Le siamesi
Un incontro casuale, un sabato sera che diventa una sfida contro la morte. Non è la prima volta che Ludovica, troppo ricca, troppo annoiata, baratta la sua vita con il pericolo e rimanda al mittente, Dio o chi per lui, la sua giovinezza, chiedendo in cambio rischio, adrenalina, competizione. Il baratro di Ludovica è la discesa in un vuoto esistenziale che rivela l’incapacità di trovare punti di riferimento e ragioni di sopravvivenza. Lucido diario di un fine settimana di follia dove nulla è quello che sembra, “Le siamesi” è un noir tagliente nel quale il lettore è costretto a cambiare continuamente prospettiva, una riflessione senza moralismi sul male di vivere e uno spaccato dello spleen contemporaneo, con una voce narrante che rifiuta il giudizio e si limita a fotografare, in una prosa spettrale, l’assenza di motivazioni che può muovere l’agire umano.
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Il libro (poco più di cento pagine) è un concentrato di maestria letteraria.
Tutto è esasperato, l’eccesso in ogni sua forma.
Impera il vuoto assoluto circondato da una ricchezza sfacciata. L’opulenza viene inserita anche nei dialoghi logorroici dei personaggi.
Ludovica, la protagonista è fagocitata da questo niente seppur di gran classe.
Si abusa di tutto a parte dei sentimenti che si rivelano gelidi come l’arredamento di casa.
Freddi ma minimal chic
 
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