Delitto sotto le bombe
14 aprile 1943. La Spezia è stata appena devastata da un terribile bombardamento della RAF quando, sotto le macerie di un palazzo del centro storico, viene rinvenuto il cadavere senza testa di una giovane donna. Si tratta di Addolorata Macrì, una domestica di cui si sono perse le tracce la sera prima, a servizio di una prestigiosa famiglia nobile. L’erede, il conte Baldassare Odescalchi, in procinto di diventare il comandante generale della Milizia, chiede alla polizia di far luce sul delitto: la ragazza, infatti, è la cameriera preferita dall’anziana madre. Nel caos in cui è precipitata la città, il commissario De Santis si trova così a indagare su un delitto che appare come il gesto efferato di un maniaco. Fin dall’inizio, però, De Santis e Russo si accorgono che la vicenda è sotto gli occhi perfino dell’OVRA: il sospetto, dunque, è che il delitto sia da inserire in un contesto diverso. Mentre la popolazione si trascina disperata, affamata e impaurita, ormai inerme di fronte al degrado morale e materiale prodotto dalla guerra, le indagini vanno avanti tra mille ostacoli e difficoltà. Quando poi, nei giorni successivi, vengono uccise altre tre persone, il sospetto diventa certezza: forse la Macrì è una vittima di una guerra non dichiarata fra poteri dello Stato. Tra sbirri in pensione, vegliarde rivoluzionarie, padri impazziti, amici sovversivi, vedove inconsolabili, procuratori in miniatura, gerarchi voltagabbana, prelati viziosi e attrici in disgrazia, la verità alla fine svelata costringerà il commissario De Santis a prendere la decisione più difficile della sua vita, mentre sulla città si sta per abbattere una seconda, distruttiva, tempesta di fuoco.
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Siamo arrivati alla terza avventura del commissario De Santis. Il precedente libro – Un Oscuro Delitto – si era concluso proprio quell’infausto giorno, il 10 giugno 1940, in cui Mussolini, dal balcone di palazzo Venezia, annunciava l’entrata in guerra dell’Italia.

Questo terzo capitolo comincia invece quasi tre anni dopo, la notte del 14 aprile 1943, quando la città della Spezia è stata pesantemente bombardata dagli aerei degli alleati.

Come era successo fra il primo e il secondo libro, Marco Della Croce è bravissimo a farti entrare fin dalle prime righe nelle dinamiche del commissario De Santis e del suo entourage, primo fra tutti l’agente Russo, come se non fosse passato neanche un giorno dalla fine della precedente avventura. I personaggi sono così ben caratterizzati che rimango impressi, non c’è bisogno, come in alcuni casi succede, di fare mente locale su chi è chi, la narrazione riprende fluida e l’impressione è quella che non sia mai stata interrotta.

Allo stesso tempo, però, da un libro all’altro, cambiano le atmosfere, diventando inevitabilmente sempre più cupe. Dalle leggi raziali del 1938 del primo capitolo – Nera come la neve -, all’entrata in guerra del secondo, alla devastazione causata dalla guerra nel terzo.

L’autore riesce con grande maestria a calarsi e calarci in un’atmosfera pesante, dove le persone sono fisicamente e mentalmente logorate, sfinite a tal punto dal cominciare a dubitare della feroce e ottusa dittatura che le aveva tenute in scacco per più di vent’anni.

L’abbrutimento è tale che non si può evitare di scendere nel grottesco perché, quando si è perso tutto, e per ultima anche la speranza, l’umanità recede, forgiando mostri. Inconsapevoli, incolpevoli, ma pur sempre mostri che si affiancano a quelli già esistenti, quelli che, avendo da anni imparato a calpestare la propria moralità, continuano a perpetrare mostruosità tali da non poter essere descritti se non in maniera grottesca.

In questo clima generale, aggravato dal bombardamento che ha distrutto palazzi e fatto strage di civili, il commissario De Santis e il fidato Russo cominciano a indagare sul ritrovamento del cadavere senza testa di una giovane donna in una delle case rase al suolo. Appare chiaro fin da subito, però, che le bombe non c’entrano nulla. Vicino a lei, sotto le macerie, viene ritrovato anche il corpo di un uomo, ferito gravemente ma ancora in vita.

Un’investigazione apparentemente semplice che però si complica, passo dopo passo, coinvolgendo le due più repressive forze armate del regime: la milizia e la polizia segreta dell’Ovra.

La posta in gioco è più alta di quello che inizialmente si crede, e seguiranno altre morti e depistaggi che ingarbuglieranno una vicenda sempre più difficile da comprendere.

L’autore è molto bravo a portare il lettore per mano, pagina dopo pagina, facendolo sentire un po’ come un aiutante aggiunto, fra fatti, nuovi personaggi e incongruenze che, più che aiutare, confondono, ricacciano indietro una verità che sembra essere sempre a portata di mano ma che inevitabilmente sfugge. Fino alla rivelazione finale, inaspettata e originale.

Tutto torna, gli indizi sono stati seminati nel modo giusto, la trama si snoda in un complesso meccanismo di incastri e l’epilogo di colpo è chiaro, convincente.

Ma non siamo ancora arrivati alla parola fine, perché il commissario De Santis sarà messo di fronte a un dilemma morale di difficile soluzione. Sarà la sua coscienza a decidere cosa fare. E quando, al ritorno dal luogo dove l’enigma è stato chiarito, lui e Russo scorgeranno nel cielo le sagome degli Halifax e dei Lancaster, i terribili aerei da guerra che stanno tornando a portare sulla città devastazione e morte, capirà qual è la scelta giusta da fare.

Delitto sotto le bombe è un romanzo compatto, che persegue l’obiettivo finale con la giusta calma ma senza mai perdere il ritmo, con una prosa curata che a volte diventa lirica e ci fa riflettere su quanto il male sia banale e diabolico al tempo stesso. E quanto, spesso, non lasci scampo.

Con questa ennesima bella prova, Marco Della Croce conferma la sua abilità narrativa e la capacità di imbastire storie solide, credibili, costruite con l’attenzione e la perizia del vero “giallista”.

Assolutamente da leggere.

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