Vento fine
«Poche cose contano come una voce che arriva da lontano nel tempo. Vent fin, vent du matin, vent que souffle… La canzone del vento non l’hanno mai dimenticata; come fosse un tratto di famiglia è sempre rimasta con loro.» Nordest italiano, 1943. Il militare neozelandese Dwight, fatto prigioniero dagli italiani, viene trasferito in Carnia per lavorare alla costruzione della diga sul torrente Lumiei. Nella solitudine montana di Sauris conosce Ida, una giovane contadina dal carattere fiero e silenzioso. Tra fughe notturne e legami clandestini, la loro storia si intreccia con il fermento della Resistenza e il dolore di un’Italia lacerata. Dopo la guerra, nel 1965, Dwight torna tra le montagne che hanno segnato la sua giovinezza per ritrovare l’amore perduto, ma ad attenderlo ci saranno il peso dei ricordi e una rivelazione capace di cambiare ogni prospettiva sul passato. Sullo sfondo di una Carnia aspra e poetica, si sviluppa un romanzo intenso, appassionato e profondamente umano, che intreccia la forza dell’amore con le ferite della memoria e il coraggio della riconciliazione.
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Recensione a cura di Valentina Di Ludovico

Vento fine è un romanzo intenso e coinvolgente, capace di unire la dimensione intima dei sentimenti con il peso della memoria storica. Silva Ganzitti costruisce una narrazione strutturata e delicata partendo dall’ambientazione, Carni, un paesaggio che non sta sullo sfondo ma che diventa parte viva di tutta la storia. Lo deduciamo anche dal titolo quanto l’ambiente possa simboleggiare, in questo libro, memoria e radicamento. Diversi i temi trattati in modo profondo e tremendamente umano: la resistenza, la guerra, i ricordi, l’amore/passione e il coraggio dell’unione. I personaggi sono definiti in un intreccio di vicende familiari che si muovono tra passato e presente. La trama è lenta, piena di dettagli e radicata in piena risonanza con il genere storico-sentimentale del romanzo. Lo stile lo definirei umano ed emotivo capace di cogliere suggestioni e non detti. L’autrice sa bene dosare le vicende individuali con la storia collettiva senza essere ridondante.

È una lettura consigliata a chi ama i romanzi storici e familiari, a chi ama romanzi legati alla memoria e alle vicende familiari. A chi ama le ambientazioni montane e le storie in cui i sentimenti si intrecciano con la memoria di un territorio. Un libro suggestivo, toccante, e profondamente umano.

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