La peste nuova – Fulvio Abbate
Hai letto anche tu il libro? Lasciaci un commento…

La peste nuova – Fulvio Abbate

Trama

Guido Battaglia è uno scrittore, un inventore di storie, meglio, di barzellette. In crisi dopo la partenza di Valeria, talento prezioso per la stesura d’ogni sua opera, vive smarrito in un’imprecisata città sotto assedio da parte di un bacillo sconosciuto, dando corpo e immagini a memoria e fantasmi. In un’atmosfera sospesa, segnata dal passaggio dei mezzi del genio militare e delle ambulanze, viene incaricato da due irresistibili ragazze di comporre la storia perfetta che salvi tutti dalla “peste nuova”, risollevando così la città dalle paure che l’epidemia porta con sé. In cambio potrà godere del loro sesso. Portato a termine l’incarico insieme a un medico, Battaglia scoprirà la vera identità delle ragazze.

Recensione a cura di Gaudenzio Schillaci

Esistono delle azioni che soltanto chi gode del proprio sano narcisismo può compiere. La riscrittura di un proprio romanzo, già di successo ai tempi che furono, è una di queste azioni. Esistono delle immagini che solo chi è dipendente esclusivamente da sé stesso può mettere su pagina. Una madre che impedisce al proprio figlio di farsi di eroina concedendogli del sesso orale è una di queste immagini. Esistono autori che riescono a cogliere il senso del tempo, quello zeitgeist tanto caro a Hegel e a quelli che da lui si sono mossi per ragionare sull’esistenza, perché dotati di tanta delicatezza quanta è la ferocia di cui sono artigiani. Fulvio Abbate è uno di questi autori.

Per quanto possa essere fuorviante la sinossi (e in realtà lo è solo negli occhi semplici di chi vi si approccia senza conoscere l’autore), questo “La Peste Nuova” non è un romanzo su una pandemia, e tantomeno sulla quarantena e gli effetti psicologici che questa ha avuto sulle nostre esistenze, ma in cui un’emergenza medica e sociale è solo la cornice dentro cui si muovono i ragionamenti del suo protagonista, tale Guido Battaglia inventore di barzellette. Siamo già pronti, arruolati e inerti come l’esercito di terracotta nella tomba dell’imperatore Qin Shi Huang, ad accogliere i quintali di romanzi che ci racconteranno, nei prossimi anni, questa storia inedita che stiamo vivendo, ad annoiarci attraverso le ennesime pagine che ci racconteranno della sensibilità ritrovata grazie all’introspezione dei nostri salotti e dei nostri balconi, ad osservare con malcelato disappunto i Premi Strega e i Premi Campiello che verranno conferiti all’amico degli amici che da questa strana epoca ne trarrà un romanzo “toccante e pieno di speranza”. Chiunque si è condannato alla lettura questo lo sa e abbraccia il suo destino con sommessa rassegnazione. Solo che Abbate è altro.

In una città non meglio definita, un po’ Roma e un po’ provincia dell’impero, Abbate evoca un mondo alla fine dell’orgasmo, un mondo caduto in un lungo periodo refrattario dove la pandemia, quella “peste” sputata in faccia al pubblico sin dal titolo, altro non sembra che la paura dell’esaurimento erotico, il terrore di una eventuale impotenza sensuale e di pensiero. Ogni pagina è leggera, rarefatta, a un passo dall’onirico, eppure è appesantita, non come fosse munita di scarpe di cemento ma come portatrice di un qualcosa. La scrittura di Abbate ricorda certe donne africane in alcune immagini che possono risultare un po’ da copertina dal terzo mondo, da rotocalco, da pubblicità Benetton, ovvero quelle donne bellissime dai colli lunghi e sottili con addosso vesti pittate di colori accesi che portano sul capo anfore di acqua e nonostante questo non mostrano fatica, anzi, svettano nel loro essere operose. Allo stesso modo, ogni pensiero esposto in questo romanzo racconta qualcosa ma ne mostra un’altra, appare in una maniera ma sottolinea qualcos’altro, e proprio da questa ambivalenza trae luce. Battaglia, il protagonista, cioè l’artigiano delle barzellette, è un uomo in crisi perché la sua donna è andata via ma che si ritrova a rappresentare l’ultima speranza dell’umanità o, meglio ancora, la sua inventiva la rappresenta, perché solo attraverso una barzelletta, la barzelletta perfetta, potrà essere esorcizzata la paura portata dalla nuova peste, e allora si muove in strade semideserte, s’affanna a razionalizzare per comporre, scomporre per ragionare in un continuo rincorrersi tra eros (in cambio della sua opera, infatti, gli sono stati promessi i favori sessuali di due misteriose e seducenti messaggere) e malinconia, tra inadeguatezza e analisi del mondo che non si limita a circondarlo ma lo inonda e in cui annega.

Per Abbate, e chi ne ha seguito le scorribande tra librerie, web e televisione lo sa già, la fantasia è tutto, e in questo romanzo, che in fondo altro non è che una spietata autopsia all’intellighenzia da salotto, l’inventiva diventa l’unica chiave possibile per la sopravvivenza. Lo si comprende dalla lingua, che scappa dal banale, lo si comprende dalle vicende, che azzannano e feriscono la garbata mediocrità borghese, lo si comprende persino dall’operazione letteraria che rappresenta, ovvero la riscrittura di un romanzo che, uscito quasi venticinque anni prima, altro non era, citando lo stesso autore, che una “parodia di Camus”.

Di solito di un romanzo che lascia un segno evidente si è soliti dire che “bisognerebbe leggerlo a scuola”: non è questo il caso, ma solo perché la scuola, le sue maglie burocratiche e persino i piloni di cemento e i muri di cartongesso di cui è fatta risulterebbero troppo angusti per contenere la capacità di Abbate di colpire, abbattere, distruggere, incuriosire, entusiasmare, ricostruire.

«Tutto meno che artisti, semmai, come dicevo sempre, condomini», scrive Abbate. E in questo Paese, macerato tra gli aperitivi letterari e le giurie dei premi, tra gli spritz e i vini biologici, avremmo bisogno di più condomini come lui per poter alimentare ancora la speranza di una salvezza che non implichi l’omicidio sistematico di ogni forma di fantasia.

Grazie, Marchese.

 

 

Dettagli

  • Genere: Narrativa
  • Copertina flessibile : 178 pagine
  • Editore : La nave di Teseo (2 luglio 2020)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10 : 8834604067
  • ISBN-13 : 978-8834604069
Dello Stesso Genere...
Il gioco del suggeritore
Thriller
zamaccapani
Il gioco del suggeritore

A cinque anni di distanza dal secondo episodio del ciclo seriale del Suggeritore, Donato Carrisi torna “sul luogo del delitto” e lo fa con questo

Leggi Tutto »
Un bacio – Ivan Cotroneo

Trama Lorenzo, Antonio, Elena. Due adolescenti. Un’insegnante. Un amore, un rimpianto, un atto di violenza. E un bacio. Da questo libro l’omonimo film sull’adolescenza, il

Leggi Tutto »

Lascia un commento