Maurizio Blini torna al noir con una nuova indagine, la quinta, dei fratelli Stelvio narrata con la competenza del poliziotto e l’abilità dello scrittore. Come sempre il territorio piemontese è protagonista, pur con una parentesi nel centro America.
I fratelli Stelvio, Silvano capo della Mobile di Torino e Moreno in pensione ma sempre pronto a dare una mano ai colleghi, sono alle prese con un’indagine dura, tesa, dove una spietata vendetta si fonde con traffici internazionali di stupefacenti.
Tutto esplode una mattina nella quale l’ispettore capo della Mobile Farci viene minacciato di morte da un membro di una gang di latinos già noto alle forze dell’ordine per un caso precedente (Anatomia di una rapina, 2023).
Per la sua sicurezza Farci viene trasferito provvisoriamente alla questura di Alessandria dove la casualità lo mette sulle tracce di una rapina al Lingotto avvenuta tempo prima, durante la quale rimasero uccisi due malviventi e due riuscirono a fuggire.
Farci contribuirà in maniera decisiva al loro ritrovamento a Panama dove verranno identificati e arrestati.
Le minacce ricevute a Torino e l’isolamento impostogli dai superiori però lo hanno destabilizzato emotivamente.
Ignorando gli ordini ricevuti una sera decide di affrontare apertamente coloro che lo hanno minacciato.
Questo gesto purtroppo darà il via ad una serie di atti violenti contro le forze dell’ordine torinesi e comporterà l’ipotesi di una sospensione dal servizio dello stesso Farci.
Stelvio e i suoi sono allo stesso tempo impegnati in una indagine complicata proprio a carico di quella stessa gang sospettata di traffico di stupefacenti.
La tensione cresce fino all’epilogo violento e fatale. Finale tragico, inevitabile forse, sicuramente d’effetto, coinvolgente e commovente.
Come già accaduto nei romanzi precedenti, Maurizio Blini trasporta il lettore nella quotidianità dei suoi personaggi, nelle loro storie private, nelle fragilità, nelle paure, nei drammi rendendo tangibile l’umanità di ciascuno di essi.
“Un’indagine può sussurrare, gridare, urlare, cantare, battere in ritirata.
Un’indagine può durare, vivere, morire, resuscitare.
Un’indagine non ha forma, tempo, confini, età”.
Ecco. In queste pagine, veloci, dai capitoli brevi, c’è tutto questo e molto di più.
C’è la sensazione della sconfitta, dell’essere messi da parte, dell’impotenza.
C’è la rabbia di chi, pur nella ragione, ha le mani legate dalle pastoie della burocrazia.
C’è l’odio di chi fa della violenza e del terrore il proprio stile di vita.
C’è il desiderio di mollare tutto ma anche il coraggio e l’orgoglio di andare avanti.
C’è la generosità e il senso del dovere di chi mette la propria vita al servizio della collettività e della sicurezza di tutti.
Perché la rabbia così come il vento soffia leggera, impalpabile, inesorabile.
Buona lettura.


