Recensione a cura di Dario Brunetti
Gradito ritorno di Maurizio Blini, prolifico autore piemontese che per Edizioni del Capricorno, sigla la sua sesta opera dedicata ai fratelli Stelvio dal titolo E se domani rendendo omaggio a un noto brano della grande Mina.
L’autore esplora il degrado e le ombre del capoluogo piemontese che diventa teatro della guerra spietata tra la criminalità organizzata calabrese e i latinos, una gang emergente in rapida ascesa.
Ritroviamo i protagonisti di questa serie, i fratelli Stelvio alle prese con vecchie indagini del passato mai realmente chiuse. Vecchi casi tornano a destabilizzarli e a non dare loro tregua, storie che si vanno a intrecciare con la nuova e violenta guerra tra gang che insanguina Torino.
Ma tra i due fratelli c’è qualcosa che li porta a essere distanti, il loro rapporto vive una fase di crisi profonda, sia personale che professionale, rivivremo angosce, tormenti e inquietudini dei due protagonisti che si sentiranno impotenti nel contrastare la criminalità straniera.
Il delitto avvenuto ai danni di Perù, sanguinario capo della gang dei latinos sarà il filo conduttore che legherà l’intera vicenda. La sua esecuzione è avvenuta proprio davanti alla Questura di Torino e sembra voler essere un messaggio da parte di chi? Forse della malavita calabrese che ha voluto sfidare la banda dei latinos?
I latinos, intanto sono rimasti senza una guida e sono pronti a trasformarsi in vere schegge impazzite pur di mettere sotto scacco la città di Torino. L’impatto che avranno sul capoluogo piemontese sarà devastante e andrà a scardinare quel concetto di sicurezza urbana.
Il buon Blini ci riporta indietro nel tempo, in una Torino violenta come quella descritta dal regista Carlo Austino nel film del 1977 dove si tendeva a spettacolarizzare l’efferatezza del crimine; questo aspetto che l’autore vuole evidenziare contraddistingue i latinos che rendono la loro violenza tangibile a differenza della malavita calabrese che tende più ad agire nell’ombra.
Affrontare i fantasmi del passato per tentare di risolvere i conflitti del presente, sarà il metodo utilizzato dagli Stelvio per arginare la spirale di violenza e cercare di sopravvivere chiudendo definitivamente il cerchio una volta per tutte, ma pagando però quale prezzo?
Per rispondere a questa domanda non ci resta che immergersi nella lettura di questo noir metropolitano dalle atmosfere cupe.
Sarà proprio questa immersione tra le nebbie e il cemento di una Torino malinconica che il lettore potrà percepire quel senso di ineluttabilità come un peso fisico che grava sulle spalle degli Stelvio e l’ottimo Blini, ci fa cogliere proprio questo aspetto focalizzando l’attenzione sulle zone d’ombra di una città che coincidono esattamente con i territori inesplorati della psiche dei protagonisti.
L’autore grazie alle sue abilità di narratore, usa i meccanismi dell’indagine poliziesca attraverso i delitti, l’inchiesta e l’azione per scendere nei meandri della coscienza scoprendo che il vero nemico non sempre si nasconde tra gang emergenti e criminalità organizzata, ma si mimetizza in un angolo dell’animo umano e che si è cercato di ignorare, sottovalutandolo.


