Recensione a cura di Dario Brunetti
Quando Luigi Guicciardi ha dato vita al personaggio del commissario Torrisi ho subito percepito un moderato e graduale passaggio di consegne con il vecchio e buon Cataldo.
Il commissario è stanco e provato e dopo tanti anni di servizio sembra essere giunto al capolinea e lo si evince da questo estratto del romanzo: Ha ragione. Il contatto ravvicinato con la malvagità divora l’anima. Troppi anni, troppe volte. Forse gli altri non lo notano, ma ha già distrutto una parte di me. E forse è arrivato il momento dei miei cari ricevevano quell’attenzione che finora hanno avuto i delinquenti.
Cosa resterà al commissario Cataldo? Ancora un altro mistero, Forse.
A Nonantola, un paesino apparentemente tranquillo del modenese viene sconvolto dall’omicidio di un prete. Il corpo è stato rinvenuto da Don Norberto Zamboni, canonico priore dell’abbazia di Nonantola. L’uomo riverso supino e con la gola tagliata è Don Rinaldi che stava effettuando un lavoro di archivio molto importante ed estremamente delicato.
È solo l’inizio di una lunga scia di sangue nel quale saranno coinvolti: un povero mendicante, un professore di lettere ormai in pensione e una docente universitaria di paleografia.
Il filo conduttore che lega queste morti è un misterioso manoscritto appartenente a Dante Alighieri, che soggiornò a Nonantola durante il suo esilio per un limitato periodo.
Il commissario Cataldo sarà coadiuvato da un nuovo collega, l’ispettore Franco Greco e dal sovrintendente Domenico Vernole, ma l’improvviso suicidio di quest’ultimo complicherà ulteriormente le indagini del nostro protagonista.
Se nel nome della rosa di Umberto Eco, l’indagine condotta dal frate francescano Guglielmo Da Baskerville affiancato dal suo allievo Adso da Melk era nelle mura di un’abbazia benedettina e portava al secondo libro della “Poetica” di Aristotele definito il libro proibito, nel romanzo, Guicciardi ha voluto concentrare la trama e l’intero intreccio narrativo su un misterioso manoscritto autografato dal padre della lingua italiana, Dante Alighieri.
Un libro di un valore inestimabile che rivoluzionerebbe la nostra letteratura italiana e che al contempo ingolosisce nel male uno spietato assassino che semina il terrore nel tranquillo paesino di Nonantola.
Cataldo e i suoi colleghi sono sulle tracce del giusto indizio che porterà a un inevitabile resa dei conti.
Guicciardi è al suo ventiquattresimo romanzo giallo-poliziesco e sviluppa una storia che si muove tra presente e passato, in cui non sarà essenziale solo il lavoro della Scientifica, ma approfondimenti di filologia testuale e documenti appartenenti al Medioevo, forse davvero troppo per un Cataldo indebolito dalle sue stesse energie consumate nel corso del tempo.
Cataldo barcolla, ma non molla e l’autore modenese lo sa e conosce bene i suoi lettori più affezionati e studia il modo di come sorprenderli!
Ci sarà riuscito anche questa volta? La parola agli amanti di questo intramontabile genere letterario, in attesa di un nuovo caso del giovane Torrisi, alter ego del commissario siciliano.
