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Fuori
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  • Genere: drammatico
  • Titolo originale: Fuori
  • Paese/Anno: Francia/ Italia 2025
  • Regia: Mario Martone
  • Sceneggiatura: Ippolita Di Majo, Mario Martone
  • Cast: Valeria Golino, Elodie, Matilda De Angelis, Corrado Fortuna, Antonio Gerardi, Francesco Gheghi, Carolina Rosi, Daphne Scoccia, Francesco Siciliano
Recensione a cura di Antonio Falleti
“Quando la prigione è dentro di noi.” Fuori è uno di quei film che arrivano come uno schiaffo lento in un giorno caldo di una estate romana degli anni 80. Non per ferire, ma per svegliare.  
Mario Martone costruisce un’opera che non consola, non addolcisce, non salva. Preferisce scavare. E nel farlo, sorprende.
Al centro c’è una scrittrice Goliarda Sapienza.
Destinata all’oblio, da una società che l’aveva già archiviata come nota a margine.Un errore di sistema per le sue idee anticonformiste, la libertà sessuale . Se non fosse stato per l’ ostinazione del marito nel voler pubblicare i suoi scritti e della curiosità dei lettori francesi.La sua voce sarebbe rimasta sepolta. Martone parte da qui: dalla possibilità che un talento possa essere cancellato, e dalla violenza silenziosa che questo comporta.
La prigione come specchio rovesciato.
Il carcere femminile non è rappresentato come luogo di redenzione, ma come una gabbia che rivela.  
La protagonista — interpretata da una Valeria Golino — entra come una borghese marcia, ladra per disperazione. Ma è proprio lì, tra le crepe delle celle, che scopre una realtà più feroce e più pura di qualsiasi salotto intellettuale.
Martone filma la violenza e la lealtà come due facce della stessa lama.  
Le detenute non sono mostri né vittime: sono corpi che resistono, anime che si difendono, donne che imparano a respirare di nuovo. Matilda De Angelis ed Elodie, complici e antagoniste, danno vita a un coro di ferite che non chiedono pietà, ma riconoscimento.
Un viaggio nell’inferno che illumina.
Il film è un viaggio nell’inferno, sì, ma non quello spettacolare.  
È un inferno fatto di odori, di attese, di umiliazioni burocratiche, di notti che non passano.  
Eppure, proprio lì, Martone trova la scintilla del valore umano: la volontà di essere, di respirare, di tornare a chiamarsi per nome senza fronzoli né maschere.
Tra le carcasse macerate di un sistema malato, brilla qualcosa che non si può incarcerare: la dignità di chi lotta per non sparire.
Una ricostruzione( da Oscar )degli anni ’80 non sono nostalgia, ma materia viva.  
La sceneggiatura — asciutta, mai compiacente — evita la trappola del melodramma e costruisce un mondo credibile, sporco, pulsante.  
Martone firma uno dei suoi film più maturi.
Golino, De Angelis ed Elodie meritano tutte il premio: non per virtuosismo, ma per la capacità di incarnare un’umanità senza filtri, fatta di rabbia, vergogna, coraggio e improvvisi lampi di grazia.
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