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L’internato
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Trama
Un bambino è scomparso.
È trascorso un anno.
Chi potrebbe sapere la verità tace.
Till Berkhoff è condannato all’atroce agonia di non sapere cosa sia successo davvero a suo figlio. Il piccolo Max è svanito nel nulla ormai da un anno, e senza un colpevole, una sentenza, una verità che possa restituire pace o giustizia, il dolore dei suoi genitori è diventato insopportabile. Un uomo, recluso in un ospedale psichiatrico dopo aver confessato due orribili infanticidi, potrebbe essere responsabile anche della scomparsa di Max, ma non sarà facile ottenere la sua confessione. Quando ogni pista si esaurisce, quando le indagini si arenano in uno straziante silenzio, nella mente di Till si profila un’idea tanto audace quanto inquietante: l’unica speranza di ottenere la verità… è guardare in faccia l’orrore.
Tra i corridoi claustrofobici di una clinica psichiatrica di massima sicurezza, il confine tra verità e follia si assottiglia pericolosamente. E più Till si addentra in questo universo disturbante più è costretto a chiedersi quanto è disposto a sacrificare per trovare le risposte che cerca.
L’internato è un viaggio tra gli abissi della psiche umana, l’odissea emotiva di una mente in fuga dai propri mostri. Con il ritmo incalzante e i colpi di scena che lo hanno reso uno dei maestri del thriller psicologico moderno, Sebastian Fitzek intesse una trama che tiene il lettore costantemente con il fiato sospeso, giocando con le paure più profonde di ognuno di noi e con l’irresistibile anelito alla verità che abita la nostra anima.
Citazione
«Si immagina quanto dev’essere orribile fuggire in continuazione da sé stessi? Solo per scoprire ancora e ancora che non si può scappare dalla propria anima?».
Recensione
Nel 2018 in Germania viene pubblicato Der Insasse di Sebastian Fiztek e andando a cercare su Google „Der insasse, rezensionen” mi sono imbattuto in diverse pagine di blogger lettori entusiasti del nuovo lavoro del “re” del thriller psicologico tedesco. Perché fare una cosa del genere prima di scrivere la propria recensione? Mera curiosità, specie se si sta per andare controcorrente.
 Immagino il dialogo tra Fitzek e l’editore in ascensore quando doveva presentargli il romanzo:
  • Allora Sebastian di cosa parla il tuo nuovo romanzo? Dannazione! Quando arriveranno i tecnici per sistemare a questa benedetta cinghia?
  • È la storia di un padre che per scoprire cosa è accaduto al figlio scomparso decide di…
  • Alza la voce!
  • È la storia di un padre che per scoprire cosa è accaduto al figlio scomparso decide di farsi internare sotto false generalità in un ospedale psichiatrico di massima sicurezza. Lì è recluso un uomo che ha confessato due orribili infanticidi e potrebbe essere responsabile anche della scomparsa del figlio. Che ne pensi?
  • Ah, finalmente! Prego, dopo di te.
Ridotta all’osso la trama è tutta qui. Vi starete chiedendo, quali motivazioni spingerebbero un padre spingersi sino a questo punto? Come ci si procura una falsa identità di un soggetto psichiatrico che deve essere ricoverato proprio in quell’ospedale? Come raggiungere un paziente in isolamento in un ospedale psichiatrico di massima sicurezza? Se questo genere di domande vi incuriosiscono, L’internato, edito in Italia quest’anno da Fazi Editore nella collana Darkside contiene tutte le risposte.
Fitzek sa fare il suo lavoro e questo è fuori discussione. Tra gli ingredienti che rendono i libri di Fitzek virtuosi nel genere spicca il ritmo. La trama è scandita dall’alternarsi di suspense e colpi di scena. Le frasi si alternano, ora lunghe ora brevi, brevissime. La punteggiatura taglia, sminuzza, frammenta. Così la storia corre e rallenta e alle palpitazioni del protagonista fanno eco quelle del lettore. I capitoli si susseguono veloci uno all’altro, chiusi con un immancabile cliffhanger. Un romanzo di “trama” in cui lo spessore dei personaggi è però simile a quello della carta velina. L’aggiunta di dettagli truci e cruenti confeziona un romanzo che condivide molte di quelle atmosfere claustrofobiche, tese e psicologicamente estreme che hanno dominato il cinema horror e thriller di quegli stessi anni.
Anche se la trama del libro di Fitzek pesca a mani basse nella grande tradizione del thriller psicologico alla Shutter Island o Il silenzio degli innocenti, ci sono forti assonanze con i successi di quegli anni in pellicole come Split (2016), Hereditary (2018) o Babadook (2015).
Il narratore è chiaramente inattendibile e la sua gestione è stata la cosa più difficile da digerire: senza fare spoiler, l’escalation di colpi di scena e rivelazioni che portano al finale possono essere classificati senza mezzi temini in “spettacolari” o “trucchi da quattro soldi” – e per me questo è il caso.
Va da sé che se i twist si vivono come prese in giro – specie dopo 300 pagine – l’impalcatura del romanzo crolla su sé stessa.
Ciò che rimane è solo un mucchio di macerie.
Sotto restano sepolti i personaggi, dimenticati ancor prima di leggere i ringraziamenti.
L’audiolibro
Letto da un Francesco Montanari strepitoso (la sua voce resta la qualità migliore del prodotto e di gran lunga). Ci ha messo tutte le sue doti per cercare di rendere buona l’esperienza e se ci si ferma alla sua interpretazione non si può che tirar giù il cappello e ringraziare. Le sue grandi capacità in termini di intrattenimento riescono a far terminare l’ascolto di una lettura che sarebbe finita sulla bancarella dell’usato dopo poche pagine.
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