Devo confessarvi una coincidenza che mi ha fatto sorridere (e rabbrividire) mentre leggevo. La prima vittima, Giulia Baldi, porta il mio stesso cognome. Per un attimo ho fatto un salto sulla poltrona. Poi ho pensato che, forse, era un segno: questo libro dovevo proprio leggerlo.
Il commissario Tommaso Casabona è un uomo che si porta addosso il peso della sua vita. In questo nuovo romanzo di Antonio Fusco, lo ritroviamo alle prese con la solitudine del dopo-divorzio, in un appartamento ancora pieno di scatoloni e di ricordi. … ” Sorseggiando il caffè, si ritrovò a pensare a Francesca. A ciò che erano stati. Un amore travolgente, fatto di passione, promesse, progetti, conquiste e cadute.” … “Eppure, lentamente, tutto era svanito. Ora la ricordava così: un’immagine piatta, sbiadita, come una vecchia fotografia. Era sorprendente constatare quanto quel pensiero non lo turbasse quasi più. L’ estasi e il tormento di un tempo si erano dissolti. Nessun sussulto. Solo frammenti opachi, distanti, immobili.” … “Il vero mistero dell’amore non sta nel suo inizio, ma nella sua fine, pensò, senza sapere da dove gli fosse arrivata quell’idea.“
E queste ultime parole, così intime e malinconiche, diventano il filo conduttore di tutta la storia.
Ma la vita non si ferma. Casabona deve tornare in Questura e si trova ad affrontare un caso che sembra subito anomalo. Una donna, Giulia Baldi, viene trovata morta in circostanze sospette, nella sua borsa c’è un messaggio cifrato che sembra uscito da un’altra epoca. Un indizio che potrebbe essere la firma di un assassino. Le indagini si rivelano subito difficili: la vittima è una persona qualunque, apparentemente senza nemici. Le pressioni dall’alto spingono per una soluzione rapida, e costringono Casabona, contro la sua volontà, ad arrestare il marito della vittima, colpevole ideale da dare in pasto al pubblico. Un secondo omicidio lo scagiona, confermando le sensazioni del commissario e obbligando il Questore e il pm ad una marcia indietro da gestire nel miglior modo possibile, per non “sfigurare“.
L’arrivo da Roma di una funzionaria specializzata in omicidi seriali dà una svolta alle indagini, ma non senza attriti. La caccia al killer si trasforma in un viaggio nel passato della città: un ex ospedale psichiatrico abbandonato da lungo tempo, un luogo dove un cantiere, trasformerà radicalmente ciò che è stato, quasi a cancellare definitivamente l’orrore che per decenni si è consumato fra quelle mura. E le definivano cure.
Qualcuno sta regolando conti antichi. Qualcuno che conosce la verità e dissemina indizi perché quei segreti vengano finalmente alla luce.
Il romanzo di Fusco è un giallo procedurale, ma è anche molto di più. È un’indagine sulla memoria e sul passato che torna sempre a bussare alla porta. La tensione è alta, l’atmosfera è resa con grande efficacia. Una grande riflessione che ci stimola la lettura è quella sul diritto di fare/farsi giustizia quando la legge ha fallito.
Ma il vero punto di forza, come sempre nei libri di Fusco, sono i personaggi. Casabona è un uomo ferito, che cerca di fare del suo meglio, nonostante tutto. La sua malinconia non è mai autoindulgente, e il suo rapporto con Francesca, che torna nella sua vita a causa di una malattia, è raccontato con una sensibilità che ho trovato commovente. Le parole usate, i pensieri raccontati, mi hanno davvero emozionata. E anche di questo sono molto grata all’autore.
Consiglio questo libro ai fan del commissario Casabona, ma anche a chi cerca, in un giallo, più di un semplice enigma da risolvere. Perché qui, come nella vita, la vera indagine è sempre quella sull’animo umano.
Libro letto in formato digitale – cortesia della casa editrice
