Fino all’ultimo inganno
Quando un anziano docente universitario gli chiede di investigare su una serie di morti sospette avvenute in un paese sui monti della Toscana, Brenno Sandrelli si immagina già una specie di vacanza lontano dall’afa della pianura e, per di più, ben retribuita. Pensa infatti che il professore sia solo un mitomane che crede nell’esistenza di un fantomatico serial killer su cui peraltro ha intenzione di scrivere un libro. Brenno accetta dunque l’incarico e comincia ad assaporare il piacere del relax in montagna, in una baita circondata da boschi e torrenti. Non trascura tuttavia l’impegno assunto: raccogliere testimonianze, racconti e dettagli relativi alle ipotesi del professore. Si accorge allora che, in effetti, qualcosa non quadra, non tutto è come sembra. Anzi, col trascorrere dei giorni scopre che, tra le vie di quel borgo sulle rive di un profondo lago artificiale, si annida davvero una presenza malvagia, qualcuno che ha già ucciso, che intende farlo ancora e che ha messo proprio Sandrelli nel mirino.
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Aver avuto la possibilità di leggere questo romanzo, parlo di Fino all’ultimo inganno, per me è come aver fatto un tuffo nel passato. Riccardo Landini è stato uno dei primi autori che ho recensito. Lessi uno dopo l’altro i suoi primi romanzi (che apprezzai molto) poi, come per tante cose nella vita, dove ad un certo punto si intraprendono strade diverse dalle consuete, io decisi di dedicarmi ad altri percorsi narrativi e l’ho persi un po di vista. Il primo inganno del lontano 2016 inauguró la serie con protagonista Brenno Sandrelli. Da allora di acqua ne è passata tantissima. Un decennio cambia tante cose. Ma una cosa non è mutata. La penna di Riccardo Landini. Il primo inganno mi fece innamorare del suo stile. Del suo estro, del suo talento. Ed ora ritrovo ancora lo stesso Landini, anzi, uno scrittore migliorato, più consapevole, più maturo ma con la stessa (di allora) capacità di tenere alta l’attenzione del lettore. Lettore che rimane avvinto alle pagine del libro dal principio fino al suo epilogo. Anche Brenno Sandrelli appare in buona forma malgrado la vita lo abbia messo spesso a dura prova. Un romanzo, l’ultimo (il sesto della serie, credo), che ti conquista a poco a poco, come l’incedere di questa “indagine” di Sandrelli. Inizialmente poco partecipativo, quasi irridente, verso colui che gli ha chiesto di verificare ed eventualmente avvalorare certe sue convinzioni. Poi sempre più coinvolto. E non solo emotivamente. Una trama che si sviluppa pagina dopo pagina, come una inarrestabile valanga. Prima un piccolo precipitare di pietre, poi l’ammasso di terra e rocce aumenta di dimensioni, fino a diventare una slavina di proporzioni enormi. Così anche gli eventi che segnano il destino dei protagonisti appaiono inizialmente di trascurabile importanza per poi diventare inquietanti e addirittura pericolosi per la loro vita stessa. Un finale che regala una sorpresa inaspettata. Pagine conclusive che pongono l’accento su un ottimo romanzo, costruito per regalare suspense e pathos. Complimenti vivissimi a Landini. Felice di averlo ritrovato.

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