Recensione a cura di Dario Brunetti
La densità del buio è il nuovo thriller dell’autrice emiliana Barbara Ghedini uscito per Damster edizioni.
Terzo capitolo dedicato a Diana Ferri di professione disegnatrice che attraverso la sua arte riesce a sviluppare un talento fuori dal comune. Disegna raffigurando grazie alle sue percezioni degli indizi collegati a casi di cronaca nera.
Diana ha appena subito un lutto devastante portandola a una condizione di isolamento sociale. Per lei il tempo sembra essersi davvero fermato ed è soffocata da tormenti interiori che tendono a destabilizzarla.
La richiesta di aiuto di Marianna Bonini, madre della piccola Sara è un’occasione per tornare a prendere il contatto con la realtà diventando una possibilità che la vita gli offre. Ora toccherà a Diana ricominciare a fare il primo passo per tornare a vivere.
Non sarà facile! All’inizio Diana sarà ancora restia e preferisce rimanere isolata in compagnia della sua gatta nel tepore della sua villa di famiglia sulle colline reggiane.
Il suo fedele amico giornalista Spinabelli la convincerà a entrare in contatto con Marianna Bonini. Inoltre avrà un aiuto inaspettato, si tratta del suo strano vicino di casa Cesare Salati, con un passato non proprio immacolato e che nasconde più di un segreto che il lettore potrà scoprire nel corso della trama; infine c’è l’ispettore Castelli che con la sua squadra non è riuscito a portare qualcosa di concreto nella sua indagine.
Toccherà a Diana effettuare la sua indagine personale avvalendosi del suo enorme talento e della sua inesauribile capacità introspettiva che la consente di guardare oltre i suoi disegni.
Ed è così che il buio assumerà la sua consistenza, materializzandosi dandone forma e sostanza. Diana riuscirà a interpretare attraverso la sua sensibilità l’oscurità che le consentirà di dare sbocco alle indagini.
Barbara Ghedini non è solo riuscita a costruire un thriller carico di tensione, ma un romanzo che ci consente di esplorare quelle zone d’ombra attraverso le nostre fragilità interiori.
Potrebbe sembrare un aspetto paradossale, ma invece non lo è affatto! Chi non conosce l’oscuro non può capire la luce (cantava Enzo Avitabile in Mane e mane). Chi non concentra l’attenzione sul proprio stato di sofferenza e di emotività, non riuscirà mai immedesimarsi su quelle altrui.
Diana si avvale della sua arte per elaborare un trauma vissuto e trasformarlo in qualcosa di visivo e di fare luce su altri misteri che la circondano.
L’autrice delinea alla perfezione i suoi personaggi e tratta con tatto ed estrema delicatezza il loro vissuto, un aspetto fondamentale che consentirà ai lettori di entrare in empatia. Un’analisi psicologica attenta e accurata consente lo sviluppo di una trama che gode di una buona tecnica narrativa, in cui arte e mistero troveranno la loro giusta sinergia per offrire un thriller psicologico ben congegnato.
Il titolo del romanzo ci fa ben comprendere che Diana non sarà la sola protagonista, troveremo il buio a farci visita che sarà il vero filo conduttore dell’intera storia che ci catapulterà solo in una dimensione claustrofobica, ma sarà l’ospite pessimo di un disagio interiore che non permetterà di tornare a una vita relazionale.
La densità del buio è un romanzo che ho vissuto come un viaggio esperienziale attraverso quel che disorienta e smarrisce, il buio resta pur sempre un qualcosa al quale si resta intrappolati, ma tocca a noi trovare la via d’uscita, proprio come Diana.


