L’uomo del porto – Cristina Cassar Scalia
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Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.
L’uomo del porto – Cristina Cassar Scalia

Trama

Catania. Nella grotta di un fiume sotterraneo usata come saletta da un locale molto noto viene ritrovato il cadavere di un uomo: lo hanno accoltellato. Una brutta faccenda su cui dovrà fare luce il vicequestore Vanina Guarrasi che, come se non bastasse, da qualche settimana è pure sotto scorta. Vincenzo La Barbera, professore di filosofia presso il liceo classico, era un tipo solitario, che usava come casa una vecchia barca a vela ormeggiata nel porto ed era amatissimo dagli studenti. Niente debiti, né legami con la malavita. Eppure qualcuno lo ha ucciso, lasciando il suo corpo nel letto dell’Amenano, un corso d’acqua che secoli fa un’eruzione dell’Etna ha ricoperto di lava e che ora scorre sotto il centro storico della città. Vanina Guarrasi – la cui esistenza si è complicata, casomai ce ne fosse bisogno, per via di una minaccia di morte giunta dalla mafia palermitana – prende in mano l’indagine. Di indizi, nemmeno l’ombra. Il mistero è assai complesso, e forse ha le sue radici nel passato ribelle della vittima. Per risolverlo, però, Vanina potrà contare ancora una volta sull’aiuto dell’impareggiabile commissario in pensione Biagio Patanè.

Recensione a cura di Manuela Baldi

Quarta avventura per Giovanna Guarrasi, detta Vanina, palermitana in servizio a Catania, vicequestore, a capo della sezione Reati contro la persona, donna energica e tormentata, questa volta la troviamo sotto scorta. Ha ricevuto delle minacce e tutti attorno a lei le prendono molto sul serio. Lei scalpita, non le piace essere limitata. Le indagini riguardano un omicidio in un luogo molto particolare. La vittima, Vincenzo La Barbera,  professore di filosofia, benvoluto da tutti, viene ritrovato in una grotta che fa parte di un locale. Il professore non pare avere lati oscuri. Le indagini sono aperte e difficili. Con la squadra al completo Vanina inizia ad indagare e ben presto capisce che è sul passato che deve focalizzare la sua attenzione. Dei quattro libri pubblicati fino ad ora, questo è quello più intimo, ci mostra una Vanina che a mala pena tollera la scorta, scalpita perché non vuole fare le indagini stando in ufficio. Ci mostra però anche una Vanina agitata, con sonni pieni di incubi, che fuma molto, mangia tanta cioccolata, che riflette sulla sua famiglia, rivaluta il patrigno e grazie a lui comincia a vedere in modo diverso anche la madre. La sua non storia d’amore con Paolo Malfitano, sostituto procuratore della Dda di Palermo, prosegue e Vanina non ha coraggio di ammettere nemmeno con sé stessa che sia effettivamente una storia d’amore. Cristina Cassar Scalia, mescola bene tutti gli elementi, il ritmo dell’indagine è buono. Meno spazio per le vicende dei singoli coprotagonisti che però mantengono le loro caratteristiche importanti ai fini delle indagini. Molto spazio per la squadra che non solo supporta il “capo” ma la protegge, diventa quasi famiglia. Sempre presente l’ex commissario Patanè che oltre ad una buona memoria ha anche il pregio di ragionare come Vanina e finirà per fornire un apporto prezioso all’indagine. Nella storia sono infilate due suggestioni molto importanti: la fiducia nelle forze dell’ordine e il valore dell’amicizia, che la Cassar Scalia inserisce nel racconto rendendole parti attive dello stesso. Ho gradito molto l’uso, nel contesto narrativo, del dialetto siciliano, anzi pardon lingua siciliana, che rende più vivi i dialoghi. Come ormai d’abitudine, nelle avventure di Vanina, dopo aver risolto l’omicidio, l’ultima riga del romanzo ci proietta nella prossima storia.

Consigliato a chi ama le sbirre, a chi ama le storie ben costruite con la giusta miscela fra indagini e vicende personali. A chi ha già letto i libri precedenti.

Dettagli

  • Genere: Giallo
  • Copertina flessibile : 328 pagine 
  • Editore: Einaudi (4 maggio 2021)
  • Collana: Stile Libero Big
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10:  8806247441
  • ISBN-13: 978-8806247447
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