Recensione a cura di Dario Brunetti
Denti è un romanzo di Domenico Starnone uscito per Feltrinelli editore nel 1994. Un piccolo e maneggevole volume per esplorare il mondo odontoiatrico e i traumi e le ossessioni di un insegnante, vittima della rottura di due incisivi superiori a causa di un portacenere lanciato dalla sua fidanzata Mara durante una tremenda lite.
Per l’uomo sarà solo l’inizio di un lungo calvario che lo porterà a un senso di frustrazione. Ossessionato sin da bambino dalla non corretta conformazione dentaria, si sentirà inadeguato alle situazioni: a iniziare dalla relazione con Mara, dalla quale sospetta di essere tradito, fino ai ricordi di sua madre che lo accompagnava spesso dal dentista. A questo si aggiungono il fallimento del matrimonio con la moglie Cinzia, e il tormentato rapporto con i suoi figli; nonostante sia un padre amorevole non riesce a prendersi cura di loro e patisce una forte distanza emotiva. Inoltre subentra in lui la paura di mostrarsi ai colleghi di lavoro e, in particolare, ai suoi alunni, nel terrore di diventare oggetto di scherno e derisione.
Un incubo interminabile lo condurrà in vari studi odontoiatrici, ma si troverà davanti non dei dentisti, ma degli aguzzini che attraverso metodi poco ortodossi approfitteranno del suo stato di salute. La sua bocca resterà in costante balia di predatori spietati capaci di accentuare l’impotenza di un uomo sempre più destabilizzato.
La vittima subirà un processo di alienazione mentale, una discesa agli inferi danteschi farà di quest’opera grottesca, un disturbante thriller psicologico, in cui la sedia non è nient’altro che il patibolo dove si consumerà l’identità del nostro protagonista.
Privato dei suoi due incisivi, l’uomo è relegato a una condizione di completa sottomissione che gli farà perdere il controllo della propria persona e di quella capacità di difendersi e reagire ai pericoli che la vita gli pone davanti scivolando in uno stato di totale vulnerabilità.
Lo studio odontoiatrico diventerà un territorio minato dal momento in cui l’uomo non troverà davanti il suo medico-torturatore, ma un altro uomo che lo giudicherà sul piano morale. Il nostro protagonista riuscirà a trovare la disperata via di fuga da questo incessante supplizio?
Un’esperienza quotidiana in apparenza normale si trasforma così in una metafora dell’esistenza. Le ferite di denti sanguinanti sono il pretesto per affrontare quelle dell’animo umano in una storia dove si mescola il terrore psicologico con un cinismo tragicomico.
Può un banale incidente clinico trasformarsi in una parabola discendente della condizione umana?
Come ci dimostra il buon Starnone, la rottura degli incisivi non è solo un problema medico da affrontare, ma la crepa invisibile che polverizza tutte le certezze del nostro protagonista disintegrandone l’equilibrio interiore.
Dall’omonimo romanzo è stato tratto un film nel 2000 per la regia di Gabriele Salvatores. All’io narrante dell’opera di Starnone, il regista darà il nome di Antonio che sarà interpretato da Sergio Rubini; nelle vesti di Mara ci sarà l’attrice Anita Caprioli, mentre nei panni dello zio Nino troveremo Fabrizio Bentivoglio.



