L’avvocato Vincenzo Malinconico tergiversa sempre. È la sua caratteristica principale, quella che fa impazzire anche il suo angelo custode, con il quale intrattiene un rapporto alquanto dialettico.
Vincenzo è un uomo che si sente fuori posto, che preferisce perdersi nei suoi pensieri piuttosto che affrontare la realtà. E forse è proprio per questo che ci piace così tanto: perché in lui riconosciamo le nostre esitazioni, le nostre pigrizie, le nostre piccole vigliaccherie quotidiane. Malinconico non è un eroe: è un uomo. E la sua umanità, con tutte le sue contraddizioni, è il vero motore del libro.
Sembrava un colpo di fortuna (per gli altri) lavorare nello studio del suo amico Benny Lacalamita, ma Malinconico non ne è contento. Vuole cambiare, e lo dice a modo suo:
“Allora sapete che ci sta? Che nun me piace ‘o presepe. Che non lo voglio, lo studio importante. Non le voglio la sala d’attesa e la sala riunioni (tutte queste sale, ma che è, un cinema?). Non li voglio i praticanti. La segretaria. L’autista. La scrivania piena di carte.”
E mentre rimugina su come comunicare la sua decisione a Benny, quest’ultimo lo aspetta al ristorante “L’Egiziano partenopeo”. Gli comunica, come se fosse la cosa più naturale del mondo, che vuole affidargli lo studio. Perché Benny non solo è diventato avvocato per volere del padre, senza desiderarlo, ma è stanco di fare l’avvocato e vuole smettere.
Preso alla sprovvista, Vincenzo prova timidamente a obiettare, ma finisce per non dire nulla. La notizia trapela e in Tribunale, improvvisamente, tutti lo cercano e lo ossequiano.
Come sempre accade nei libri con protagonista Malinconico, la parte più interessante, a mio avviso, sono i suoi ragionamenti, spesso fra sé e sé o al massimo con l’angelo custode.
Mentre rimugina sul da farsi, gli capita, suo malgrado, un caso. Pasquale Bellissimo, che ha avuto una breve storia con Vera, gli chiede di occuparsi della sua separazione. Malinconico, geloso, vorrebbe tanto dire di no, ma non ci riesce e accetta. Purtroppo, il caso si complica: Bellissimo viene accusato di violenza da una donna che gli piace molto, con la quale ha avuto un incontro e poi è sparito. Alla ricerca di un chiarimento, dopo aver subito, via social, una vera e propria shitstorm, Pasquale ha un comportamento che si può configurare come violenza. Malinconico insieme alla PM Mirelle Fontaine, che lo trova molto simpatico, riuscirà a risolvere il caso, non senza un’intuizione delle sue, che gli procurerà anche i complimenti del GIP.
Durante la festa organizzata in studio per la sua investitura come futuro titolare, spiazzando tutti, lui rifiuta. Grazie a Vera, l’unica che lo sostiene nella decisione di abbandonare lo studio Lacalamita, si fa strada l’idea che invece di cercare uno studio, magari in condivisione, l’avvocato Malinconico si comprerà un camper nel quale esercitare la professione.
Altra novità importante: nella vita dell’avvocato è entrata Reginella, un cane trovato per strada che, sostanzialmente, lo ha scelto.
Lettura consigliata sia a chi ha già letto i precedenti libri, sia a chi incontra Vincenzo Malinconico per la prima volta.
Ho apprezzato molto la colonna sonora inserita alla fine del libro. Leggendo, mi sono trovata a canticchiare le canzoni. E il brano Waltz for Debby, che non ricordavo, sono andata a cercarlo.
Libro letto in formato digitale, cortesia della casa editrice.


