Genere:
FORMULE MORTALI
In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo attira la sua attenzione. Vicino a una macchia di cespugli scopre, con terrore, una mano mozzata. Poco più in là, gli arti amputati di un uomo sono disposti sul terreno a disegnare una celebre formula fisica. Il brutale omicidio turba la quiete del quartiere, ma soprattutto sconvolge l’instabile equilibrio del commissario Ansaldi, che con il trasferimento nella capitale sperava di aver trovato una tregua agli orrori cui ha assistito nella sua lunga carriera in polizia. Meticoloso e sensibile, la sua grande umanità lo porta a essere preda perfetta dell’ansia e degli attacchi di panico. Ciononostante rimane un professionista integerrimo che davanti al dovere non si tira mai indietro: costi quel che costi, troverà l’assassino. Ma prima dovrà capire come creare uno spirito comune con gli agenti della sua squadra investigativa, non meno unici e fragili di lui. Insieme, diventeranno i Cinque di Monteverde. Con il suo stile inconfondibile, che alterna il buon umore alla malinconia, Morlupi getta uno sguardo sugli abissi non solo di una mente criminale, ma della nostra intera società, che nasconde in bella vista i suoi istinti più feroci.
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Alcuni personaggi letterari te li porti dietro come fossero pezzi di cuore sparsi in una finzione che spesso si confonde con la vita reale. Di alcuni ricordi dettagli, le abitudini di altri si confondono con le tue e ti chiedi, anche tempo dopo averne letto le storie, come staranno, cosa faranno…  ma soprattutto Ansaldi avrà chiuso il gas?

Eh sì, parlo proprio di loro, I Cinque di Monteverde, la famosa squadra investigativa creata dal bravissimo   François Morlupi.

Come una squadra li abbiamo conosciuti nei due romanzi che hanno aperto la serie, Come delfini tra pescecani del 2021 e Nel nero degli abissi del 2022, ma prima di essere “famiglia” e non solo colleghi, cosa facevano i nostri beniamini? Com’era la vita in commissariato?

Ci viene in soccorso proprio l’autore con una nuova, entusiasmante storia, o meglio una storia già edita ma in una versione rivista e arricchita che possiamo a tutti gli effetti definire la prima indagine dei Cinque. Si tratta di Formule mortali, romanzo del 2017 ripubblicato ad aprile dalla Salani.

Biagio Maria Ansaldi da poco ricopre l’incarico di Commissario nella centrale di Monteverde, un bellissimo quartiere romano, residenziale e assai quieto. Il posto ideale per lui, una scelta senza senso per altri visti i successi conseguiti in passato, un fine carriera assai immeritato. Ma Ansaldi si porta dietro il peso di mille paure, ansie e insicurezze e la calma è l’unica cosa che chiede alla vita. Anche i suoi sottoposti non riescono a interpretare quell’uomo cauto e ombroso, non ha le capacità di un leader né tantomeno la prestanza fisica: certo per i casi di furto o altri reati minori che occupano gli inquirenti della zona, è più che sufficiente. Ma ecco che nella caldissima estate romana un truce omicidio sconvolge la placida routine del commissariato: l’indagine sarà il vero banco di prova per Biagio Maria, ma anche l’evento che trasformerà un gruppo di lavoro, in una vera squadra.

Questa è un’indagine diversa dalle altre, è cattiva, è cruda, è triste. Tre orrendi delitti e tre formule (dalla fisica alla matematica) da interpretare per poter finalmente mettere fine alla tragica ondata di male che sta terrorizzando la Capitale. Ognuno contribuisce come può, ognuno a modo suo cerca di capire cosa possa aver scatenato tanta violenza.

Eugénie votata al lavoro, mai stanca e soprattutto mai soddisfatta degli obiettivi raggiunti, rigida e apparentemente sprovvista di empatia. I Ringo Boys, Leoncini e Di Chiara, con la loro amicizia nata sui banchi di scuola e così salda da condurli verso la stessa professione. Non sono proprio i primi della classe, non sempre in orario ma anche per loro l’indagine segnerà un punto di svolta. E Alerami? Non c’è, la formazione originale della squadra comprende un altro personaggio, Matteo Caldara, il collega che tutti vorrebbero avere, puntuale, rispettoso, onesto e puntiglioso, misurato nei gesti e nelle parole

“Il commissario non poté fare a meno di pensare che se c’era una certezza nella vita, oltre la morte e le tasse, era la calma di Caldara”.

Per me è stato un grande piacere conoscerlo e pensare a quanto si differenzi dal personaggio che lo succederà all’interno della team. Ovviamente solo leggendo ne scoprirete il motivo, ma una contrapposizione così forte mi ha inizialmente stupita e poi, ho capito con piacere, che l’autore voleva decisamente introdurre un elemento disgregante nella squadra per poter rimescolare i rapporti tra i vari protagonisti.

Ansaldi resta sempre il mio preferito, con le sue ansie, il suo mondo interiore che è secondo me infinito e potentissimo, se solo il suo corpo si decidesse a lasciarlo libero!

Credo di potermi unire a tutti i lettori che hanno parlato di Formule mortali come il miglior libro della serie dei Cinque. Colpi di scena e adrenalina, dolore e frustrazione, tantissimi elementi da prendere in considerazione. C’è una progettazione del crimine dettagliata e mai scontata, il tutto in un fluire narrativo che ti porta alle pagine finali dimenticando del tempo che passa.

Ad ogni avventura François Morlupi ci fa ricredere sull’unicità del libro precedente perché supera sé stesso facendoci amare i suoi personaggi e rendendoli vivi non solo tra le pagine. Ci incanta con le citazioni letterarie, con i richiami all’arte e alla bellezza della Città Eterna. Un romanzo completo, che citando una persona a me cara “Ha tutto quello che serve e di quello che c’è non manca nulla”.

Chapeau!

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