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#1 – Ti telefono stasera – Lorenzo Marone
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Trama
Giò Coppola ha cinquant’anni, per lavoro legge delle poco affidabili previsioni meteo e ha una vita sentimentale che assomiglia a una giostra. Ma la vera rivoluzione arriva quando l’ex moglie parte per lavorare un anno all’estero e lui si ritrova, dopo tanto tempo, a vivere con suo figlio: Duccio, nove anni, un concentrato di domande scomode e innocente saggezza. Con lui, Giò ha sempre avuto un rapporto che definisce minimalista, ma adesso, tra risvegli caotici, pranzi improvvisati e compiti di matematica che sfidano la logica, scopre il bello – e il difficile – di essere un padre a tempo pieno. Ma non è solo, intorno a lui si muove un cast di personaggi straordinari e strampalati: sua madre, sempre pronta a dispensare consigli non richiesti, e il padre, che parla poco ma, quando lo fa, lascia il segno. La sorella minore Lulù, con due matrimoni falliti alle spalle e un adolescente da crescere, che si è rifugiata in casa con la sua gatta Mafalda, amante dei talent show. E poi c’è Paco Meraviglia, l’amico di sempre, ottimista irriducibile e padre modello, innamorato della vita e delle persone, in perpetua ricerca dell’amore puro ed eterno, convinto che i genitori compiano gesti eroici ogni giorno. “Ti telefono stasera” è l’ironico e tenero racconto di una famiglia attualissima – con le sue complicazioni, il caos e l’invincibile voglia di far prevalere la fantasia – e di un rapporto tra padre e figlio di cui Lorenzo Marone illumina con sguardo partecipe fragilità e slanci temerari, paure e desideri. E attraverso la bellezza dell’imperfezione restituisce un nuovo, profondo significato all’essere padre oggi. Perché, forse, crescere un figlio è la più grande avventura di tutte. Pensavo: forse vivere è questo, un gesto ogni tanto, che ferma il tempo, un istante di affetto, un pomeriggio che nessuno racconterà, ma che resta inciso da qualche parte.
Recensione
La crisi di mezza età è un momento della vita, intorno ai 50 anni, in cui si ha la netta sensazione di trovarsi nel bel mezzo del passaggio dall’età adulta alla maturità. Chi lo sperimenta si trova a fare un bilancio di esperienze, scelte fatte – o non fatte – e obiettivi raggiunti – o mancati -, mettendo così in discussione la propria identità e il senso dell’esistenza.
Ciò che sottende a queste riflessioni è la consapevolezza di avere fatto molta strada, di avere accumulato abbastanza ricordi per decretare che la gioventù è oramai lontana, e gli acciacchi fisici, le limitazioni – un tempo riuscivo a fare… oggi invece – sottolineano una decadenza imminente. Spesso si realizza come non si siano raggiunti gli obiettivi, e la sabbia nella parte alta della clessidra è sempre meno. La crisi di mezza età è un momento di profonda introspezione che si accompagna al senso di insoddisfazione, noia, frustrazione. Una fase delicata della vita che può rappresentare un’occasione di cambiamento, trasformazione e di maturazione.
Giobatta Coppola, detto Giò, si trova nel bel mezzo di questa fase della vita: una separazione alle spalle, un figlio che sa di aver generato e di cui ha perso le tracce e una collezione di relazioni a tempo determinato, che terminano inesorabilmente quando le sue compagne, rigorosamente più giovani di lui, gli dichiarano il loro desiderio di maternità.
Giò, è un uomo che deve la sua notorietà alla TV: legge le previsioni del tempo e a chi gli chiede il che tempo farà domani risponde sempre che “Domani deve ancora arrivare”.
La sua è una vita ricca di vorrei ma non posso e occorrerebbe un temporale della giusta portata per smuovere la situazione… e quel temporale arriva quando l’ex moglie – Veleno – a causa del suo lavoro, vivrà all’estero per un anno intero. A Giò spetterà di occuparsi a tempo pieno del figlio Duccio, l’antagonista perfetto, in grado di evidenziare lacune e mancanze, di spiattellare paure, avanzare richieste che non possano essere soddisfatte se non mettendosi in gioco, imparando a rinunciare, essendo sinceri. A questi due personaggi è affidata la loro quotidianità, la ricerca dell’equilibrio e lo scontro tra regole e libertà, creatività ed estro da incanalare sui binari di impegni presi, promesse fatte e scadenze da rispettare.
Giò paga la sua esperienza di figlio cresciuto da un padre poco incline a manifestazioni di affetto, rigido e poco presente. Si accorge ben presto di essere stato forse simile proprio a lui, e quando cerca di correggere il suo comportamento, si trova a sbagliare di nuovo, in buona fede.
Il romanzo è popolato da una serie di personaggi secondari ben caratterizzate che riconoscono nell’incompiutezza il loro minimo comun denominatore: ciascuno offre una variazione al tema, una sfaccettatura, una prospettiva diversa sulla capacità di prendersi le proprie responsabilità sino in fondo, lasciarsi alle spalle il superficiale, sporcarsi le mani.
Lo stile utilizzato da Lorenzo Marone è semplice solo all’apparenza: riuscire a raccontare la vita di tutti i giorni fingendo di usare “parole” di tutti i giorni allo scopo di ottenere un registro discorsivo quanto un dialogo “quotidiano” non è poca cosa. La prosa così vela “bordate” che spuntano a destra e a sinistra come funghi durante un pomeriggio di pioggia.
Il titolo del romanzo, Ti telefono stasera, è il manifesto di una frase di circostanza: vorrei essere lì accanto a te, ma allo stesso tempo no. Ti telefono stasera promette vicinanza nella lontananza. Il riassunto perfetto dell’essenza di Giò, il protagonista di questa storia: riuscirà un anno con Duccio a sanare la sua crisi di mezza età?
L’audiolibro
In un articolo di John Schwartz sul sito del New York Times, questi afferma che gli audiolibri non sono semplicemente le parole che l’autore ha scritto. Il narratore gioca un ruolo importante, arricchisce le storie e in un certo senso crea un prodotto diverso dal romanzo cartaceo. Una voce che può spingervi a proseguire l’ascolto e affascinarvi oppure rendere noioso e persino brutto il miglior testo, letterariamente parlando, del mondo.
Massimiliano Cutrera legge l’audiolibro con una voce dinamica, cambia tono e ritmo a seconda delle scene. La dizione è chiara nell’articolazione con una pronuncia netta e limpida. La sua è una voce capace di trasmettere emozioni e ciò arricchisce il contenuto e coinvolge chi è all’ascolto che partecipa in maniera attiva alla storia. Le voci dei personaggi nei dialoghi suonano su ritmi più colorati, velocità modulate e, all’occorrenza, su registri lievemente diversi: impeccabile anche l’inflessione dialettale.
La voce narrante fa da filo conduttore sonoro e amalgama tutto con armonia. Il prodotto finale risulta così gradevole e di ottima fattura.
Dettagli libro cartaceo
Pp.256
Ed. Feltrinelli
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