Eccole di nuovo! Rosa Teruzzi è ormai alla decima avventura che vede protagoniste le donne del casello:
Iole, la nonna fricchettona che da giovane ha bruciato il reggiseno in piazza, che ritiene le mutande un capo sopravvalutato, che gira inguainata in tutine di lurex con partner spesso diversi e quasi sempre motociclisti, Libera, la figlia, fioraia pacata e piena di dubbi, combattuta fra l’amore del bel commissario e la corte del cuoco Furio che la vorrebbe tutta per sé; e infine Vittoria, la nipote di Iole, figlia unica di Libera Cairati, di professione poliziotta. Un bel trio a tutto tondo, personaggi davvero riusciti, tre donne diverse tra loro, ma unite dalla parentela e soprattutto da affetto reciproco, che vivono in un casello ferroviario sui navigli milanesi e che, non a caso, vengono definite le miss Marple del Giambellino.
Investigano? Sì, soprattutto Libera e Iole, di solito con grande disappunto di Vittoria, la figlia-nipote poliziotta, che però in questa avventura pare essersi ammorbidita. In genere le due ficcanaso agiscono di nascosto per non farsi scoprire da lei. Qua invece… ma niente spoiler! Vi tocca leggerlo. Torniamo dunque al mistero. Un’ombra si aggira di nascosto e scruta Libera, la spia e lei se ne avvede. La fioraia sa di essere in serio pericolo, già hanno tentato di avvelenarla, che le succederà ora? E chi la vuole morta e perché? Che ruolo avrà la giornalista Irene detta la smilza in questa indagine? E Temperante Cagnaccio, capo redattore del quotidiano La Città, detto il Dog? E Capistrano, Il gatto con gli stivali ex amante di Iole e (forse) padre di Libera?
Con la solita scrittura brillante, puntuale e a tratti malinconica, Rosa Teruzzi ci confeziona di nuovo una storia estremamente godibile, intricata come un cespuglio di rovi e fresca come un bouquet di fresie in braccio a una sposa novella.
Io l’ho letto con grande piacere, voi che fate?

