Recensione a cura di Edoardo Todaro
Petros Markaris, attraverso la nuova indagine del commissario Kostas Charitos, entra nuovamente nel farci conoscere cosa è oggi la Grecia. Leggere queste 217 pagine, ci fa capire quanto: tranquillità, bellezza ecc…. sono solo parole da depliant turistici, la realtà è ben altra. Fin dalle prime pagine di questo noir sociale, ciò che viene messo subito in evidenza è lo stato di salute di un settore che dovrebbe avere come priorità proprio la salute: la sanità. La sanità, in crisi terminale, tanto per usare parole “ del settore “. Ma in Grecia non, è solo la sanità a manifestare una crisi senza ritorno, dal 2008 la Grecia ha a che fare con una crisi economica devastante, e dalle conseguenti misure di austerità imposte dall’Europa. Che dire della crisi abitativa ad esempio? Markaris la mette in evidenza attraverso il suicidio di due coniugi, non è solo crisi abitativa, è crisi sociale, crisi di una società in via di disgregazione, crisi organica di una lotta senza esclusione di colpi, due coniugi che non riescono ad arrivare a fine mese che hanno, oltre all’appartamento anche la tomba in comune. Markaris affronta problemi sociali che non possono avere soluzioni dal punto di vista poliziesco, le soluzioni non possono che essere di altro tipo, e Markaris/Charitos ne è consapevole. Il conflitto sociale che prende la forma delle proteste davanti al ministero dell’ economia, dall’occupazione del cantiere che dovrà dar luce ad un nuovo complesso abitativo da coloro che non hanno i soldi per pagare un affitto ne sono un esempio. Ovviamente, come nei precedenti di Markaris/Charitos, non possono mancare le prelibatezze culinarie di Adriana, la fedele moglie di Charitos, come ad esempio i ghemistà per evitare inutili e fastidiose discussioni familiari. Di fronte a questa situazione, prendono piede, come possiamo vedere in tante parti del mondo, il populismo più becero, la guerra tra poveri, in questo caso senza tetto contro immigrati, costruzione del capo espiatorio come arma di distrazione di massa: ed ecco la remigrazione, il rispedire “ a casa loro “ gli immigrati. Una Grecia, come ci descrive Markaris, nella quale è la cosiddetta riqualificazione urbana, che nel nome del profitto sacrifica tutto e tutti. In tutto questo contesto, sono gli scontri con gli anarchici a tenere banco, come un rituale con il quale, volenti o nolenti, convivere, come una fissazione, un incubo. Gli anarchici? Il fumo negli occhi per nascondere i problemi reali, una vera e propria sindrome d’accerchiamento che, di indagine in indagine va accentuandosi, talmente temuti che Markaris, attraverso arti misteriose, ne porta 2 a rilasciare testimonianze utili per portare avanti le indagini. Questo, fa sì che mi assale un dubbio: Markaris pare mostrare segnali di stanchezza, e con lui Charitos. Spero, sinceramente, di sbagliarmi ma essere al 17° volume non è cosa da poco. Nonostante questo, Markaris/Charitos mantiene una prospettiva sociale non da poco: “ commettere errori è umano, i criminali sono umani, i criminali commettono errori “, mette l’occhio sullo sfruttamento lavorativo nel settore del turismo ed i “ colpevoli “, in definitiva, sono vittime anche loro.

