’elencazione ben argomentata di numerosi casi – tutti reali – di omicidi tra vicini, analizzando in modo professionale la patologia del cosiddetto conflitto di prossimità.
Andando così in profondità, la criminologa non si limita a riportare le storie raccontate dai giornali, ma getta una luce accurata e precisa sui vari elementi collegati alle dinamiche relazionali e psicologiche che portano persone qualunque a diventare freddi assassini o inermi vittime. Vengono esaminate le diverse tipologie di vicini che, nonostante le loro differenti nature, sono giunti all’epilogo più tragico, non da un giorno all’altro, ma dopo lunghe e logoranti “guerre senza armi” fatte di dispetti, ossessioni e, spesso, anche denunce, purtroppo in molti casi ignorate dalle istituzioni. Inoltre, vengono analizzate le sindromi comuni, dalle più banali come lo stalking a quelle più specifiche e classificate come psichiatriche.
Molto interessante è poi l’enumerazione, con relativa analisi, di delitti particolarmente famosi, consumati sempre all’interno di contesti domestici e condominiali, nei vari paesi: sia europei – come, per citarne alcuni, Italia, Spagna, Francia, Germania, Bulgaria, Regno Unito – sia fuori Europa, come in India, Cina, Indonesia, Australia, Giappone, Stati Uniti, Canada e Sud America. Per ogni delitto vengono indicati le vittime, l’autore, il metodo, il movente, l’epilogo, e vengono forniti cenni sullo svolgimento degli eventi, ponendo attenzione anche su eventuali situazioni in cui le istituzioni hanno sottovalutato chiari segnali forniti da quelle che poi sono diventate le vittime.
Tra i vari punti forti di questo testo c’è, senza dubbio, la grandissima capacità di Cristina Brondoni di applicare il metodo professionale criminologico per dare senso a ciò che, per un profano, risulta apparentemente irrazionale. Soprattutto quando viene analizzata l’escalation del conflitto con un’analisi fredda e rigorosa delle catene causali. Si parla di vittimizzazione circolare per spiegare il processo secondo il quale una vittima può diventare carnefice o viceversa. Si esamina il rancore che cresce, alimentato dal mobbing condominiale, come un morbo che si propaga attraverso dispetti e comportamenti molesti, fino a esplodere nella violenza più feroce.
Un ulteriore punto davvero interessante analizzato dalla Brondoni è quello del concetto delle gated community: enclavi residenziali nelle quali i cittadini possono entrare e uscire solo sotto sorveglianza, auto-escludendosi dal mondo esterno in virtù dell’illusione di essere, in qualche modo, protetti e sicuri. Anche questo fa parte dei disagi collegati alle patologie domestiche e va ad aggiungersi alle sfumature psicologiche della convivenza coatta.
Lo stile adottato dall’Autrice in questo saggio è semplice ma incisivo. Chiarifica al lettore la gravità dei fatti accaduti, facendogli comprendere le dinamiche che li precedono con l’intento non solo di informare, ma anche di dare gli strumenti per osservare, comprendere e forse anche preventivare situazioni apparentemente innocue che potrebbero evolvere in qualcosa di pericoloso.
Anche questo rende “I delitti della porta accanto” un testo consigliatissimo: sia per i lettori comuni che vogliono comprendere le dinamiche psicologiche che trasformano un problema qualunque in una tragedia inaudita (anche con un simpatico test alla fine), sia per i professionisti del settore che devono rapportarsi con casi analoghi a quelli descritti.
Ma c’è anche una terza e ancora più importante motivazione, che è quella di riflettere, di analizzare e auto-analizzarsi circa il concetto importantissimo della convivenza civile. Poiché dall’alba dei tempi l’uomo ha costruito gruppi sociali nei quali ha dovuto vivere a stretto contatto, con tutto ciò che ne consegue. E il male, purtroppo, non è mai troppo lontano dalle situazioni protette, anzi spesso si genera proprio all’interno dei gruppi sociali. Questa lettura è quindi un invito a comprendere e a capire, e permette al lettore senza dubbio di avere risposte, ma principalmente di porsi domande. Questo, più di tutti, è lo scopo principale di un libro ben scritto come questo.


