L’INGANNO DI MAGRITTE
La vita in carcere non è mai facile, ma se sei donna, se dividi la cella con la tua bambina di cinque anni e se sul verdetto c’è scritto “fine pena mai”, la prigione diventa l’immagine stessa dell’inferno. Ed è per sottrarre lei e sua figlia a quel destino di dannazione che Giacomo Meroni accetta di difendere in appello Nina Shakirova, accusata di aver ucciso il ricco consorte. La donna si è sempre dichiarata innocente e continua a sostenere che il marito si è avvelenato in un gesto di disperazione: peccato che i giudici non le abbiano creduto e che tutto lasci pensare a un omicidio camuffato da suicidio. L’avvocato che ha difeso Nina in primo grado ha operato con la diligenza di uno scolaretto, ma senza quell’amore per la verità che da sempre anima Giacomo. Così tocca a lui mettersi alla ricerca di prove che scagionino la giovane donna; ma siamo nel 2020 e tutto si complica all’improvviso. Il covid-19 riporta gli umani alle loro antiche paure e la data del 9 marzo mette tutti di fronte a una realtà mai sperimentata e a una parola inedita: lockdown. Anche se nulla si può fermare davvero: Rossana, la moglie di Giacomo, deve continuare a preparare i suoi studenti per l’esame di maturità, Giulia, la praticante di studio, deve fare i conti con il suo primo processo d’appello e Giacomo deve provare che Nina è innocente. Ma nella città deserta e atterrita, cercare la verità può essere molto pericoloso.
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Ritengo che la frase “ per conoscere veramente una città bisogna conoscere il suo carcere “ sia appropriata per quanto scritto dal binomio Perissinotto & d’Ettorre con “ L’inganno di Magritte “. In questo caso, ci troviamo con 3° caso riconducibile al filone “ legal thriller “. Di nuovo l’ex carabiniere, oggi avvocato, Meroni,  che questa volta si trova a dover capire come fare a sottrarre, una donna, Nina, immigrata, dalla malagiustizia che la porta a vivere, anzi a sopravvivere, con la figlia dietro le sbarre, accusata di aver ucciso, tramite avvelenamento, il proprio consorte, ricco consorte AD di una grossa azienda di import-export; un omicidio premeditato. Meroni che ha nella moglie, Rossana, un aiuto fondamentale. Rossana, una professoressa che si inventa detective, che proviene da una famiglia di avvocati, nonno e padre; che valorizza il dubbio come elemento centrale in una professione che invece, spesso, non ne tiene nella dovuta considerazione, con tre elementi fondamentali: perfezionismo, cocciutaggine ed amore. Meroni. Un caso condizionato dal covid 19, dovunque sono visibili i cartelli “ chiuso per ragioni sanitarie “, un’emergenza sanitaria che cambia tutto dalle abitudini agli orari di riferimento; un caso contraddistinto dall’iter giuridico fatto di istruttoria, dibattimenti, relazioni del medico legale, i risultati delle scientifica, i verbali degli interrogatori, le deposizioni di testimoni. Altro aiuto importante, per Meroni, proviene da Giulia, la praticante alle prime armi. Avvocato Meroni che trova la propria concentrazione investigativa nel camminare, perseguitato dalle domande senza, apparente, risposta. Un noir che mette in risalto dei veri e propri casi umani. Un indagine che vede rapporti ambigui tra ex carabinieri e spacciatori, spie al servizio della malavita, trafficanti d’uomini e di armi, ed al servizio della mafia balcanica, le infiltrazioni della ‘ndrangheta. Meroni che segue un riferimento, un imperativo categorico: “un omicidio si capisce se conosci il contesto in cui matura “. Ma detto tutto questo, è lo scenario in cui si produce l’omicidio e  cioè far sembrare un suicidio nonostante non lo sia. E’ qui che si ha “ L’inganno di Magritte “: non farsi ingannare dalle immagini, le immagini non sono la realtà. Infine non poteva mancare un riferimento a Torino, la vecchia Torino degli anni ’70 con i quartieri, dalle Vallette alla Falchera, un tempo malfamati ed i riferimenti letterari a Simenon ed al poco conosciuto Andrè Gide con il suo “ Il caso Redurean “ ( che consiglio vivamente ).

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