Febbre alta
Un killer in pensione. Mai sentito. Surreale, come il titolo di una commedia americana. Anche perché, nel suo mestiere, la liquidazione ha sempre avuto un altro significato. Santino Fiore ha quasi sessant’anni, un cuore che fa le bizze e una moglie che non sa del suo vero lavoro. Ha finto per una vita d’essere un impiegato, ma la realtà è molto più sanguinosa di così. Ha quattro giorni per chiudere la carriera con un’ultima missione. Poi, forse, potrà riposare in pace. Vittoria Melis ha trentuno anni e trentotto di febbre, invece. È una poliziotta testarda e volitiva, intelligente. Ha appena ricevuto un’importante promozione e ha deciso di recarsi in Commissariato anche se è malata. La febbre si alza. S’incontrano così, Santino e Vittoria, tra Bologna e un paesone della Bassa Emiliana, San Giovanni in Persiceto, che nasconde molto più di quanto mostra. Dietro le facciate gialle e solari delle case si muove il cuore oscuro del potere criminale di provincia. Droga, mafia, vecchi conti da regolare. Nel mezzo, una rete sottile di destini incrociati, il tempo che stringe, e un filo che unisce due anime agli antipodi: Santino è disilluso e silenzioso, Vittoria è rabbiosa e piena di ideali. Ma entrambi sono soli. E, in fondo, molto più simili di quanto immaginano. Andrea Cotti firma un noir dove l’azione si intreccia ai sentimenti e la verità si nasconde nei dettagli, nei silenzi e nelle scelte più intime. Un meraviglioso romanzo emiliano ambientato in un mondo in cui tutti sono malati, febbricitanti o cardiopatici, affetti da mal di denti o persino in punto di morte.
Destini incrociati. Il tempo stringe

Aspettavo con ansia un nuovo libro di Andrea Cotti, dopo aver amato la serie del vicequestore Luca Wu, purtroppo finita dopo il secondo episodio.

Con Febbre alta (Piemme), Cotti torna in grande stile, trasformando un suo racconto precedente in un romanzo potente, dove i destini si incrociano con la precisione crudele di un meccanismo a orologeria. Come spiega nella nota e ringraziamenti – ha cambiato il protagonista da uomo a donna perché, cito: Un uomo con trentotto di febbre non riuscirebbe mai a compiere un’indagine, ma sarebbe a letto in punto di morte.

Un noir, quello di Andrea Cotti, che è più una sinfonia di voci spezzate che un semplice thriller. I protagonisti principali – Santino Fiore, killer con un cuore malato, Vittoria Melis, poliziotta che combatte la febbre e il crimine con uguale ostinazione – sono tratteggiati benissimo, ma a entrarmi in testa sono stati altri due personaggi che, nella loro tragica umanità, mi hanno offerto molti spunti di riflessione, Il primo mentre leggevo e appena chiuso il libro, in un secondo momento, mentre iniziavo a scrivere questa recensione anche il secondo.

Cristiano Doni: Cristiano è un ragazzo pieno di rabbia e frustrazione Sin da bambino ha avuto difficoltà di apprendimento e relazionali ma nessuno lo ha mai aiutato. Cristiano ha scoperto che l’unico modo per esistere agli occhi degli altri era la violenza. La sua storia è un pugno allo stomaco perché è reale: è la cronaca nera che leggiamo ogni giorno, è il giovane emarginato che si trasforma in bomba umana. Cotti lo descrive senza giudizio, ma con una pietà crudele che ti costringe a chiederti: Quanti Cristiano Doni incrociamo ogni giorno senza vederli?

Poi c’è Davide Sarno, un uomo che sta morendo di tumore e ha nascosto a tutti il suo passato. Mentre il tempo gli sfugge, scrive una lettera alla moglie, da far leggere anche ai figli, perché capiscano chi era prima. È un gesto disperato e tardivo, e qui Cotti raggiunge vette di drammaticità straordinarie. Perché Davide non è un eroe: è un uomo che ha costruito una vita nuova su una menzogna, e solo davanti alla morte cerca una sorta di redenzione. Mentre scrivevo la recensione una domanda è rimasta senza risposta: Quanto possiamo davvero cambiare? E cosa lasciamo a chi amiamo, quando la verità arriva troppo tardi?

Cotti scrive come un pittore rinascimentale: pochi tratti essenziali, ma ogni personaggio ha un’anima. La trama, ambientata tra Bologna e la Bassa Emiliana, mescola criminalità organizzata e storie private. Apprezzo tantissimo il suo essere fedele ai fatti, alle procedure investigative, anche se nelle note finali ci rivela: …di essersi concesso qualche libertà creativa in più… (A proposito della fedeltà alle procedure consiglio la lettura di “Interroghiamo il sospettato, scritto con Carmelo Pecora, per Laurana ed.) 

Consiglio la lettura del libro perché unendo la scrittura tipica di Cotti asciutta, lineare, la storia di destini incrociati mette voglia di arrivare alla fine, di capire come andrà a finire.

Lo consiglio a chi è in cerca di storie scritte bene. Un libro che piacerà a chi come me era fan di Luca Wu e anche a chi non dovesse conoscere Andrea Cotti, sicuramente un ottimo modo per iniziare ad apprezzare un autore che merita molto.

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