Recensione a cura di Valentina Di Ludovico
Vento fine è un romanzo intenso e coinvolgente, capace di unire la dimensione intima dei sentimenti con il peso della memoria storica. Silva Ganzitti costruisce una narrazione strutturata e delicata partendo dall’ambientazione, Carni, un paesaggio che non sta sullo sfondo ma che diventa parte viva di tutta la storia. Lo deduciamo anche dal titolo quanto l’ambiente possa simboleggiare, in questo libro, memoria e radicamento. Diversi i temi trattati in modo profondo e tremendamente umano: la resistenza, la guerra, i ricordi, l’amore/passione e il coraggio dell’unione. I personaggi sono definiti in un intreccio di vicende familiari che si muovono tra passato e presente. La trama è lenta, piena di dettagli e radicata in piena risonanza con il genere storico-sentimentale del romanzo. Lo stile lo definirei umano ed emotivo capace di cogliere suggestioni e non detti. L’autrice sa bene dosare le vicende individuali con la storia collettiva senza essere ridondante.
È una lettura consigliata a chi ama i romanzi storici e familiari, a chi ama romanzi legati alla memoria e alle vicende familiari. A chi ama le ambientazioni montane e le storie in cui i sentimenti si intrecciano con la memoria di un territorio. Un libro suggestivo, toccante, e profondamente umano.
