Recensione a cura di Ornella Donna
Silvia Napolitano, dopo il successo di Quel confine sottile, torna in libreria con Tutta colpa di una lumaca, un giallo psicologico, divertente e scritto con una prosa colta e raffinata, che scava profondamente nei traumi del passato.
Protagonista indiscusso del romanzo è Zac, adolescente schizofrenico, che comunica con i fantasmi dei bambini morti. Un giorno gli appare il piccolo Danny, annegato nella piscina di casa, che gli dice di non essere morto per un tragico incidente, bensì per un bieco omicidio. Qualcuno gli ha posato una mano sul capo e lo ha costretto ad annegare. Zac si precipita immediatamente dal suo analista Fabrizio e dal suo amico commissario, Bruno Ligabue, e chiede di riaprire il caso. Ligabue però è molto impegnato con la vicenda che vede la tragica morte di un anziano cardiologo, che ha trovato la morte gettandosi giù dal balcone della clinica dove era ricoverato. Scelta deliberata o omicidio?
Due inchieste difficili e delicate, che affrontano un passato carico di menzogne, tradimenti, e verità abilmente occultate, in cui nessuno è chi dice di essere e ha un bagaglio di misteri da fare inorridire. Riuscirà il nostro commissario a fare luce sui due casi così complessi e menzogneri? E la lumaca, a cui si allude nel titolo, quale parte ha nella narrazione? Di che cosa è colpevole?
Una narrazione fresca e leggera, capace di emozionare, che tratta argomenti delicati, quali la pedofilia, la correlazione, il tradimento, le menzogne, con una rara sensibilità narrativa. Un bel giallo intrigante e di qualità. Un romanzo che rivolge uno sguardo particolare alla costruzione di una trama ad incastro perfetta e ricca di emozioni. Ma non solo: è un romanzo che mette al centro della narrazione il dolore, la solitudine, la diversità, la fragilità. Per chi ama il noir psicologico ed introspettivo, una perla rara.

