Ritengo che la frase “ per conoscere veramente una città bisogna conoscere il suo carcere “ sia appropriata per quanto scritto dal binomio Perissinotto & d’Ettorre con “ L’inganno di Magritte “. In questo caso, ci troviamo con 3° caso riconducibile al filone “ legal thriller “. Di nuovo l’ex carabiniere, oggi avvocato, Meroni, che questa volta si trova a dover capire come fare a sottrarre, una donna, Nina, immigrata, dalla malagiustizia che la porta a vivere, anzi a sopravvivere, con la figlia dietro le sbarre, accusata di aver ucciso, tramite avvelenamento, il proprio consorte, ricco consorte AD di una grossa azienda di import-export; un omicidio premeditato. Meroni che ha nella moglie, Rossana, un aiuto fondamentale. Rossana, una professoressa che si inventa detective, che proviene da una famiglia di avvocati, nonno e padre; che valorizza il dubbio come elemento centrale in una professione che invece, spesso, non ne tiene nella dovuta considerazione, con tre elementi fondamentali: perfezionismo, cocciutaggine ed amore. Meroni. Un caso condizionato dal covid 19, dovunque sono visibili i cartelli “ chiuso per ragioni sanitarie “, un’emergenza sanitaria che cambia tutto dalle abitudini agli orari di riferimento; un caso contraddistinto dall’iter giuridico fatto di istruttoria, dibattimenti, relazioni del medico legale, i risultati delle scientifica, i verbali degli interrogatori, le deposizioni di testimoni. Altro aiuto importante, per Meroni, proviene da Giulia, la praticante alle prime armi. Avvocato Meroni che trova la propria concentrazione investigativa nel camminare, perseguitato dalle domande senza, apparente, risposta. Un noir che mette in risalto dei veri e propri casi umani. Un indagine che vede rapporti ambigui tra ex carabinieri e spacciatori, spie al servizio della malavita, trafficanti d’uomini e di armi, ed al servizio della mafia balcanica, le infiltrazioni della ‘ndrangheta. Meroni che segue un riferimento, un imperativo categorico: “un omicidio si capisce se conosci il contesto in cui matura “. Ma detto tutto questo, è lo scenario in cui si produce l’omicidio e cioè far sembrare un suicidio nonostante non lo sia. E’ qui che si ha “ L’inganno di Magritte “: non farsi ingannare dalle immagini, le immagini non sono la realtà. Infine non poteva mancare un riferimento a Torino, la vecchia Torino degli anni ’70 con i quartieri, dalle Vallette alla Falchera, un tempo malfamati ed i riferimenti letterari a Simenon ed al poco conosciuto Andrè Gide con il suo “ Il caso Redurean “ ( che consiglio vivamente ).

Thriller
Il buon vecchio zio Stephen King ci ha abituato da sempre a uscite molto regolari, se non una all’anno, quasi. Il 2023 non ha fatto
