Qualcuno ti guarda di Lisa Jewell, edito in Italia da Neri Pozza, è il sedicesimo libro dell’ormai affermata autrice inglese e si presenta, fin dalla copertina, come il tipico thriller voyeuristico di gran moda. La sostanza è però ben differente, visto che il romanzo si va a situare a metà strada tra il brivido e un banale giallo tinto di rosa.
La storia è ambientata a Bristol, in un quartiere borghese da cui la vicenda non esce mai, e strutturato in modo piuttosto blando con dei flash forward che ci fanno intuire la svolta nera delle vicende dei – tanti, troppi – personaggi.
L’autrice mischia una serie di cliché del genere e puntate un po’ superficiali nell’attualità. Abbiamo così il ragazzino che spia tutto il vicinato, un po’ enfant prodige emulo di The Watcher, un po’ Finestra sul cortile in tono minore, ma anche adolescenti e donne ben cresciuto a cui tremano le mutande ogni volta che mettono gli occhi su quello che sembra il villain della situazione, tale Tom Fitzsimmons.
Diciamolo subito: Tom, per il lettore smaliziato, è troppo predestinato per essere davvero il cattivo. Dirigente scolastico di grande successo – per quanto lo possa essere un dirigente scolastico – e cinquantenne rubacuori, Fitzsimmons ci viene presentato da Jewell come sovrappeso, sconfitto nella battaglia con l’incipiente calvizie, perdipiù col “cranio roseo” che si intravede. Lungi da me fare del bodyshaming, ma ce ne sarebbe per far scappare l’ormone femminile più inferocito. E invece.
Tom fa strage di cuori nel quartiere, dalla ventisettenne Joey, vera protagonista del romanzo, all’alunna adolescente. E certo, quale quindicenne non sbaverebbe appresso a un cinquantenne sovrappeso e – dalla descrizione dell’autrice – piuttosto viscido? Giusto nelle fantasie di un uomo di quell’età, magari. E Joey? Fanciulla impulsiva, senza arte né parte, sposata con un coetaneo bellissimo e palestrato, perde la testa per l’attempato dirigente in modo involontariamente comico.
Sì, perché la giovane si eccita come un mandrillo ogni volta che vede, magari da cento metri, il nostro bel – si fa per dire – preside, padre peraltro del ragazzino spione.
Nella vicenda si innesta poi la storia della madre di una delle alunne, affetta da un disturbo mentale paranoico che la porta a convincersi di essere spiata tutto il giorno: è il fenomeno da web del gang stalking, che forse andava trattato con più competenza. Anche perché, la donna viene davvero spiata.
Fin da subito, però, capiamo che alla fine qualcuno ci rimette la pelle ed è questo il meccanismo che fa andare avanti nella lettura: non tanto capire chi è il colpevole, quanto chi sia la vittima. Purtroppo, Jewell dissemina un po’ troppi indizi e anche il lettore meno esperto può intuire come stanno le cose prima di metà libro.
I problemi maggiori, però, sono nell’approfondimento psicologico dei personaggi e nel loro linguaggio. Spesso, i nostri compagni viaggio in questa lettura fanno cose senza senso e hanno reazioni del tutto fuori contesto. Jewell è poi piuttosto goffa quando fa parlare gli adolescenti come burocrati sovietici, quando cerca di inserire bullismo e Asperger e – soprattutto – quando infila riferimenti a social e hashtag facendo la figura della boomer.
Insomma, Qualcuno ti guarda è un thriller perfetto fino a quando ne ammirate la riuscita copertina tra gli scaffali della libreria. Una volta iniziato, le aspettative da brivido evocate da quella finestra accesa saranno puntualmente deluso, al netto di una scrittura scorrevole che denota le capacità – questa volta sprecate – dell’autrice.
