Recensione a cura di Dario Brunetti
Gioacchino Criaco segue le orme di Leonardo Sciascia nel suo nuovo noir metafisico Dove canta il cuculo uscito per Piemme Edizioni.
Lo scrittore di Africo attinge dal maestro di Racalmuto per soffermarsi sul concetto che il delitto non è solo un fatto di cronaca, poiché la verità e la giustizia si scontrano con sistemi impenetrabili.
Il canto del cuculo assume un valore metaforico nel testo: il suo verso diventa premonitore di delitti che si stanno per compiere, e, al contempo, il comportamento biologico di questo uccello che alla sua nascita scaraventa le altre uova fuori dal nido per impadronirsi del cibo rispecchia la spietata legge del sistema criminale.
Ma cosa accomuna il cuculo al suo protagonista e all’intero sistema criminale? Tutti questi elementi sono legati da un istinto di sopravvivenza basata sulla violenza e sull’inesorabilità della sorte. Il cuculo depone le proprie uova nei nidi di altre specie e sfrutta uccelli ignari come genitori adottivi per nutrire e allevare il proprio piccolo.
Questo parallelismo ci conduce al protagonista di questo romanzo, Gino. Strappato dall’Aspromonte, sua terra di origine per poi giungere a Toronto ed essere allevato dal suo padrino Frank Morano, uomo di rispetto della malavita calabrese insediatasi nella città canadese.
Gino lavora in un’azienda di prodotti alimentari, ma è solo un’occupazione legale di facciata che nasconde i traffici di droga che collegano Toronto con altre città. Pian piano il ragazzo viene introdotto da Morano in un contesto imprenditoriale capace di portare a termine degli affari, non diventando solo un killer che sa eseguire un ordine come un semplice soldato da strada, ma un uomo che sa affermarsi come un regista finanziario della malavita: un vero professionista specializzato nella gestione e nell’espansione del patrimonio, abile nel far fruttare i capitali accumulati con il narcotraffico attraverso i canali della legalità.
Ma questa grande abilità nel gestire gli affari che lo porta a costruire un vero impero finanziario non cancellerà mai il debito con la sua terra di origine. In Calabria regna una violenza arcaica, inarrestabile e che nessuno può fermare, dove un cuculo è sempre nascosto nei boschi, pronto ad emettere il suo canto.
Criaco sa alternare il suo stile narrativo: non intende solo mostrarci una criminalità grezza e ruvida legata alla terra dell’Aspromonte, ma anche la capacità della stessa di trasformarsi, mimetizzandosi in una holding finanziaria. Sono le due facce della malavita organizzata che si nutrono a vicenda viaggiando su binari paralleli.
La sua duplice natura ha consentito alla’ ndrangheta di diventare una delle organizzazioni criminali più potenti al mondo, sapendo coniugare duttilità e segretezza a una struttura impenetrabile.
Dove canta il cuculo non è solo un noir metafisico, ma è un affresco realista che inquadra con lucidità la presenza tentacolare della mafia calabrese oltre confine attuando il suo processo di evoluzione da struttura rurale e locale a holding finanziaria globale. L’opera inoltre sfrutta la coralità dei suoi personaggi trasformandosi da una vicenda individuale a un racconto collettivo figlio della sua epoca.


