Nella frenesia di un mondo usa e getta che mira solo ad apparire e poco a essere, tutti buttano via tutto. Qualcuno raccoglie ciò che viene considerato immondizia.
L’attitudine di Diamante è proprio questa: salvare le cose dal dimenticatoio, dal nulla che divora, dall’oblio della distrazione altrui. E lo fa anche con le persone.
Diamante è un’operatrice ecologica che, nello svolgere il suo lavoro, si interessa alla storia degli oggetti che trova. È una donna complicata, ruvida, una donna che porta dentro, e addosso, il peso di una vita difficile, di un’infanzia violata, dell’assenza di amore verso sé stessa.
Si ritrova a improvvisarsi investigatrice dopo aver trovato il braccio mozzato di una clochard che faceva parte di un giro di senzatetto che lei conosce bene. Diamante è infatti cresciuta tra gli ultimi, con una madre molto complicata, e ha imparato presto a vivere di espedienti.
Alle indagini ufficiose si alternano le vicende private della donna che arriverà a risolvere il caso senza, però, potere esimersi dalla scoperta di una nuova versione di sé.
Questa storia ha come peculiarità la moltitudine di temi trattati; il giallo è una delle numerose parti, ma non di certo l’unica. Ci sono vari elementi che emergono in modo piuttosto nitido: una profonda introspezione della protagonista e degli altri personaggi accompagnata da un’analisi dell’animo umano, una critica velata ma attiva alla società, e, anche l’insito – e inconsapevole – desiderio di auto ricostruzione, che fa emergere quella brillantezza nascosta da strati di roccia. Ed è soprattutto in questo che la protagonista rappresenta l’essenza del nome che porta. C’è luce dentro al buio in cui Diamante si nasconde. E la risoluzione di questo caso la costringerà a uscire allo scoperto.
La scrittura è fluida e ricercata, a testimonianza della complicità e dell’intesa tra le due autrici.
Scarti umani è uno di quei libri che, anche nelle sue parti più dolorose, anche nei suoi toni più ombrosi, rimane poetico, rimane lucido, non permette l’abbandono.
Perché l’abbandono, di una cosa, di una persona, della speranza, non è mai giusto, non è mai risolutivo.
Grazie a Chiara e Samanta per avercelo così meravigliosamente ricordato.

