Linee di fuga
Undici racconti che giocano con il genere noir e si addentrano nella selva intricata delle pulsioni più profonde, per esplorare il lato oscuro da diverse prospettive. Non si tratta soltanto di svelare il mistero che circonda un delitto, ma anche di indagare quel “buio della mente” che può riguardare ogni essere umano, se messo in certe condizioni. Un anonimo pianista (Il pianista di Porta Nuova), un investigatore privato distrutto dalla vita (Karma), una femme fatale (Fango), figure femminili apparentemente fragili (L’ombra delle nuvole, Primavera): tutti i protagonisti della raccolta hanno in comune un bagaglio di contraddizioni e sono spesso intrappolati in situazioni che sembrano prive di scappatoie, oppure posti di fronte a scelte moralmente discutibili. Vivono in luoghi reali ed esterni che danno profondità e radici alle loro vicende: Torino, il lago d’Orta, le risaie e la campagna novarese, ma anche interni, abitazioni cittadine o rurali. Undici racconti in cui il male e la sua tentazione riguardano in qualche misura tutti, abitano i protagonisti e, con la loro ombra, danno loro spessore. «Undici storie nere e, per questo, profondamente umane, linee di fuga proiettate oltre geometrie senza apparente via d’uscita, ma dove, a volte, un varco si apre, inaspettato».
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pvaralli
Penna Esordiente
Paola Varalli
Paola Varalli, nata sul Lago Maggiore, vive a Milano; di professione architetto, progetta stand fieristici e scrive per passione. Ha pubblicato tre gialli con Fratelli Frilli Editori: Incroci Obbligati (nov. 2017) L'Antiquario del Garegnano (nov. 2019) e Giallo al Cimitero Maggiore (ott. 2021) tutti ambientati a Milano. Le sue protagoniste sono note come "le squinzie". Con Oakmond Publishing, solo in ebook, ha pubblicato la raccolta di racconti: Trilogia milanese. È stata finalista e menzionata in varie edizioni del Garfagnana, di Giallo Garda e al premio letterario La quercia del Myr, che nel 2023 l’ha vista vincitrice assoluta con il giallo Tira mòlla e messèda, (le indagini del bar William) Todaro editore. Sempre con Todaro Editore nel 2020 e 2021 aveva pubblicato, in precedenza, i lunghi racconti “Mani bucate” e “Che afa fa” sulle antologie "Quattro volte Natale" e "Odio l'estate" dando vita a personaggi della Milano da bere (anni '80) che ruotano intorno al Bar William di via Lomazzo. L’idraulico Pino con Marietto, virile e gommista, e il barista Viliam sono gli investigatori “sui generis” che conducono indagini amatoriali tra il serio e il faceto. Con questi personaggi ha pubblicato: Tira mòlla e messèda nel 2023 (4 ristampe) e Alba tragica nel 2024 (già in ristampa). Entrambi per i tipi di Todaro. Ha novelle e storie brevi sparse su più di venti antologie, la sua "carriera letteraria" è incominciata nel Lontano 2006, vincendo il concorso "Corpi" indetto dalla rivista Marea di Genova con il racconto "Crisi di identità". Da allora non la ferma più nessuno. Attualmente sta scrivendo la terza avventura del Bar William. Con il blog giallo&cucina collabora da diversi anni con recensioni e rubriche rigorosamente a tema “libresco”.

Lo ammetto, amo la formula del racconto. Per questo mi sono volentieri letta queste undici “chicche” uscite dalla penna della brava Raffaella La Villa. La cifra stilistica è appropriata, a volte ricercata.
Ci si aspetta sia la stessa, comune a tutti i racconti, essendo storie create dalla stessa autrice, invece… non è proprio così. Mi spiego meglio: si evince che la voce è una sola ma è come se fosse stata espressa in tempi diversi e con diverse intonazioni. Questo, ben lungi dal penalizzare la raccolta, incuriosisce il lettore che a una superficiale scorsa pensa di essere di fronte ad autori diversi e quindi cerca un nesso e lo trova ma… lo scoprirete solo leggendo! Man mano che ci si addentra nella lettura i termini e le descrizioni, che all’inizio appaiono piuttosto ricercati (come ad esempio “Abitava i vestiti con agio e sicurezza”), si fanno più secchi, incisivi. Si lascia leggere molto bene questa raccolta, a volte introspettiva, altre quasi romantica. Tra pianisti appassionati di De Andrè, donne scomparse, commissari innamorati e ossessionati dalla bella Gabi, vicini di casa inquietanti, le storie che ci ha confezionato La Villa scavano nelle anime noir della gente comune… che poi tanto comune non è.
Il titolo mi richiama a mente il liceo, quando la mia professoressa di tecnica ci insegnava le regole per disegnare correttamente in prospettiva. Linee di fuga, che non sono scappatoie ma convergenze, laddove si incontrano, in un punto, le immaginarie proiezioni della profondità degli oggetti, riportando su un foglio bidimensionale l’illusione della terza dimensione. Un trucco, ma maledettamente reale, come questi racconti che sono frutto della fantasia ma potrebbero essere, pure loro, maledettamente reali.
Consiglio Linee di Fuga a chi ama i racconti noir, ben scritti e mai scontati. Inoltre, più in generale, la lettura di storie relativamente brevi permette di “staccare” e lasciare tempo tra una e l’altra senza penalizzare la comprensione come invece può accadere nei romanzi lunghi.
Insomma… buona lettura!

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