Cosa vuol dire essere poveri? A cosa pensiamo quando leggiamo la parola povertà? La disprezziamo, ne prendiamo le distanze, ci vergogniamo eppure ognuno di noi ne ha vissuta o ne vive una. Una storia di povertà da proteggere, da nascondere, da accettare.
“Vivere è per chi se lo può permettere” è uno spaccato sulle più evidenti o sottili povertà umane, quelle che si subiscono come destini più grandi di noi e quelle in cui ci perdiamo dentro quando i bisogni diventano più aggressivi dei sogni.
Pubblicato nel 2022 da Lupi Editore, una piccola casa editrice abruzzese che sa dare spazio a voci nuove e sincere, il libro si presenta con 13 racconti che si diramano, attraverso uno stile tagliente e diretto, come nuvole su un cielo aperto nella mente del lettore. Così, i 13 protagonisti si fanno incarnazione di 13 sfaccettature diverse della povertà. Una povertà economica da cui si vuole fuggire come nel più commovente “Scarpe di tela” o una povertà d’animo e di valori come nell’efferato “Scadenze”, ma anche una povertà che diventa solitudine, carenza d’affetto e bisogno di comprensione come in “Buon Samaritano” o “Sei mesi e dodici giorni”.
Se c’è chi vende il suo corpo per garantire un futuro o, almeno, un pasto caldo a suo figlio, qualcun altro si sente, costretto dalle pressioni di un basilare istinto di sopravvivenza, a sacrificare la vita del suo migliore amico per tentare un modo di campare e così via. Prende forma, attraverso un linguaggio pungente e, a tratti, crudelmente poetico, questa società di poveri in canna, questa folla di anime perse e, più che mai, vistosamente umane. Da notare, il motivo ricorrente del pianto dei diversi personaggi. L’atto di piangere diventa uno sfogo liberatorio per le proprie menzogne, per le più inconfessabili colpe, per la più respingente e verace fragilità di cui siamo fatti.
Ad un certo punto, in quasi tutti i racconti, i protagonisti si arrendono alle circostanze che tentano di combattere come possono e piangono forse una sola lacrima, un solitario singhiozzare che rivela tutta la rabbia, il senso di costrizione e l’inquietudine di queste piccole vite da proteggere.
E proprio come le nuvole, questi racconti, ad una prima e superficiale lettura, possono fermarsi ad una tempesta che preannuncia la rovina, ma, andando più a fondo, si può scorgere un messaggio che è come uno scroscio d’acqua pura, un barlume di salvezza, l’idea di una sete che si può placare quando ci accorgiamo che la povertà è di tutti e merita una dignità.
Mi viene in mente il recente discorso fatto dall’attore Elio Germano quando è salito sul palco dei premi David di Donatello 2025, ricordando quanto sia importante lottare affinché ci sia una parità di dignità per uomini e donne, tra poveri e ricchi e via dicendo. Ecco, questo libro, in 100 pagine è un piccolo manuale di qualcuno che lotta affinché questa parità esista. L’autore, nella conclusione, scrive che è proprio la povertà che riconosciamo e in cui ci riconosciamo nell’altro che ci spinge ad essere più uniti, più solidali ed è questo il messaggio di questo libro. La povertà è una storia da proteggere, da condividere, da accogliere perché come diceva Bukowski solo i poveri conoscono il significatodella vita. Il costo della vita. Il senso della vita che questo si, ci possiamo permettere di scoprire, sopravvivendo, con dignità.


