L’eredità di Mrs Westaway
Harriet Westaway vive a Brighton in un piccolo appartamento. Sua madre, che l’ha cresciuta da sola, è morta in un incidente stradale poco prima del suo diciottesimo compleanno e Harriet, dopo aver abbandonato la scuola, ha perso i contatti con tutti gli amici. Un giorno riceve una lettera inaspettata dalla Cornovaglia: la nonna, morendo, le ha lasciato una cospicua eredità. Da una parte è una notizia fantastica, perché Harriet si trova in una pessima situazione finanziaria ed è indebitata con un usuraio, dall’altra è una notizia piuttosto strana, perché la sua vera nonna è morta più di vent’anni prima. Evidentemente si tratta di un caso di omonimia, che però Harriet decide di sfruttare a suo vantaggio utilizzando le sue capacità manipolatorie che le permettono di sopravvivere come cartomante, lo stesso lavoro che faceva sua madre. Se c’è una persona in grado di partecipare a un funerale reclamando un’eredità che non le spetta è proprio lei. Ma Harriet non sa quello che la attende e ignora che la sua decisione cambierà drasticamente la sua vita per sempre. Perché non potrà più tornare indietro, nemmeno quando si renderà conto di correre un rischio mortale.
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Nuovo romanzo in libreria per l’autrice anglosassone che ha fatto del romanzo chiuso (alla “Assassinio sull’Orient Express” dell’impareggiabile Agatha Christie) un marchio di fabbrica. Partiamo subito da quello che mi è piaciuto. Ambientazione fantastica. La penna di Ware ci trasporta in Cornovaglia e lo fa non solo attraverso minuziose descrizioni in grado di esaltare il minimo particolare, ma anche attraverso i profumi e i rumori tipici di quei luoghi. Durante la lettura sembra proprio di essere lì.

La premessa, alla fine, intrigante. Di primo acchito, si può pensare che ci sia qualcosa di forzato. I dubbi naufragano miseramente col progredire della storia in quanto l’Autrice riesce ad argomentare bene l’equivoco iniziale. Ciò costringe il lettore a voltare velocemente le pagine per la curiosità di conoscere il finale.

I personaggi, così così. Se da un lato una lettrice di tarocchi apre lo scenario ad un mondo di mistero e di fantasia (e questo mi ha molto intrigato) il vero tallone d’Achille sta nelle motivazioni che spingono la protagonista a fare ciò che deve. Passi la curiosità di indagare sulla famiglia ma la pressione che dovrebbe esercitare un usuraio nel compire scelte azzardate si dilegua dopo le prime pagine. Questo non solo non crea mai la giusta tensione, ma rende talvolta incomprensibili certe scelte.

Infine, avendo letto il libro in lingua originale e successivamente in italiano (alcuni passaggi erano per me troppo ostici in inglese) non sono rimasto convinto di alcune scelte del traduttore. Su tutte un “Pensavo che portavi un costume da zingara […]” nel capitolo 6 traduzione di “I thought you’d have a costume […]” non mi è proprio andato giù.

Buona lettura!

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