In questa nuova avventura letteraria di Angela Marsons ritroviamo Kim Stone, detective molto amata dai lettori. Un uomo viene torturato e ucciso, il suo cadavere rinvenuto in una zona industriale. Come se non bastasse, la famiglia della vittima scompare dopo aver ricevuto la notizia. A rendere tutto più difficile si aggiunge un altro omicidio, anche questo preceduto da torture inimmaginabili. Per i più sensibili, credo sia necessario fare un piccolo trigger warning: alcune scene cruente potrebbero turbarvi.
Come sempre, la Marsons è abile nell’intessere la tela dei suoi racconti: la complica all’inverosimile per poi dipanarla con maestria. Al filone investigativo principale si aggiunge un’indagine parallela, portata avanti dalla giornalista Tracy Frost, che è mal tollerata da tutti ma si rivelerà preziosa e risolutiva. I temi trattati sono attuali e stimolano numerose riflessioni riguardo i programmi di protezione testimoni. Proprio questo aspetto aggiunge una forte dose di realismo alla storia e approfondisce le dinamiche psicologiche dei personaggi. Lo stile della Marsons si conferma una garanzia: la scrittura è fluida, le pagine scorrono veloci e la squadra investigativa, guidata da Kim Stone, si muove con collaudata alchimia.
Tuttavia, nonostante la lettura sia piacevole e tenga incollati alle pagine, devo ammettere che non è tra i miei preferiti dell’autrice. Rispetto ad altri libri della serie, ho trovato questo romanzo leggermente sottotono. In alcuni passaggi la trama rallenta e l’intreccio investigativo, per quanto ben costruito, manca di quel guizzo sorprendente che amo tanto.
In conclusione, Il silenzio dei colpevoli resta un buon poliziesco, solido e consigliatissimo per chi ama il genere. Se però cercate il capolavoro assoluto della serie, potreste rimanere con la sensazione che all’autrice sia mancata un pizzico della sua solita, graffiante brillantezza.


