Recensione a cura di Dario Brunetti
La casa editrice Rizzoli ha ideato un’originale collana legata ai dieci comandamenti con prestigiose firme al femminile del panorama letterario italiano.
Come la rosa. Non dire falsa testimonianza è il racconto lungo della scrittrice Gabriella Genisi che tratta la tematica del femminicidio ispirandosi a un fatto di cronaca nera.
Un cold case che ci riporta indietro nel tempo, nell’aprile de 1986, quando in una villetta sul mare viene rinvenuto il cadavere di una donna. La scena del crimine che si presenta agli inquirenti è di un’inaudita efferatezza: la vittima è stata brutalmente assassinata con numerose coltellate e con un collo della bottiglia.
Ma chi è quella donna contro la quale si sono accaniti con una feroce violenza, fino a sfigurarle il volto?
Si tratta della bionda Graziella Franchini, in arte Lolita, originaria del Veneto: una cantante pop italiana che aveva raggiunto il successo in un periodo compreso tra la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70. Sul palco mostrava una grandissima presenza scenica ed aveva una bellissima voce che non sfuggì ai discografici.
Negli anni ‘60 debuttò incidendo canzoni con importanti etichette discografiche e iniziò a calcare palchi famosi. Duettò nella prima metà degli anni 70, in una pubblicità di Carosello con Renato Rascel, un’esperienza di notevole impatto che segnò una scalata fondamentale nel panorama musicale, riuscendo a farsi apprezzare dal grande pubblico.
Il Festival di Sanremo è stato sempre croce e delizia per molti artisti della musica italiana: per lei il mancato accesso alla finale nell’edizione del 1973 decretò una battuta d’arresto che la spinse verso il dimenticatoio.
Nel 1986, in una villetta del residence “La Marinella” qualcuno mise fine al sogno di una donna, la cui stella da quel momento smise di brillare per sempre.
Attraverso le pagine della cronaca nera, Gabriella Genisi ci riporta in quei luoghi del delitto con un personaggio di fantasia, deciso a indagare a distanza di anni sulla morte di Graziella Franchini in arte “Lolita”. La protagonista è Isabella Manfredi che vive a Badia Polesine nella mansarda lasciatale in eredità dai nonni. La donna vive un periodo particolarmente complesso a causa di una relazione tossica e violenta con Sebastiano Morini. Quando la situazione degenererà Isabella deciderà di fuggire con l’intenzione di fare luce sul mistero della morte della cantante.
Come la rosa è un racconto lungo che mescola attraverso un equilibrato dosaggio la realtà con la finzione offrendo ai lettori una storia che assume i contorni torbidi del thriller per affrontare una tematica di forte impatto sociale.
Il focus di questa primizia letteraria ben costruita non consiste solo nella ricerca dell’autore del delitto, ma si concentra sulle forti conseguenze che le false testimonianze hanno sulle donne.
Con il passare del tempo queste dinamiche sociali hanno assunto una forte rilevanza sempre più impattante sulle nuove generazioni vittime molto spesso di una gogna mediatica che non lascia scampo e che amplifica e distrugge la reputazione di chi ha subito violenza.
La normalizzazione della violenza cresce in contesti dove viene eretto il muro dell’omertà portando i giovani a confondere l’amore con il possesso; questo aspetto trasforma la relazione in qualcosa di tossico e destabilizzante.
La Genisi accantona la serialità dei suoi personaggi e affronta una sfida letteraria che la porta a concentrarsi su un romanzo breve, capace di sviluppare una serie di tematiche sociali attraverso una narrazione dinamica e incisiva, in grado di restituire memoria e dignità storica a una vittima dimenticata troppo in fretta.

