Genere:
Dalla morte in poi – Delirio e follia a Bologna
Oscar Torri è un imprenditore bolognese di discreto successo, un ottimo datore di lavoro e molto premuroso con i suoi dipendenti, ha una famiglia a cui non fa mancare nulla, un’ottima moglie di nome Anna e due figli Sara e Luigi. Eppure Oscar Torri soffre di attacchi di panico, una persona vittima della sua stessa insicurezza fino a quando non si trasforma in un pericoloso serial killer, un vero predatore di esseri umani, semina orrore e violenza compiendo crimini efferati, poi torna dalla sua famiglia come se non fosse successo niente.
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Recensione a cura di Dario Brunetti

Torna Carboni con un altro incredibile romanzo dal titolo dalla morte in poi, un thriller al cardiopalma, dove la tensione raggiunge alti livelli.

Il romanzo si concentra sulla follia del protagonista che compie dei delitti dal movente sconosciuto, infatti Oscar Torri ha una doppia personalità, un marito e padre modello che si trasforma in un lupo mannaro.

Come sempre lo scrittore è perfetto nel raccontare il male e il suo lato oscuro, a saperne delineare bene i tratti, attento ai particolari e alle descrizioni, uno stile inconfondibile a cui il lettore, amante del genere, è piacevolmente abituato.

Carboni riesce come sempre da buon conoscitore e studioso della psichiatria forense ad entrare nei meandri della mente umana, raccontando la follia come qualcosa di inconcepibile e di spiazzante, il protagonista è in preda ad un vero e proprio delirio di onnipotenza, nella sua pazzia lui è un puro.

La pulsione omicida viene raccontata nelle sue forme, se nei precedenti romanzi  come “Il dentista” e “L’ammiratore” ci ha stupito e sorpreso, con quest’ultimo mette una pietra tombale sul genere letterario, confermandosi come uno dei migliori scrittori italiani.

In questo romanzo la follia ha fatto del protagonista una vera e propria filosofia di vita, una forma di egocentrismo smisurato che sfocia nell’orrore, un altro viaggio nelle tenebre.

Da buon cinefilo, un romanzo di Carboni lo darei piacevolmente a registi del calibro di Dario Argento o Lamberto Bava e direi loro: “fatene un film”!!!!

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