Nuovo romanzo in libreria per l’autrice anglosassone che ha fatto del romanzo chiuso (alla “Assassinio sull’Orient Express” dell’impareggiabile Agatha Christie) un marchio di fabbrica. Partiamo subito da quello che mi è piaciuto. Ambientazione fantastica. La penna di Ware ci trasporta in Cornovaglia e lo fa non solo attraverso minuziose descrizioni in grado di esaltare il minimo particolare, ma anche attraverso i profumi e i rumori tipici di quei luoghi. Durante la lettura sembra proprio di essere lì.
La premessa, alla fine, intrigante. Di primo acchito, si può pensare che ci sia qualcosa di forzato. I dubbi naufragano miseramente col progredire della storia in quanto l’Autrice riesce ad argomentare bene l’equivoco iniziale. Ciò costringe il lettore a voltare velocemente le pagine per la curiosità di conoscere il finale.
I personaggi, così così. Se da un lato una lettrice di tarocchi apre lo scenario ad un mondo di mistero e di fantasia (e questo mi ha molto intrigato) il vero tallone d’Achille sta nelle motivazioni che spingono la protagonista a fare ciò che deve. Passi la curiosità di indagare sulla famiglia ma la pressione che dovrebbe esercitare un usuraio nel compire scelte azzardate si dilegua dopo le prime pagine. Questo non solo non crea mai la giusta tensione, ma rende talvolta incomprensibili certe scelte.
Infine, avendo letto il libro in lingua originale e successivamente in italiano (alcuni passaggi erano per me troppo ostici in inglese) non sono rimasto convinto di alcune scelte del traduttore. Su tutte un “Pensavo che portavi un costume da zingara […]” nel capitolo 6 traduzione di “I thought you’d have a costume […]” non mi è proprio andato giù.
Buona lettura!
- Collana:Top Thriller


