Appena uscito in libreria e un ottimo compagno di viaggio. Al Gallo ci porta dentro la sua città, Napoli, fino a scoprirne intimi segreti.
Dieci racconti stretti l’un l’altro che raccontano la vita della città, della periferia e di ciò che ruota loro dentro e intorno. Storie che possiamo incontrare e incrociare ogni giorno nei telegiornali, nei salotti televisivi o andando al lavoro. Ci sono strade, stazioni, piazze e finestre che raccontano, come in un diario, la vita vissuta o alla quale si soccombe.
I personaggi che si presentano tra queste pagine, li vediamo nei luoghi vicini a noi, perché cambia la città ma i problemi sono gli stessi, in quel detto invisibile per il quale tutto il mondo il paese, anzi tutto il paese è mondo. E, in un mondo che corre i cento metri, sarebbe giusto fermarsi a guardare tutti e quattro i lati intorno a noi, sopra e sotto, allora sicuramente scopriremmo che c’è molto e, quel molto, spesso non ci piace.
Eppure ogni storia ha il suo risvolto positivo, non sempre il classico vissero felici e contenti, magari è solo un accomodarsi, oppure un positivo livello di accettazione per sopravvivere, o anche un vedere e passare oltre perché in fondo va bene anche così. Chi siamo noi per decidere qual è il limite tra giusto e sbagliato? In un mondo che ci costringe a fare i conti ogni giorno con cose, persone, sentimenti e accadimenti, non possiamo fare altro che difenderci.
Al Gallo ci sbatte sul tavolo tante cose, in modo crudo, diretto, ma mai sgarbato. I suoi protagonisti recitano la loro parte in modo perfetto, contrastando i loro difetti con voglia di vivere e di riuscire, cercando di essere più puliti che possono ma, nei momenti in cui i sentimenti vengono a galla, riescono a spiegarsi in maniera eccellente con l’uso del dialetto. E questi personaggi hanno ricevuto premi e menzioni, perché nei racconti, seppur brevi, quando non si scrive di fantasia o fantascienza, la verità va rappresentata e va contestualizzata nel momento storico in cui si mette in scena la vicenda.
Una cosa negativa in questo libro l’ho trovata: mi è mancato l’indice, ma non credo sia una decisione dell’autore. A lui posso solo contestare, in maniera bonaria, l’aver preferito scrivere un racconto quando, per almeno un paio di testi, avrebbe potuto comporre un bel romanzo.
Fiori o spine dipende da noi, giudicati o giudicanti dipende da noi, mano tesa ad aiutare o ad affogare dipende sempre e solo da noi… e L’ultimo m’accompagna.


