Sombrero Swing (La volta buona)
Milano 1973, la città si prepara a fermarsi. L’imminente prima domenica di austerity investe anche Gino ed Eugenio, due “malnatt” del quartiere Cagnola. Il primo, inserviente dello zoo di Milano – al quale la rovinosa caduta in un tombino ha pregiudicato una promettente carriera calcistica tra i casciavit rossoneri – cerca di sfuggire alle sue responsabilità quotidiane seguendo l’altro in scorribande da cowboy di periferia. Il secondo, affaccendato in “incombenze non sempre conformi alla legge”, cerca una sua collocazione in una città dove droga, terrorismo e criminalità le stanno cambiando la pelle. Il loro quartier generale è il bar Spada, affollato da fauna e umanità varia. Un manipolo di perdenti il cui obiettivo è quello di sfruttare “un’occasione d’oro”, allungare la mano verso il destino e dimostrare a sé stessi che chi sogna vive e chi dorme soltanto, muore lentamente. Sarà la volta buona?
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pvaralli
Penna Esordiente
Paola Varalli
Paola Varalli, nata sul Lago Maggiore, vive a Milano; di professione architetto, progetta stand fieristici e scrive per passione. Ha pubblicato tre gialli con Fratelli Frilli Editori: Incroci Obbligati (nov. 2017) L'Antiquario del Garegnano (nov. 2019) e Giallo al Cimitero Maggiore (ott. 2021) tutti ambientati a Milano. Le sue protagoniste sono note come "le squinzie". Con Oakmond Publishing, solo in ebook, ha pubblicato la raccolta di racconti: Trilogia milanese. È stata finalista e menzionata in varie edizioni del Garfagnana, di Giallo Garda e al premio letterario La quercia del Myr, che nel 2023 l’ha vista vincitrice assoluta con il giallo Tira mòlla e messèda, (le indagini del bar William) Todaro editore. Sempre con Todaro Editore nel 2020 e 2021 aveva pubblicato, in precedenza, i lunghi racconti “Mani bucate” e “Che afa fa” sulle antologie "Quattro volte Natale" e "Odio l'estate" dando vita a personaggi della Milano da bere (anni '80) che ruotano intorno al Bar William di via Lomazzo. L’idraulico Pino con Marietto, virile e gommista, e il barista Viliam sono gli investigatori “sui generis” che conducono indagini amatoriali tra il serio e il faceto. Con questi personaggi ha pubblicato: Tira mòlla e messèda nel 2023 (4 ristampe) e Alba tragica nel 2024 (già in ristampa). Entrambi per i tipi di Todaro. Ha novelle e storie brevi sparse su più di venti antologie, la sua "carriera letteraria" è incominciata nel Lontano 2006, vincendo il concorso "Corpi" indetto dalla rivista Marea di Genova con il racconto "Crisi di identità". Da allora non la ferma più nessuno. Attualmente sta scrivendo la terza avventura del Bar William. Con il blog giallo&cucina collabora da diversi anni con recensioni e rubriche rigorosamente a tema “libresco”.

Un giallo esilarante. Sempre sopra le righe, dove vivere pericolosamente sembra essere la parola d’ordine, ma in salsa meneghina.
I due autori amano svisceratamente Milano, si vede e si evince da quello che scrivono. Più che una storia organica e organizzata, questo libro è una raccolta di storie, tutte piuttosto divertenti ma scollegate fra loro.  O meglio, un sottile filo conduttore c’è, e sono i personaggi. La vera forza di questo romanzo: i suoi protagonisti.
Eugenio detto Genio e il Gino, amici da sempre, si vogliono bene, si aiutano però… non riescono a stare fermi un attimino.
Il primo, l’Eugenio è detto anche dieci secondi, che è il tempo che impiega a scassinare una serratura, l’altro, il Gino, è più pacato, più regolare (all’apparenza) e lavora allo zoo. Trascinati dalla brama di sopravvivenza, e dall’intento di emigrare su qualche spiaggia tropicale a far niente, tentano il colpaccio ad ogni piè sospinto, ma c’è sempre qualche imprevisto che li bastona. Risorgeranno come l’Araba Fenice dai propri disastri? Noi aspettiamo il prossimo episodio. Perché lo sappiamo che c’è vero?

Trascrivo un breve brano (dialogo-sogno, in banca, tra l’Eugenio e il Walter ragionier Vitelli, diplomato all’istituto tecnico E. Mattei di Rho) che rende l’idea di dove vi andrete a infilare (ridendo di continuo per le molte trovate esilaranti) se leggerete questa storia. Ah, per chi non lo sapesse: Sombrero è un cavallo.

“Ecco allora, guardi, glielo dico da amico, contro i miei interessi, oggi è la terza rapina. Non è che ci è rimasto molto in cassa, lo dico per lei, sia chiaro, non è che può tornare domani?”
“Ma non vedi, stronzo!” esplode l’Eugenio “ho una pistola in mano e non ho nessun problema a usarla.”

Insomma, consiglio la lettura, unica pecca: la trascrizione del dialetto milanese. Gli autori ne sono consapevoli e se ne scusano con un disclaimer finale, ma a mio avviso la farei rivedere da un esperto del settore. Last but not list: io ci vivevo, quel quartiere di Milano, in quegli anni, era detto “La Cagnola”, al femminile. “Il Cagnola” non si può sentire.

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