L’enigma Barabba è il secondo capitolo della serie dedicata alle avventure dei due fratelli Corsaro, Fabrizio e Roberto. Già il titolo lascia intuire un cambiamento rispetto al primo volume e mira a evidenziare la nuova componente storica ed esoterica che caratterizza questo nuovo episodio.
Questa volta la vittima è padre Giovanni Sorci, uno stimato sacerdote e teologo il cui corpo viene ritrovato in un casolare, barbaramente torturato e crocifisso. L’efferatezza del delitto e la studiata messa in scena, volutamente pregna di simbolismo, rendono immediatamente il caso non solo un fatto di cronaca, ma un mistero di natura religiosa.
Roberto Corsaro, avvocato penalista dall’integerrima morale, viene inizialmente coinvolto nell’indagine sull’omicidio di Concetta Rizzuto, un’anziana donna trovata morta nella sua abitazione, sempre a Palermo. Al mistero di questa morte si aggiunge la sparizione della sua badante, Magdalena Jasinski. Roberto si trova poi a occuparsi del testamento di Sorci e scopre, tra le sue carte, un antico documento apocrifo. Questo riguarda nientemeno che l’ancestrale figura di Barabba, il ladrone salvato dalla crocifissione e liberato “a furor di popolo” al posto di Gesù Cristo.
Sul fronte parallelo Fabrizio Corsaro, cronista d’assalto dai mezzi non sempre ortodossi, viene attratto dalla natura cruenta dell’omicidio del sacerdote fiutando la “notizia bomba”. Si incuriosisce, poi, sulla sospetta sparizione di Magda, avvenuta proprio contestualmente alla morte violenta dell’anziana a cui badava.
L’indagine sull’assassinio della signora e la scomparsa della giovane badante si vanno ben presto ad affiancare all’enigma del prete torturato e ucciso, portando i due fratelli a collaborare di nuovo nel loro modo particolare, fatto di contrasti e sostegno reciproco. In questa avventura i due arriveranno addirittura a rischiare la vita imbattendosi in ambigui ambienti ecclesiastici e sette religiose decise a proteggere antichissimi segreti e un passato talmente remoto da confondersi con la leggenda, che corre lontano nel tempo raggiungendo persino la Città Santa di Gerusalemme.
Questo nuovo capitolo si ammanta di una sacralità tipica dei temi storici e religiosi, spingendosi a interrogarsi sulla vera identità dell’uomo sopravvissuto al posto di Gesù. Barabba, simbolo storico di corruzione e ingiustizia, viene qui indagato e approfondito, ponendo la possibilità che fosse in realtà un eroico brigante la cui figura è stata manipolata dalla storia. L’idea che Barabba potesse essere un ribelle politico e non un semplice criminale comune, infatti, è una tesi storica realmente dibattuta dagli studiosi, che Toscano ha approfondito consultando testi accademici prima di trasporla nel romanzo.
Salvo Toscano ci immerge in un mistero che non si limita al caso di cronaca, ma scende nelle profondità della fede. I valori morali apparentemente opposti di Fabrizio e Roberto li portano a interfacciarsi con gli eventi in modo assai diverso, sottolineando il contrasto tra il pragmatismo ruvido del giornalismo d’inchiesta e la ricerca della verità attraverso i dogmi di giustizia e fede, intesi come sistemi di ordine sociale. La tensione narrativa tra i due personaggi è qui ancora più marcata, poiché l’elemento storico porta il lettore a interrogarsi su quale dei due approcci sia più funzionale alla risoluzione del caso, senza mai trovare una risposta definitiva.
Come per il romanzo precedente, Ultimo appello, anche qui la città di Palermo è il terzo protagonista della storia: un personaggio vivo e ricco di identità. La città non viene dipinta solo come meraviglia d’arte né attraverso il cliché di luogo di mafia; ne viene invece sottolineata la stratificazione e i forti contrasti tra la straordinaria bellezza dei palazzi nobiliari e il degrado strutturale e morale delle periferie. A questi elementi si aggiunge stavolta il lato mistico e perturbante dei segreti religiosi e della parte meno pura della fede, rappresentata da ordini e sette dalla condotta poco limpida.
Questo intreccio può far pensare a un intrigo in stile Dan Brown, ma Toscano è abilissimo nel rimanere fedele a sé stesso, evitando il sensazionalismo tipico del thriller teologico americano. Le vicende mistiche vengono filtrate attraverso una lente lucida e realistica, utilizzata da una parte con scetticismo e ironia, dall’altra con un’umanità e un rispetto profondi verso la ricerca della verità.
L’enigma Barabba non è soltanto un giallo, un thriller poliziesco o un’indagine storica, ma la perfetta summa di questi tre elementi: l’approfondimento storico è accurato senza mai essere pesante, la parte “legal” non si perde in tecnicismi e il giallo evita i cliché scontati. Come tutte le belle storie, non ha la presunzione di elargire insegnamenti, ma sprona a interrogarsi sul confine tra verità storica, dogma e realtà taciuta; l’idea è che il mistero non sia solo scoprire “chi è l’assassino”, ma quanto la verità sia manipolabile dal potere politico o religioso. Questo elemento fa pensare a un sottile richiamo — o omaggio — a Sciascia, con un’esigenza di verità che non si placa facilmente. Il tutto è accompagnato da altri tratti distintivi del noir mediterraneo, tra cui spicca quel sarcasmo colto, avvincente e affilato che è la firma di Salvo Toscano.
Rispetto al precedente episodio, la narrazione risulta molto più veloce e serrata, pur mantenendo la trovata vincente dell’alternanza dei punti di vista. Questa seconda avventura dei “Corsaro Bros” conferma nettamente il talento dell’autore e fa ipotizzare che egli abbia scisso il proprio essere nelle due affascinanti figure di Roberto e Fabrizio, tanto queste risultano vive, reali e infinitamente umane.

