La promessa
Una saga familiare moderna dal Sudafrica, scritta dall’autore due volte finalista al Booker Prize, Damon Galgut. Perseguitati da una promessa non mantenuta, dopo la morte della madre i membri della famiglia Swart si perdono di vista. Alla deriva, le vite dei tre figli della donna procedono separatamente lungo le acque inesplorate del Sudafrica: Anton, il ragazzo d’oro amareggiato dal potenziale inespresso che è la sua vita; Astrid, il cui potere sta nella bellezza; e la più giovane, Amor, la cui vita è plasmata da un nebuloso senso di colpa. Ritrovandosi per quattro funerali nel corso di tre decenni, la famiglia in declino rispecchia l’atmosfera del paese: un’atmosfera di risentimento, rinnovamento e infine di speranza. “La promessa” è un dramma epico che si dispiega al ritmo dell’incessante marcia della storia nazionale.
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Protagonista di questa saga famigliare intensa e dolorosa, narrata con una prosa ruvida e tagliente, è la promessa fatta da Manie alla moglie Rachel sul letto di morte di lasciare a Salome, la domestica nera che ha servito la famiglia per tutta la vita, la piccola e fatiscente casetta nella quale vive.

Una promessa mai mantenuta, inizialmente per ostacoli di natura legale che non ne consentono la realizzazione, poi semplicemente dimenticata, e infine ignorata con colpevole indifferenza.

Quel mancato atto di giustizia, nel corso degli anni, si trasforma in una sorta di maledizione che incombe su tutti i membri di questa famiglia disfunzionale.

Anton, il figlio maggiore, è un uomo distrutto dal peso delle proprie aspirazioni fallite, incapace di dare forma al talento che un tempo sembrava promettente. Astrid, la sorella, insegue un successo mondano ed effimero, aggrappata a una bellezza che necessariamente appassisce. Amor, la più giovane, si trascina sotto il peso di un senso di colpa indefinito, che

la spinge a scelte radicali e dolorose rinunce. Ogni personaggio rappresenta un frammento di disillusione, un pezzo di quel mosaico familiare che si disgrega lentamente sotto il peso del non detto e dell’irrisolto.

I tempi della narrazione sono scanditi da quattro funerali distribuiti nell’arco di trent’anni, dalla liberazione di Nelson Mandela fino al Sudafrica del post-apartheid.

Ad ogni morte una nuova riunione famigliare, capace solo di evidenziare quanto si sia ulteriormente dilatata la distanza e l’incomunicabilità, quanto ogni legame sia corroso da risentimenti, rimorsi e opportunità mancate. Intanto, sullo sfondo, la storia del Sudafrica evolve, attraversata da tensioni razziali, politiche, sociali ed economiche. La promessa fatta a Salome diventa allora anche il simbolo della promessa tradita di una nazione: quella di un futuro di uguaglianza e giustizia che, come l’eredità negata, resta sempre fuori portata.

Con una prosa sperimentale e polifonica, Galgut intreccia registri e prospettive, passando con disinvoltura dalle voci dei personaggi a quella di un narratore onnisciente che spesso si fonde con i loro pensieri. Questo approccio narrativo, a tratti disorientante, rafforza nell’insieme la percezione di isolamento e disconnessione emotiva che segna ogni relazione all’interno del romanzo.

Il finale, crudo e spietato, è la sintesi potente della disumanità a cui può condurre l’incapacità di riconoscere l’altro, di uscire dai propri limiti, dalle proprie colpe. Ogni personaggio continua così a ruotare attorno al proprio dolore, incapace di spezzarne l’orbita. Una cecità morale che impedisce il cambiamento e condanna alla ripetizione.

Il disfacimento della famiglia Swart diventa anche la metafora della parabola del Sudafrica post-apartheid: la lenta e inesorabile decadenza della borghesia afrikaner, aggrappata a privilegi ormai insostenibili. In questo senso, La promessa assume una portata universale e politica insieme, un romanzo sulla memoria, sulla responsabilità e sull’incapacità, personale e collettiva, di mantenere fede agli impegni assunti.

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