Never Flinch – La lotteria degli innocenti
Quando il dipartimento di polizia di Buckeye riceve una lettera che minaccia una diabolica missione di vendetta, per l’ispettrice Izzy Jaynes inizia un’indagine oscura e pericolosa. Per fermare chi promette di «uccidere tredici innocenti e un colpevole» come riscatto per «l’inutile morte di un innocente», c’è bisogno della detective Holly Gibney. Nel frattempo, Kate McKay, attivista carismatica, simbolo di una nuova ondata di femminismo, inizia un tour di conferenze che attraverserà diversi Stati. Mentre le sale si riempiono di sostenitori e detrattori, qualcuno trama nell’ombra per metterla a tacere. All’inizio si tratta solo di piccoli sabotaggi, ma presto il pericolo si fa reale. Holly accetta di fare da guardia del corpo a Kate, tra la difficoltà di difendere chi non accetta protezione e l’accanimento di uno stalker rabbioso che agisce nel nome di una verità distorta. Le due storie si rincorrono e si intrecciano, tra personaggi nuovi e volti noti, come la leggendaria cantante gospel Sista Bessie e un assassino che ha fatto della violenza il suo culto, in un finale stupefacente che solo un maestro come Stephen King poteva concepire. Never flinch – La lotteria degli innocenti è una delle prove narrative più intense di Stephen King. Un romanzo che esplora le ombre della giustizia, la rabbia che si fa ideologia e la capacità umana di resistere e trasformare il dolore in consapevolezza. Un’opera che fonde suspense, profondità psicologica e grande intrattenimento, confermando, ancora una volta, la maestria di uno scrittore che non ha mai smesso di esplorare ciò che ci rende umani e ciò che ci rende mostri.
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Stephen King ci ha abituati alla sua uscita annuale, puntuale come un orologio svizzero e gradita come un riuscito dono di Natale. In questo 2025, lo Zio non ha fatto eccezione e a fine maggio ci siamo trovati tra le mani un corposo romanzo, Never Flinch – La lotteria degli innocenti.

Diciamolo subito: c’è Holly Gibney, personaggio amato e odiato dai fan di King, con cui in tarda età il nostro ha scoperto la serialità. Con Holly, ça va sans dire, tutta la sua brigata di comprimari, dalla poliziotta Izzy Jaynes ai fratelli delle meraviglie – fin troppo – Barbara e Jerome Robinson. Come gli appassionati ricorderanno, Holly e i Robinson hanno fatto la loro prima apparizione in Mr. Mercedes, solido thriller di ormai oltre dieci anni fa. E, se i fratelli sono cresciuti di pari passo alle vicende, Holly è letteralmente esplosa tra le sapienti mani dello Zio.

Sì, perché la detective neurodivergente arriva a metà di quel primo romanzo, come personaggio di contorno, per poi prendersi pian piano la scena a colpi di deduzioni, tic e ossessioni più o meno grandi.

Perché Holly divide il pubblico? Difficile a dirsi, ma la sostanza pare soprattutto politica. Holly è democratica, inclusiva e – soprattutto nel romanzo che prende il titolo dal suo nome, uscito a ridosso del COVID – si prende gioco i no-vax e complottisti vari. King è sempre stato uno scrittore apertamente schierato coi democratici, ma forse i fan che lo hanno conosciuto coi capolavori anni Settanta e Ottanta, faticavano a contestualizzare le sue posizioni sulla politica di allora. Oggi, invece, le sue invettive contro Trump e certe derive americane, sono ben chiare.

Ma parliamo di Never Flinch.

La trama si snoda su due binari paralleli. Il primo vede Izzy Jaynes alle prese con un’indagine spinosa: un serial killer che, in base a una bizzarra storia sociologica, si è messo in mente i fare giustizia a modo suo e di riparare a un grave torto giudiziario uccidendo dodici innocenti. Il numero è fortemente simbolico, specie in riferimento ai dodici passi degli alcolisti anonimi.

Izzy non esita a chiedere aiuto all’amica Holly, che è però impegnata in un impegnativo compito: fare da guardia del corpo a un’attivista per i diritti femminili, Kate McKay. La donna è volitiva e impegnatissima, anche se la sua figura cela una riflessione sulla voglia di apparire in certi contesti. Se le battaglie di McKay sono giustissime, è pure vero che il suo fanatismo pare dettato più dal narcisismo e dalla voglia di gloria personale, che non dagli obiettivi da raggiungere. Insomma, Kate non sembra poi troppo diversa dai fanatici che vuole combattere.

Sullo sfondo, le vicende – fin troppo invadenti – dei rampolli Robinson. Jerome ha ottenuto il successo come scrittore, ma non rinuncia ad aiutare Holly, Barbara è ormai una poeta affermata e collabora con Sister Bessie, un’anziana e dirompente cantante soul. Sarà proprio Bessie a fare da catalizzatore e portare le due trame a sovrapposi, ma non vi anticipo di più.

Il romanzo è riuscito, specie per gli amanti della scrittura di Stephen King, maestro nell’affastellare elementi su elementi da dirimere, cosa che riesce a fare egregiamente. Il ritmo è buono, la scrittura cristallina e ironica come sempre, tanto che viene da chiedersi se i tanti che ogni volta ipotizzano che non sia lui a scrivere abbiano davvero letto i suoi romanzi precedenti. Le frecciate all’attualità sono gustose e l’intreccio si fa leggere con piacere.

Certo, non siamo di fronte a un capolavoro, ma sarebbe anche ingiusto pretendere gli slanci della giovinezza da un autore come King. Qua e là si sente un po’ di stanchezza compositiva, e forse le sottotrame di Jerome e Barbara finiscono per appesantire la storia principale. Holly è… Holly: impossibile pretendere che chi l’ha presa di traverso dall’inizio la digerisca ora, ma è innegabile anche la forza e il fascino sghembo del personaggio.

Insomma, chi scrive ha apprezzato come sempre il lavoro di Zio Stephen, anche se un dubbio mi è rimasto: il tutto avrebbe funzionato meglio se le due storie, ben congegnate e godibili, fossero state destinate a personaggio nuovi, senza utilizzare ancora Holly e compagnia bella? Non lo sappiamo, ma in fondo il gran burattinaio, il puparo, è Stephen King, e se lui ha deciso così chi siamo noi per mettere in dubbio le sue scelte?

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