Sapete una cosa? Ormai i libri di Marco Niro sono diventati un appuntamento fisso per me. E non perché li debba recensire per forza, ma perché quando esce un suo nuovo libro, lui mi chiede, gentile come pochi: “Ti va di leggerlo?” E io, puntualmente, dico sì.
Marco lo conosco da anni. Abitiamo vicini, abbiamo amici in comune, ogni tanto ci troviamo in treno – pendolari – e chiacchieriamo di libri. Perché lui non è solo uno che scrive, ma uno che legge tantissimo. E si vede.
Visto che con il collettivo di scrittura “Tersite Rossi” la pausa continua (e spero che finisca presto), Marco Niro nel frattempo continua a scrivere da solo. E stavolta ci ha regalato un libro sul calcio. Ma non quello che pensate voi.
Si intitola “Romanzo mondiale – Il gioco sporco del potere” ed è uscito proprio adesso, a ridosso del mondiale che si gioca negli Stati Uniti dall’11 giugno. Quello dove l’Italia, lo sanno proprio tutte e tutti, non c’è. La storia parte dal 2010 e arriva fino al 2022, e dentro ci sono le storie di un po’ di persone – molto diverse tra loro – che però hanno una cosa in comune: il calcio. O meglio, quello che ci gira attorno.
Perché Niro non ti racconta le partite. Ti racconta i soldi. Tanti soldi. Il potere. Quelli che comandano e quelli che ubbidiscono. Quelli che sfruttano e quelli che vengono sfruttati. E lo fa con un libro breve dalla scrittura asciutta, che si legge d’un fiato.
Il libro è diviso in sette capitoli, come le fasi di un mondiale: si parte dagli ottavi, si arriva alla finale. C’è un prepartita che fa da prologo (bello, secondo me) e un post partita che fa da epilogo. Le storie vanno avanti ognuna per conto suo, tutte parallele, e si incontrano solo alla fine, il giorno della finale.
E il ritmo? Ti incalza. Vai avanti, vuoi sapere come finisce. Ci sono flashback, colpi di scena, cose che ti tengono lì. Se segui il calcio, riconosci subito qualche personaggio – ma non serve essere tifosi, e non serve nemmeno leggere le note finali dell’autore per capire chi ha ispirato chi. Tanto si capisce.
Una cosa che ho apprezzato molto: all’inizio del libro c’è la lista dei personaggi. Aiuta a districarsi fra le varie storie.
Ve lo dico chiaro: il calcio non è il mio genere. Ma Marco Niro ha un modo di raccontare che mi prende sempre. Lui guarda le persone, le loro vite, i meccanismi sociali. E qui ti racconta lo sfruttamento dei lavoratori, le ossessioni, la guerra silenziosa tra chi serve e chi viene servito.
Non aspettatevi rivelazioni sconvolgenti. Non vi dirà niente che non sapete già. Ma vi farà riflettere. Su quanto il calcio – quello che dovrebbe essere sport, valori, insegnamenti, un po’ retorici a volte – sia diventato un affare. Niente di più, niente di meno.
Ve lo consiglio? Sì. Perché fa bene, ogni tanto, fermarsi a pensare a come girano davvero le cose nel mondo.
E la palla, si sa, è rotonda. Ma anche il pallone, a volte, è solo una scusa.


