Senza lasciare traccia
Un uomo si sveglia in una stanza buia. Sente solo l’odore pungente della muffa e la nuca che pulsa costretta in una morsa. Non sa dove si trova né come sia finito in quella situazione. Poi, una luce giallastra squarcia l’oscurità. Una voce profonda gli sussurra due parole soltanto: «Ben svegliato». Intanto, nella frenetica Milano di oggi, Pierfrancesco Balzani prova a rimanere a galla. Ex firma temuta e rispettata, Pier è un giornalista sessantenne a un passo dalla pensione, confinato nella redazione di un magazine qualunque. La sua unica certezza è Rossana. Un amore clandestino il loro – giornalista lui, pubblico ministero lei – che è nato tra i corridoi del Palazzo di Giustizia durante un’inchiesta per corruzione. Ma, all’improvviso, Rossana scompare nel nulla. Nessun messaggio, nessun cuoricino, nessun vocale. Solo silenzio. Sperando di ritrovarla, Pier si lancia in un’indagine non autorizzata tra ombre giudiziarie, morti sospette e un passato che è pronto a tornare. Ad accompagnarlo una squadra d’eccezione: Ghigo, cinico collega e compagno di bevute; Rovella, il nerboruto assistente-bodyguard di Rossana; Tecla Aldobrandini, avvocata tenace con una chioma alla Angela Davis; e il Bomba, una guardia giurata venezuelana dal gancio destro portentoso. Con uno stile ironico e teso come una lama, “Senza lasciare traccia” è una continua corsa contro il tempo in cui si intrecciano suspense e satira, verità e menzogna, amore e ossessione.
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Umberto Brindani, direttore del settimanale Gente, è al suo secondo romanzo giallo. Il precedente, “Suicidio imperfetto”, pubblicato da Curcio Editore, risale all’anno scorso. Come quest’ultimo, “Senza lasciare traccia” utilizza, e dimostra di padroneggiarlo bene, lo schema classico del “giallo d’azione” (evito di usare l’espressione anglosassone “hard-boiled”, ovvero “ben cotto” perché la storia che Brindani propone è quanto di più lontano dalla durezza e dal cinismo sottesi alla definizione) in cui l’io narrante è un investigatore privato. In “Senza lasciare traccia”, in realtà, un vero investigatore non c’è, perché il ruolo viene assolto da un giornalista – chiaro alter ego dell’autore – ma, alla fine, la situazione è quella: c’è qualcuno che, privatamente, ovvero al di fuori del canale ufficiale delle forze dell’ordine, cerca di far luce su un fatto criminale. Pierfrancesco Balzani, il protagonista del romanzo, diventa detective spintovi da due circostanze anomale: in primis l’amore: è sparita nel nulla, appunto “senza lasciare traccia”, la sua fidanzata (ammesso che tale appellativo si attagli ad una matura magistrato che ha una relazione senza convivenza con un  reporter ancor più maturo di lei); secondariamente il fatto che gli inquirenti pubblici non intendono occuparsi di quella che più che una misteriosa scomparsa considerano un allontanamento volontario, magari definitivo, con sollievo generale poiché trattasi di personaggio scomodo.

La figura di questo “investigatore  per caso” domina piacevolmente la narrazione in quanto si rivolge al lettore con l’estro brillante, e la capacità di cogliere il succo delle cose, che gli viene dal talento per il mestiere di cronista. Un tempo egli è stato un giornalista di grido, adesso deve affrontare una malinconica decadenza dovuta alla digitalizzazione  e alla crisi commerciale della stampa ( e la IA è dietro l’angolo). L’indagine che lo coinvolge è l’occasione per attraversare tutta una serie di avventurose vicende, che lo portano addirittura a incrociare la strada con i servizi segreti (ma c’è molto altro che taciamo per non spoilerare) restituendocele con esposizione briosa, piena di digressioni e divagazioni sapide che finiscono per comporre un affresco di costume sull’ambiente milanese dei nostri tempi, anche al di là dei settori di primo riferimento, la magistratura e la stampa. Godibile anche la rappresentazione della variegata ed estemporanea “compagnia dell’anello” che affianca il protagonista nella sua indagine.

Questa, alla fine, riserverà sorprese oltre a venarsi, comme il faut perché ci troviamo nel territorio del poliziesco, di una nota amara.

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