Recensione a cura di Dario Brunetti
L’ Italia è un paese che si porta con sé tanti misteri, vicende occulte e casi irrisolti archiviati nel tempo.
Nell’orologiaio di Brest, romanzo di Maurizio de Giovanni, il tempo si è fermato a quel fatidico giorno in cui hanno perso la vita il magistrato Giovanni Contini e il poliziotto Marco Coen. “L’uomo degli ingranaggi” ha colpito decidendo per sempre il destino di due uomini dello Stato. Ma chi si nasconde dietro all’esecutore materiale di una strage compiuta negli anni di piombo?
Il protagonista assoluto di quest’opera è il tempo, ci sono orologi che hanno smesso di scandirlo e altri che sono ancora in funzione.
Nella filosofia greca, gli stoici scissero il tempo Chronos, dall’Aion. Il primo è delimitato dalla sua misurazione in ore, determinato da secondi e minuti che nella sua meccanica, scorre in maniera lineare e consequenziale; il secondo è stabilito da un presente che non esiste e riguarda il divenire, una linea retta infinita sulla quale scorrono gli eventi.
Ho voluto fare questa premessa sulla concezione del tempo nonché protagonista dell’opera di Maurizio de Giovanni, per potermi chiedere in quale delle due nozioni sono proiettati i personaggi dell’Orologiaio di Brest?
Vera è una giornalista di un quotidiano locale che un giorno si troverà di fronte a una scoperta sconvolgente che la catapulterà alla ricerca di una verità che sembra essersi dissolta nel tempo. Segreti rimasti ancorati al periodo delle stragi degli anni 80 che hanno segnato la conclusione della cosiddetta “strategia della tensione” e soprattutto degli “anni di piombo” (termine che prenderà nel 1981 il titolo di un film per la regia di Margareth Von Trotta).
Andrea Malchiodi è un professore universitario di 43 anni che si porta alle spalle la dolorosa separazione da sua moglie, il mancato rapporto con sua figlia e uno scandalo che lo vede coinvolto nella sua accademia universitaria e che lo vede innocente. Tormenti di un uomo che affiorano inesorabili come il dolore della sua povera madre Flavia rinchiusa in una casa di cura.
Ma il suo destino si incrocerà con quello di Vera che gli svelerà un tremendo fatto di sangue, una rivelazione che porterà i due protagonisti indietro nel tempo; li condurrà al fatidico giorno dell’attentato rimasto scolpito nella memoria soprattutto in quella di Vera e non solo, ci sarà una clamorosa scoperta che riguarderà proprio Andrea e che non intendo svelare.
Per entrambi inizierà un’indagine senza fine con l’intenzione di ritrovare una verità nascosta per troppo tempo.
Intorno a loro ruota una figura essenziale del romanzo “l’uomo degli ingranaggi”, un esperto di armi ed esplosivi, nonché un ex militante di un’organizzazione combattente degli anni di piombo. L’uomo è custode di segreti e teorie complottistiche che riguardano il Vaticano.
L’orologiaio di Brest si avvale di una scrittura avvolgente grazie all’eccellente narrazione del maestro de Giovanni che attraverso questo romanzo ha voluto collegare il rapporto che si crea tra un passato e un presente concentrato in un meccanismo che sembra non avere mai fine.
Questo meccanismo che viaggia inesorabile senza fermarsi mai è scandito dal tempo che a volte viene fermato solo per volontà di eventi decisi da un destino avverso a volte stabilito proprio dal volere dell’uomo.
In Vera e Andrea risiede un’impellente necessità di frugare nella memoria storica di un’Italia che è diventata una terra custode di tanti misteri per arrivare a delle verità che a volte sembrano rappresentare un miraggio. Speranze o realtà oggettive che appaiono lontane o inarrivabili. Ed è così che la memoria diventa quasi una condanna che si tramuta in dolore.
Inoltre il testo affronta un altro importante tema che focalizza l’attenzione sulle colpe dei padri che inevitabilmente ricadono sui figli, spesso (come nel caso di Andrea) a loro insaputa condizionandone il percorso di vita e mettendo addirittura in discussione la loro integrità morale a discapito del proprio passato.
L’orologiaio di Brest pone il lettore davanti a degli interrogativi che abbiamo il dovere di non tralasciare e il finale a noi destinato, serve a non chiudere il cerchio con il passato della storia del nostro paese che ha ancora tante cose da raccontare. I segreti non devono restare a nutrire la polvere degli archivi, ma ci devono restituire speranze di verità affinché diventi forza viva propedeutica per cercare di guarire le ferite che viviamo nel presente.



