Mutevoli nascondigli
Un segreto in ogni ombra. Un tradimento in ogni alleanza. Nel cuore di una Roma oscura e corrotta, Leo Malinverno, audace giornalista investigativo, è pronto a sfidare di nuovo l’abisso. Il Tatuatore è tornato. Sfuggito alla giustizia, questa volta non esita e non sbaglia mira: un attacco brutale riduce Malinverno in fin di vita. Ma il male non attende. Mentre il giornalista lotta per rimettersi in piedi, un nuovo orrore squarcia la capitale: la decapitazione del celebre scrittore Petronio Grigo, maestro dei bestseller e divo mediatico, ma anche burattinaio invisibile di intrighi malavitosi. E non è che l’inizio: una catena di omicidi si dipana, rivelando ipocrisie letali, invidie, violenze e inganni sepolti nei mutevoli nascondigli dell’animo umano, dove il confine tra vittima e carnefice si dissolve. Tra dolori lancinanti, ferite dell’anima, nostalgie che divorano e assenze che urlano, Malinverno dovrà fronteggiare anche i demoni del suo ambiente: slealtà professionali e rivalità con giovani colleghi affamati di scoop. Riuscirà a riaccendere il fuoco interiore per smascherare la rete di corruzione in cui rischia di smarrirsi? Nell’attesissimo terzo capitolo della serie con protagonista Leo Malinverno, Mariano Sabatini tesse un thriller mozzafiato, duro e scioccante, dove anche il lettore finirà per non fidarsi di nessuno.
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Recensione a cura di Dario Brunetti

Mutevoli nascondigli è il nuovo thriller dello scrittore Mariano Sabatini uscito per Indomitus Publishing. La stessa casa editrice ha ripubblicato i precedenti romanzi dedicati al giornalista Leo Malinverno.

Il romanzo è ambientato in una Roma contemporanea e corrotta da giochi di potere, malaffare, e droga intanto prende il sopravvento una scia di sangue rivelatrice di inganni tenuti ben custoditi nei mutevoli nascondigli dell’animo umano.

La storia non si focalizza solo sulla ricerca del colpevole, ma sulle verità nascosta della nostra società, pertanto la trama diventa un pretesto per scoprire le ipocrisie del nostro tempo.

Il brutale omicidio dello scrittore Petronio Grigo indirizza l’indagine incanalandola su un doppio binario: il primo legato al mondo dell’editoria segnato da contraddizioni che sfrutta il talento per trarne vantaggio e profitto; il secondo invece, riflette sulla vita privata della vittima, fatta di debolezze e perversioni che si sono andate a incrociare con il malaffare e con una criminalità organizzata pronta a colpire.

Ci sono segreti che seppur taciuti, smettono di diventare tali se vanno a minacciare o intralciare affari ancora più grandi, a quel punto anche la riservatezza diventa un lusso che non tutti si possono permettere e che prima o poi si paga a caro prezzo.

Attraverso questo terzo capitolo dedicato al suo personaggio Leo Malinverno, l’ottimo Sabatini ci descrive un meccanismo crudele e spietato, del modo in cui gli ingranaggi del potere possono essere messi a repentaglio da un silenzio che fa rumore.

In modo magistrale lo scrittore tratteggia i suoi personaggi facendoli muovere all’interno di un sistema corrotto che bada al prestigio a discapito di un mondo della cultura che rimane solo un teatro dove gli intellettuali non sono nient’altro che attori andati in scena con l’obbiettivo di celare il proprio squallore interiore.

L’osannata ricerca della verità nella quale è impegnato il nostro protagonista diventa un elemento di disturbo alquanto tangibile che rimane intatto, ma risulta l’unica nota stonata in un mondo fatto di menzogne.

La sete di giustizia rende Malinverno, un personaggio puro e autentico, fiero del suo essere incorruttibile in cui la sua integrità morale risplende per contrasto e che volta le spalle a un mondo dove regna sovrano il compromesso.

Questo terzo capitolo innalza e consacra il personaggio creato dalla pregevole penna di Sabatini, Malinverno non è solo un cronista, ma un uomo irreprensibile che si ribella a un sistema fatto di corruzione e che non vuole sapere di arrendersi pur di ottenere la ricerca della verità.

Mutevoli nascondigli è un romanzo che dimostra finalmente che il noir non sia un genere di puro intrattenimento, ma può diventare uno strumento di denuncia sociale che cerca di scorticare una realtà indigesta al sistema.

Rendendo omaggio a quest’opera vorrei citare una suggestione poetica dello scrittore Carlo Levi:

“Chissà se la morte non ci trovi più, che il tempo si smarrisca, e che possiamo restare celati nei mutevoli nascondigli”

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